Un blog fuori tempo massimo

Il giorno del giudizio. Dungeon Crawler Carl (Dungeon Crawler Carl, #2)

di Matt Dinniman

Il giorno del giudizio. Dungeon Crawler Carl (Dungeon Crawler Carl, #2) Mercurio Books,2021,480 pagine
Complessivamente mi è piaciuto di meno del primo libro, che introduceva un mondo e succedevano un sacco di cose a valanga. Questo volume è molto più statico, succede poco e probabilmente anche cose abbastanza marginali (“subquest”, verrebbe da dire), non si aggiunge molto ai personaggi e nemmeno troppo al world building, che comunque rimane tremendamente cervellotico. Rimane comunque un libro di intrattenimento piacevole, scritto con brio e lascia la curiosità di vedere che succede al quarto piano. Però già un primo passo falso al secondo volume fa inquietare un po’…

Postato il 02/08/2026


Cucinare un orso

di Mikael Niemi

Cucinare un orso Iperborea,2017,507 pagine
Potrebbe sembrare un giallo, e in parte lo è, ricordando le atmosfere de “Il nome della Rosa” (che, a sua volta, è debitore di Sherlock Holmes), ma in realtà la costruzione narrativa, per quanto ben fatta, è un sovrastrato, quasi un McGuffin, per quello che all’autore interessa sul serio: raccontare la vita nel nord della Svezia nel XIX secolo. Si tratta di una zona in cui si mescolano tre etnie e lingue: i sami (lapponi), i finlandesi e gli svedesi. Questi ultimi sono percepiti come un potere lontano e indifferente, in una quotidianità fatta di sei mesi di ghiaccio e buio e sei di fango e zanzare, in una natura crudele in cui la miseria indurisce gli animi. È molto interessante la figura di uno dei protagonisti, a metà tra un pastore (tra i fondatori di una corrente cristiana mistica) e uno scienziato: è lui, che, con metodo scientifico e usando anche tecniche moderne, cercherà di dipanare il mistero e, armato delle due armi della fede e della scienza, cercare di portare sollievo a quei popoli disgraziati.
A me ha interessato soprattutto la parte etnografica e storica, ma volendo si può leggere questo libro anche nell’altro verso: un piacevole “whodunit” in un luogo e un tempo particolari. In entrambi i casi, se ne uscirà soddisfatti.

Postato il 29/07/2026


Sei una bestia, Viskovitz

di Alessandro Boffa

Sei una bestia, Viskovitz Garzanti,1998,141 pagine
Librino delizioso di racconti animaleschi di poche pagine in cui il protagonista si chiama sempre Viskovitz, e in ogni racconto è una bestiola differente: ghiro, formica, lumaca, leone, cane eccetera. A tratti i racconti si contaminano con altri generi (ad esempio il Viskovitz-cane è un hard boiled), ma hanno sempre un lieve umorismo e una leggerezza che li rendono piacevolissimi da leggere, tantopiù che l’autore ha una formazione da biologo, e le caratteristiche etologiche degli animali sono bel illustrate e sfruttate. L’unità tra i racconti, oltre che per lo stile, è data anche dal cast di personaggi che circondano Viskovitz, che hanno sempre gli stessi nomi: Petrovic, Zuvotic, Lopez (quest’ultimo nome mi fa inevitabilmente ridacchiare) e le femmine (quando ha senso parlare di femmine, a seconda degli animali) Ljuba e Jana. Piace pensare che si tratti di un libro sulla reincarnazione, ma in realtà nulla nel libro suggerisce questo. A volte rimane la sensazione che il raccontino poteva essere espanso e diventare se non un romanzo qualcosa di più: l’epica e tragica storia della formica che assurge a imperatore di più formicai lascia l’amaro in bocca per le poche righe dedicate all’ascesa del protagonista.
I miei racconti preferiti sono i citati racconti sulla formica imperatore e l’hard boiled sui cani, ma anche la dura vita sessuale delle lumache ermafrodite e il paranoico passero che ha a che fare coi cucili sono davvero notevoli. Ma credo tutti i racconti hanno un momento in cui brillano per un’invenzione, una gag, un momento inaspettato. Un libro notevole.

