Un blog fuori tempo massimo

La mano sinistra del buio

di Ursula K. Le Guin

La mano sinistra del buio Mondadori,1969,300 pagine
Un libro molto complesso e sfaccettato, che sfruttando lo spunto fantascientifico di un inviato di una federazione interstellare in un pianeta nuovo, riesce a parlare di politica, di sessualità, di amicizia e soprattutto di come ci mostriamo agli altri e di come siamo percepiti. L’ho trovato un libro davvero moderno. Il senso di straniamento del protagonista è trasmesso al lettore in una prima parte in cui è difficile districarsi tra termini intraducibili, usanze assurde, rapporti sociali incomprensibili, anatomie inspiegabili; insieme a lui però durante la lettura il mondo Inverno inizia a diventare famigliare e tutto è più scorrevole.
Il confronto più immediato sarebbe con “Straniero in terra straniera” di Heinlein, però il modo in cui Le Guin dimostra di conoscere l’umanità, di amarla e essere arrabbiata per quel che combina, mi ha ricordato moltissimo Kurt Vonnegut. Un libro non facile, ma davvero splendido.

Postato il 27/09/2026


La lingua salvata

di Elias Canetti

La lingua salvata Adelphi,1977,365 pagine
Autobiografia di Elias Canetti fino ai 16 anni, quando perde il “paradiso” dell’infanzia, è ambientata tra Bulgaria, Inghilterra, Austria e Svizzera nei primi due decenni del XX secolo, con il contesto che ne consegue. Il racconto, più che anedottico, parla della formazione culturale dello scrittore, quali autori ha scoperto, quale atteggiamento aveva nei confronti del mondo e dei suoi vari tutori, in famiglia e fuori. Pur essendo colmo di riflessioni interessanti e mai banali e con un ritratto della mitteleuropa dei primi del ‘900 molto vivace, ho trovato questo libro molto artefatto. Non escludo che un ragazzino che poi è diventato uno scrittore potesse essere quella macchina di riflessioni, ma i ricordi e i dialoghi sono troppo precisi per non pensare che siano stato romanzati se non inventati. Manca completamente la spontaneità del bambino e, diciamocelo, a tratti è un libro anche abbastanza noioso.

Postato il 21/09/2026


Le macchine del linguaggio: L'uomo allo specchio dell'intelligenza artificiale

di Alfio Ferrara

Le macchine del linguaggio: L'uomo allo specchio dell'intelligenza artificiale (Italian Edition) Einaudi,2026,432 pagine
Non è facile scrivere un libro sull’Intelligenza Artificiale nel 2026, data la velocità delle evoluzioni tecnologiche in quest’ambito. Esiste però una teoria matematica costellata da una serie di algoritmi e, più in generale, di idee, che ne costituisce le fondamenta. Il grosso di questo libro è dedicato a spiegare come funzionano i sistemi di AI che usiamo quotidianamente, con un livello di approfondimento che ho trovato ottimo: non si entra nei dettagli matematici (ah, il terrore delle formule matematiche nei libri divulgativi!), ma i concetti, a volte anche abbastanza complessi, sono spiegati senza paura. Dopo la parte più “tecnica”, diciamo, l’autore si lancia in riflessioni generali sul rapporto tra uomo e modelli linguistici (che poi è il titolo del libro), e qua l’ho trovato meno efficace. Non che le sue riflessioni siano sbagliate, ma le ho trovate poco illuminanti. Mi è mancato quel guizzo che ti fa vedere le cose sotto un’altra prospettiva.
Alfio Ferrara in generale scrive bene, con chiarezza e con un tono che pur essendo preciso non scade mai nell’accademico ma nemmeno troppo nel confidenziale. Ce ne fossero di divulgatori così.

