Un blog fuori tempo massimo

Tokyo Express Adelphi,1958,175 pagine
Sconcertato da questo giallo giapponese d’epoca (anni ‘50) scritto dal cosiddetto “Simenon giapponese”. Di Simenon c’è poco, se non una certa attenzione a dettagli sordidi, ma nulla dell’attenzione alle passioni umane che caratterizza lo scrittore francese. Ci sono alcuni punti di interesse: la corruzione della classe politica giapponese, un’ambientazione prevalentamente notturna in un Giappone pre-boom economico in cui si percepisce ancora l’odore della guerra e della ricostruzione. Ma la storia è complessivamente poco interessante e scritta non molto bene: in particolare i personaggi sono poco memorabili e l’autore continua a ripetere quanto detto in precedenza. Non so se tratti il lettore da scemo o sia una conseguenza, magari, di qualche pubblicazione a puntate, ma è fastidioso. Infine, lo svelamento del mistero è tutto in uno spiegone a posteriori in forma di lettera, raffazzonato, sbrigativo e senza le più basilari nozioni di “show, don’t tell”.
Ma soprattutto è il nucleo del giallo a far cadere le braccia: innanzitutto, molte delle deduzioni dell’ispettore e il piano del cattivo si basano sul fatto che i treni giapponesi sono puntuali al minuto, e c’è una finestra di 4 minuti in cui succedono cose. E poi il “mistero” è il fatto che, orari ferroviari alla mano, è impossibile che il sospettato sia andato dal Kyushu all’Hokkaido in un certo tempo. Il lettore moderno (ma secondo me anche quello dell’era Showa) si dirà: “Beh, avrà preso un aereo, no?” e questa è la grande rivelazione. Sospiro.

Postato il 21/04/2024