Postato il 22/07/2026


The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman

di Laurence Sterne

The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman Penguin Classics,1767,735 pagine
Ho avuto un rapporto complicato col Tristram Shandy. Si tratta di un romanzo faticoso da leggere, per la sua struttura (o, meglio, la sua programmatica assenza), per la mancanza di una trama precisa che guidi il lettore, per l’erudizione che Sterne dissemina nel libro, travestendola in ogni modo, per le continue divagazioni; è ostile addirittura dal lato tipografico, con l’uso smodato di trattini di varie lunghezze che supportano uno stile strabordante di incisi. Confesso che, leggendolo, a tratti l’ho detestato.
Eppure, arrivato in fondo, guardandomi indietro tutte queste cose mi sembrano indice di una forte personalità letteraria e quindi assolutamente memorabili. A queste aggiungiamo pure il delizioso personaggio di zio Toby e del suo valletto Trim, l’ironia tutta britannica che si concede anche qualche licenziosità, la quantità di invenzioni, di sperimentazioni e di sovvertimenti delle consuetudini letterarie che meravigliano continuamente.

Non è un libro facile, e sinceramente non posso dire di averlo amato, ma sono contento di averlo letto.

Postato il 14/07/2026


La storia di un matrimonio

di Andrew Sean Greer

La storia di un matrimonio Adelphi,2008,224 pagine
Il titolo di questo libro ricorda il recente film quasi omonimo, oppure le “scene di un matrimonio “di Bergman, ma si tratta di qualcosa di completamente diverso. Niente coppie che litigano, ma nell’America del 1953, dal passato del marito torna una figura che si introduce nella relazione, con sviluppi imprevedibili.
La quarta di copertina cita Egdard Allan Poe come paragone per questo romanzo, per la tensione e per i colpi di scena che si susseguono. Colpi di scena ce ne sono, eccome, ma “La storia di un matrimonio” ha uno stile completamente diverso dalle opere dello scrittore ottocentesco. L’io narrante è la moglie della coppia, e il tono è molto dimesso anche se combattivo, e durante la narrazione emerge il fatto che questo matrimonio è un mezzo per parlare non solo della società americana in quel periodo con le sue contraddizioni e le sue ipocrisie, ma soprattutto per parlare di come la guerra, e soprattutto la leva, influenza le persone e le famiglie. Questo argomento diventa così esplicito che a un certo punto è la narratrice stessa ad ammetterne la centralità.
Succedono molte cose in questo libro e ci sono molti capovolgimenti inaspettati, ma curiosamente il tono è tale per cui il libro ha uno svolgimento tranquillo, quasi sonnolento. Probabilmente è la cosa più affascinante di questa lettura.