Postato il 10/09/2026


I convitati di pietra

di Michele Mari

I convitati di pietra Einaudi,2025,171 pagine
Forse sono stato influenzato dalle vicissitudini del pulmino dello Strega, però durante la maggior parte della lettura di questo libro non ho potuto fare a meno di pensare che Mari scrive bene, ha anche qualcosa da dire, ma deve essere proprio una brutta persona. La sua scrittura trasmette la visione di un’umanità triste e meschina, ancorata alle sue piccole o grandi fissazioni e desideri, e lo fa con uno spietato sarcasmo e con poco o punto empatia. Almeno, come dicevo, per gran parte del libro: verso il finale scivola verso un’inaspettata tenerezza senile che in parte riabilita lui e la sua visione del mondo. A parte questo, “I convitati di pietra” è un libro gustoso, scritto con un bel piglio e visto dall’esterno, senza dialoghi, quasi come un documentario. Lo spunto iniziale, la “riffa” dei liceali in cui vince chi muore per ultimo, è ben sfruttato e, anche se è inevitabile che sui trenta compagni di classe ben pochi siano memorabili (l’inevitabile “e mo’ questo chi cacchio era?” capita abbastanza spesso) quelli che sono meglio caratterizzati funzionano molto bene; anche le vicissitudini di questa classe sono davvero tante, rocambolesche e spesso imprevedibili. Carina anche l’idea di non aver paura a spingersi nel futuro, anche se il mondo del 2030-40 è davvero troppo simile a quello odierno per non farsi qualche domanda di plausibilità (ma evidentemente non era questo lo scopo). Infine, mia piccola fissazione, non posso fare a meno di notare che la “classe” deve essere per forza il liceo classico. Non ne usciremo mai.

Postato il 28/08/2026


Katabasis

di R.F. Kuang

Katabasis Mondadori,2025,576 pagine
Per tutta la lettura sono rimasto indeciso se chiamare questo libro Kagatabasis o Kazzatabasis. Decidete voi, ma il mio giudizio intanto l’ho espresso.
Di Kuang avevo già letto Babel, che complessivamente mi era piaciuto, pur con alcune riserve, e la premessa di questo libro mi attirava: una discesa all’inferno di un’accademica di Cambridge che studia magia per trovare l’anima del proprio professore per strappargli una raccomandazione (!) usando come fonte le varie discese all’inferno della letteratura (Dante, Orfeo, Ulisse, Eliot…). Appare ben presto che l’autrice non sa bene che pesci pigliare per raccontare questa storia, vagando da una specie di dungeon crawler a livelli, a una lamentazione continua e ossessiva di quanto è duro fare il ricercatore, all’invenzione di un sistema magico che non sta in piedi (aveva fatto la stessa cosa in Babel) e a una confusissima topologia dell’Inferno di cui non si sentiva il bisogno. In generale, mi ha abbastanza annoiato, e ho trovato il libro davvero poco ispirato: una buona idea che non ha trovato uno sviluppo adeguato. Senza grosse sorprese, il viaggio all’Inferno diventerà un viaggio per trovare se stessi. Ma no!
L’edizione Mondadori è spettacolare da vedere. Meno da leggere.

Postato il 23/08/2026


Kimagure Orange Road

di Izumi Matsumoto

Orange Road J-Pop,2012,10 volumi
Parlo poco di fumetti da queste parti, in parte perché in questo periodo della mia vita ne sto leggendo pochi e in parte perché non ho mai preso l’abitudine di commentarli, ma oggi voglio fare un’eccezione. E, si badi, sarà un articolo ad alto tasso di nostalgia.

Quest’estate ho riletto Kimagure Orange Road di Izumi Matsumoto. Ho perso il conto di quante volte ho letto l’edizione Star Comics. L’ultima sarà stata una decina di anni fa, e avevo pensato che probabilmente sarebbe stata l’ultimissima. Il recupero dell’edizione J-Pop del 2012 con nuova traduzione e adattamento mi ha dato lo stimolo all’ennesima rilettura.

La prima volta che ho letto Orange Road, prima metà anni ‘90, stavo finendo il liceo, ed erano passati meno di dieci anni dall’uscita originale del manga in Giappone. Eppure, nello sbrilluccichio dei primi anni ‘90 e dei manga più cool del momento, sembrava già qualcosa di un altro tempo: una storia tutto sommato abbastanza ingenua, con un carattere episodico, l’abbigliamento dei personaggi che grida “anni ‘80”, disegni non troppo particolareggiati e, all’inizio, anche bruttini (poi Matsumoto migliora, o gli danno assistenti bravi - Hagiwara su tutti!). Più di trent’anni dopo, la sensazione non cambia, ma se l’invecchiamento immediato c’è stato, col tempo quei difetti sembrano sempre più veniali e a quarant’anni dalla prima edizione il manga non sembra così vetusto.
Certo, ci sono diversi episodi simili (quanti doppi appuntamenti? quante scene con Kyosuke e Madoka che stanno per combinare qualcosa e vengono interrotti? gag coi poteri?), ci sono alcuni personaggi secondari introdotti e poi dimenticati, altri sono pure macchiette, Madoka è una superwoman che qualunque cosa faccia la fa benissimo, i disegni devono aspettare gli ultimi volumi per essere definiti davvero “spettacolari” e, non ultimo, il “triangolo” e l’indecisione di Kyosuke non sono mai in realtà tali, sappiamo fin dall’inizio chi ama davvero.

Sì, ma questi sono peccatucci. La serie è frizzante e divertentissima, le situazioni sono sorprendentemente varie, date le premesse, i comprimari sono azzeccati e memorabili. Ma la cosa che più mi colpisce a ogni rilettura è la sensazione del tempo che passa: in una serie episodica è comune lasciare il tempo sospeso in modo da poterla continuare ad libitum. Orange Road inizia coi personaggi più grandi in terza media e si conclude con la fine delle superiori, scandendo stagioni e anni che passano e accompagnandoli in una progressiva maturazione. Questo implica che c’è una sorta di countdown verso l’esplosione del potentissimo finale che a un certo punto è inevitabile, e che non manca mai di commuovermi fino alle lacrime, soprattutto nella scena in cui Manami abbraccia Hikaru, che è il vero momento di svolta.

Siamo nel 2026. Izumi Matsumoto non è mai riuscito a ripetersi ed è purtroppo morto troppo giovane, come molti mangaka. Anche Garion, traduttore della nuova edizione e massimo esperto italiano di Orange Road, con cui ho avuto molte discussioni a proposito, ci ha lasciato troppo presto. Io oggi ho quasi quarant’anni più dei protagonisti e dovrei avere un certo distacco per le vicissitudini di liceali. Eppure, continuo a essere legato a Orange Road, come lo sono stato in passato in diverse fasi della mia vita. Sospetto che lo sarà ancora in futuro.

Due parole sull’edizione J-Pop: finalmente non ribaltata, senza i terribili cartelli ridisegnati dell’edizione Star e il suo pessimo lettering, con la nuova ottima traduzione di Garion (ma anche quella vecchia non era male, tutto sommato). Manca, rispetto all’edizione Star, uno dei due episodi con Matsumoto stesso protagonista, ma c’è in più un episodio bonus particolarmente sexy ambientato ai bagni pubblici, posteriore alla pubblicazione originale. Dispiace però che tutte le copertine siano dedicate a Madoka, mancando l’essenza del manga.

Postato il 23/08/2026


Avventure postume di personaggi illustri (Italian Edition)

di Roberto Alajmo

Avventure postume di personaggi illustri (Italian Edition) Sellerio Editore,180 pagine
Graziosissimo saggetto che parla delle vicissitudini dei cadaveri di vari personaggi famosi, siano essi salme, ceneri, imbalsamazioni e così via. Si va dal prevedibile Lenin e la sua imbalsamazione, al doppio cranio di Cartesio, alle reliquie di Sant’Agata su e giù per il mediterraneo, al processo al papa cadavere riesumato per l’occasione col diacono che parla per lui ispirato dallo Spirito Santo. Ce n’è per tutti i gusti. Come si può desumere dal titolo, il tono è ironico e giocoso ed è facile farsi quattro grasse risate alle spese delle povere spoglie dei personaggi illustri. Ma quello che rende il libro davvero memorabile è il capitolo sulle ceneri di Pirandello. Si tratta di pura commedia all’italiana, e mi sembra incredibile che non ne sia stato tratto un film. Sto ancora ridendo.