Postato il 13/06/2026


Dracula

di Bram Stoker

Dracula eBook,1897,488 pagine
Leggere Dracula nel 2026 significa non tanto scoprire la trama o verificare quanto è stato aggiunto in seguito, ma soprattutto recuperare quanto è stato perso nelle varie trasposizioni cinematografiche. Quello che si nota immediatamente è la struttura da romanzo epistolare/diario, che ovviamente in fase di sceneggiatura viene rimossa. Avevo letto che questo è quello che rende il romanzo di Stoker più invecchiato e faticoso, ma dissento. La pluralità di punti di vista che si insersecano dona vivacità alla narrazione, ed è anche una discreta prova di bravura per lo scrittore. È tuttavia innegabile che questo meccanismo si inceppi nelle scene d’azione, che raccontate a posteriori perdono di vigore e, soprattutto, di plausibilità. Un altro elemento visto poco è l’apparente contrapposizione tra il mondo della scienza e quello della fede/magia: Dracula viene sconfitto tramite l’ingegno umano e la tecnologia, quest’ultima usata soprattutto in modo indiretto (la stenografia e i magnetofoni per redigere i diari, che saranno preziosi per scoprire i piani del vampiro; i mezzi di trasporto per batterlo sul tempo). E però la scienza arriva fino a un certo punto, per sconfiggere il vampiro alla fine serve la fede e attingere alla superstizione come fonte di conoscenza. Trovo che quest’ammissione di limitatezza della scienza, o meglio, la consapevolezza che c’è ancora moltissimo da scoprire, sia molto interessante.
Il lavoro sui personaggi di Stoker è invece più limitato. Sono molto piatti e sostanzialmente sovrapponibili a parte per il loro mestiere, e le donne sono presentate come deboli, piagnone e bisognose di protezione; quando poi, nel caso di Mina, prendono l’iniziativa e diventano parte dell’azione, vengono descritte in termini maschili (“È intelligente come un uomo” - sic). L’autore è un inglese tardovittoriano, non è che si può pretendere molto di più. E, a questo proposito, a tratti la scrittura esagera nella svenevolezza e nel barocchismo delle descrizioni, e a volte la lettura diventa faticosa, soprattutto verso metà del libro quando la trama rallenta molto. Non ci si faccia comunque frenare da questo, ho trovato nel complesso Dracula un romanzo moderno e leggibilissimo, e in alcune parti più horror strappa persino qualche brividino.
Due note per concludere: Stoker è un fan della corruzione. Ho perso il conto delle volte in cui si compiace di come qualche moneta nelle mani giuste possa aprire le porte giuste. Secondo, avevo letto da qualche parte da qualche furbacchione che in tutto il romanzo non si usa mai la parola “vampiro”. Non solo si usa spesso, ma si trova anche “wampyr” e addirittura “nosferatu”. Stoker aveva fatto le sue ricerche.

Postato il 05/06/2026


L'isola pianeta e altri settentrioni

di Giorgio Manganelli

L'isola pianeta e altri settentrioni Adelphi,2006,321 pagine
La cosa più affascinante di questa raccolta di brevi reportage di viaggio in Nord Europa è il fatto che siano stati svolti tra il 1971 e il 1989, e quindi si possa gustare una visione di quelle regioni profondamente diversa dai nostri tempi, diciamo dai voli low-cost in poi fino all’overtourism dell’Islanda. Quest’ultima, che dà il titolo alla raccolta, è sicuramente la regione che ha più affascinato l’autore, che non nasconde la sua meraviglia per questa terra remota, solitaria, magica, severa e inaccessibile. Alcuni di questi aggettivi valgono ancora oggi: non tutti. E ci sono molti altri segni dei decenni passati: la Finlandia che era non ostile, quasi in simbiosi, con l’Unione Sovietica; la Norvegia ancora nazione più di pescatori che di ricchi di petrolio; le Faer Øer dove si pescavano le balene e in cui era vietato l’alcool ai turisti; la Germania che non era ancora completamente ricostruita dopo la guerra e che era ancora divisa. Ma soprattutto mi ha colpito il fatto che, ogni volta che si parla di Copenhagen, Manganelli si riferisca come a una città permissiva, godereccia, in qualche modo corrotta. Alla sua prima visita, tappa verso l’Islanda, la detesta, alla seconda la scopre meglio e la apprezza, ma il giudizio morale rimane. Ho poi scoperto il perché: la Danimarca è stata il primo paese a depenalizzare la pornografia, e Copenhagen negli anni ‘70 aveva quest’aura di “città del peccato” che oggi, in parte, diamo ad Amsterdam.
Al di là del distacco temporale, Manganelli scrive molto bene, e i suoi raccontini di viaggio sono spesso incisivi. A tratti fa proprio il turista e indugia un po’ troppo sulle architetture, altre volte crea ponti tra le opere degli scrittori vissuti in una città e le città stesse, non sempre a proposito. Il meglio lo dà quando indaga l’anima dei luoghi che visita attraverso le persone e l’atmosfera generale che si respira. E questa, secondo me, è la vera essenza dei viaggi.