Postato il 16/08/2026


Altre menti

di Peter Godfrey-Smith

Altre menti Adelphi,2016,304 pagine
La premessa questo saggio sull’intelligenza dei polpi è esaltante: l’antenato comune tra uomini e polpi è lontanissimo, quindi i due sistemi nervosi si sono evoluti in modi molto differenti, e pertanto il loro cervello funziona in modo diverso. Come suggerisce il titolo, avere a che fare con un polpo è la cosa più vicina a nostra disposizione per parlare con un alieno. Eccitante, vero?
Eh, il risultato purtroppo lo è di meno. Innanzitutto è deludente sul fatto di dare risposte su come è diversa l’intelligenza dei polpi. Dedica davvero poco spazio al tema e non mi è rimasto nulla di davvero concludente. Si parla, invece, di evoluzione, di anatomia ed etologia di vari cefalopodi e ci sono anche un paio di capitoli più tendenti alla filosofia, in cui si discute di pensiero e di coscienza, con qualche labile rapporto con il tema primario. Sono capitoli piuttosto noiosi, anche se il fatto che io sia digiuno di filosofia potrebbe avere inciso.
Di per sè non è un cattivo libro, ma certamente mi aspettavo di più.

Postato il 12/08/2026


Il giorno del giudizio. Dungeon Crawler Carl (Dungeon Crawler Carl, #2)

di Matt Dinniman

Il giorno del giudizio. Dungeon Crawler Carl (Dungeon Crawler Carl, #2) Mercurio Books,2021,480 pagine
Complessivamente mi è piaciuto di meno del primo libro, che introduceva un mondo e succedevano un sacco di cose a valanga. Questo volume è molto più statico, succede poco e probabilmente anche cose abbastanza marginali (“subquest”, verrebbe da dire), non si aggiunge molto ai personaggi e nemmeno troppo al world building, che comunque rimane tremendamente cervellotico. Rimane comunque un libro di intrattenimento piacevole, scritto con brio e lascia la curiosità di vedere che succede al quarto piano. Però già un primo passo falso al secondo volume fa inquietare un po’…

Postato il 02/08/2026


Cucinare un orso

di Mikael Niemi

Cucinare un orso Iperborea,2017,507 pagine
Potrebbe sembrare un giallo, e in parte lo è, ricordando le atmosfere de “Il nome della Rosa” (che, a sua volta, è debitore di Sherlock Holmes), ma in realtà la costruzione narrativa, per quanto ben fatta, è un sovrastrato, quasi un McGuffin, per quello che all’autore interessa sul serio: raccontare la vita nel nord della Svezia nel XIX secolo. Si tratta di una zona in cui si mescolano tre etnie e lingue: i sami (lapponi), i finlandesi e gli svedesi. Questi ultimi sono percepiti come un potere lontano e indifferente, in una quotidianità fatta di sei mesi di ghiaccio e buio e sei di fango e zanzare, in una natura crudele in cui la miseria indurisce gli animi. È molto interessante la figura di uno dei protagonisti, a metà tra un pastore (tra i fondatori di una corrente cristiana mistica) e uno scienziato: è lui, che, con metodo scientifico e usando anche tecniche moderne, cercherà di dipanare il mistero e, armato delle due armi della fede e della scienza, cercare di portare sollievo a quei popoli disgraziati.
A me ha interessato soprattutto la parte etnografica e storica, ma volendo si può leggere questo libro anche nell’altro verso: un piacevole “whodunit” in un luogo e un tempo particolari. In entrambi i casi, se ne uscirà soddisfatti.

Postato il 29/07/2026