Postato il 26/05/2026


L'isola degli idealisti

di Giorgio Scerbanenco

L'isola degli idealisti La nave di Teseo,1942,218 pagine
Uno dei libri “perduti e ritrovati” di Scerbanenco, precedenti ai suoi più famosi noir, è un romanzo strano, di un genere indefinibile. Ambientato in un’idilliaca isoletta in un lago, abitata da una famiglia più che benestante, racconta di come la tranquillità sia rotta da una coppia di ladri in fuga, accolta dagli abitanti in modo decisamente particolare: cercare di rieducarli e farli diventare onesti. Scerbanenco non si ferma a questo esperimento sociologico sui generis, ma la trama ha diverse svolte piuttosto inaspettate. Il tema a cui gira intorno è sempre quello del bene e del male e di come siano innati o meno. Non dà una risposta chiara, tanto più che al finale in una certa direzione segue un epilogo piuttosto amaro che lo contraddice. A parte questi discorsi, comunque notevoli, Scerbanenco crea un cast di personaggi davvero entusiasmante, perfettamente caratterizzati e con un arco narrativo interessante e credibile. Nell’edizione che ho letto, in appendice c’è un soggetto per un romanzo mai scritto (peccato!), un racconto natalizio con diavoli e angeli (!) e alcune superflue note di Elisabetta Sgarbi sul film tratto dal romanzo che lei ha diretto. Eh già.

Postato il 19/05/2026


Giobbe. Romanzo di un uomo semplice

di Joseph Roth

Giobbe. Romanzo di un uomo semplice Adelphi,1930,200 pagine
Il libro di Giobbe è probabilmente il libro dell’Antico Testamento più moderno, quello che dà voce maggiormente ai dubbi umani sulla giustizia divina. Josephy Roth, che non è Philip Roth, ne scrive tra le due guerre una versione moderna. In realtà, delle duecento pagine del libro, un buon due terzi costituisce la preparazione alle sventure del protagonista Mendel, ma non è un problema. Non solo sono queste pagine sono scritte molto bene, sono anche fondamentali per capire quest’uomo e far chiedere al lettore se, dal punto di vista di Dio, egli non abbia fatto qualcosa per meritarsi le sue disgrazie. Personalmente, ho trovato la cosa migliore del libro come, in seguito agli avvenimenti, Mendel “litighi con Dio” e distrugga tutte le sue piccole confortevoli abitudini nel nome della sua rabbia contro l’onnipotente. Ma esiste una risposta alle domande che il libro pone? Certamente no, o, meglio, ognuno darà la sua. Ed è proprio la definizione di “fede”.

Postato il 10/05/2026


Le notti di Salem

di Stephen King

Le notti di Salem Pickwick,1975,656 pagine
Ero convinto che questo romanzo del giovane King parlasse di streghe perché “Salem” richiama questo tema, e invece sorpresa! parla di vampiri. Ma non solo dei nostri amici non morti zannuti: King ha diversi temi a cuore (le cittadine del Maine, la dissoluzione della società o della famiglia, l’alcolismo, i bambini eroi, la violenza domestica) e qua ce ne sono molti, tanto che a tratti sembra proprio un “It” in nuce, anche se, inevitabilmente, meno maturo e con un’orchestrazione meno efficace. A volte sembra che qualche storia laterale sia messa solo per fare colore, o forse volume. Quello però che funziona molto bene è la lenta e inesorabile discesa verso l’abisso dell’invasione di vampiri in una piccola e tranquilla cittadina di provincia. Forse è l’ineluttabilità del male, nonostante il finale, la cosa che colpisce più del libro. L’edizione che ho letto comprende anche un post-epilogo, un racconto nello stesso universo che non aggiunge un granché se non dare un sfumatura più dark al finale, e un racconto che invece sembra una versione beta, in cui però al posto dei vampiri c’è Chtulu. E poi ci sono ottanta pagine di scene eliminate che, per quanto voglia bene a King, mi sono risparmiato. Se son state eliminate, ci sarà stata una ragione. Nota a margine: una delle regole non scritte di libri e romanzi di vampiri post-Stoker è che di tutte le regole sul tema (luce solare, aglio, entrare in casa, crocifisso) ogni universo ne prende alcune e tratta le altre con disprezzo come “stupide leggende”. King non si pone questo problema. Le prende tutte.

Postato il 03/05/2026