Un blog fuori tempo massimo

Non è che un addio

di Mario Ferrando

Non è che un addio La Vita Felice,2025,250 pagine
La genesi di questo libro è interessante: l’autore ha visitato i cimiteri del Ponente Ligure alla ricerca di lapidi con epitaffi che in qualche modo attirassero la sua attenzione. Si è documentato sulle storie relative a queste persone, a volte piccole celebrità di provincia, a volte gente più comune, e poi ha fatto un salto di fantasia, immaginando piccole storie di contorno, vignette relative alla vita e la morte di questi personaggi. Sì, viene in mente Spoon River o magari De André, ma trovo che qua ci sia un lavoro di documentazione e di selezione che nelle versioni poetiche non c’è (o, perlomeno, non traspare). Quello che infatti rende pregevole l’operazione è come riesca a trasmettere l’atmosfera di un pezzetto di Italia in un periodo preciso, dall’Unità di Italia al primo dopoguerra, con una piccola appendice di cui parlo dopo. Ci sono i grandi eventi (il Risorgimento, le due guerre mondiali), le grandi ideologie (il contrasto tra religione e razionalismo compare spesso, è evidentente un pallino di Ferrando) ma anche storie particolari, come il violinista virtuoso cieco “Seidita” o anche piccole storie quotidiane di piccola gente, più rare perché è più difficile che potessero dedicare una lapide con epitaffio.
Le storie sono brevi, di solito poche pagine, e quasi sempre si usa lo stratagemma dell’epistola o del diario, anche se in un caso ci si spinge anche a una piccola pièce teatrale. Forse il difetto maggiore del libro sta in questo: le storie sono appena accennate, e troppo spesso didascaliche, nel senso che si limitano a mettere in prosa una serie di informazioni. La fantasia sembra troppo trattenuta, forse per pudore nei confronti sia dei defunti che dei lettori, ma mi sarebbe piaciuto qualche guizzo più inaspettato.
Chiudo, come il libro, con l’ultima storia. Al contrario delle altre, qui l’epitaffio è inventato e la storia è completamente vera e parla di un piccolo grande avvenimento in un paesino di poche decine di anime in cui viveva il bisnonno dell’autore e la festa che ne segue. E vi assicuro, è davvero difficile non commuoversi a leggerlo. Anche se c’è un piccolo controfinale nascosto nelle appendici, questo è un finale meraviglioso.

Postato il 01/02/2026


Aguirre furore di Dio

di Werner Herzog (Aguirre, der Zorn Gottes, 1972)

Aguirre furore di Dio Poster

A breathtaking journey into the heart of darkness.

Il riassunto A few decades after the destruction of the Inca Empire, a Spanish expedition led by the infamous Aguirre leaves the mountains of Peru and goes down the Amazon River in search of the lost city of El Dorado. When great difficulties arise, Aguirre’s men start to wonder whether their quest will lead them to prosperity or certain death. Imdb

Il commento Kinski che fa il pazzo, Herzog che fa un film con taglio documentaristico: accoppiata vincente! La discesa negli inferi verdi è evidentemente un’ispirazione per Apocalypse Now, ma si vede molto di questo film anche nei filone “cannibale” dei filmacci italiani anni settanta. E per completare l’atmosfera ’70s, un sacco di flauti andini!

Postato il 21/10/2025


Guida pettegola al Settecento inglese

di Francesca Sgorbati Bosi

Guida pettegola al Settecento inglese Sellerio Editore,445 pagine
La verità: questo libro non è malaccio, ma il titolo e la sua combinazione col nome dell’autrice sono la cosa migliore. Questa guida è divisa in più sezioni con microcapitoli, ma più in sostanza ci sono due parti: la prima è in effetti un Novella 2000 del ‘700, in cui si racconta cosa combinava la nobiltà inglese, a partire dalla famiglia reale, che in quel secolo si è espressa per bene come materiale da pettegolezzo, e poi a scendere nella nobiltà “comune”; la seconda è invece una serie di piccole curiosità sulla vita dell’Inghilterra di quel periodo, con focus sui nobili ma senza trascurare anche la classe media e il popolino, ficcandoci anche qua e là qualche pepato aneddoto.
Trovo curioso che l’impressione più forte che mi è rimasta è lo spietato disprezzo dell’autrice nei confronti di quello che parla. Mi sarei aspettato un minimo di quell’aura di fiaba che circonda la nobiltà del ‘700, ma qui prevale il crudo realismo: nobili stupidi e ignoranti, re incapaci quando non pazzi, una società immobile nei suoi errori e i suoi pregiudizi, un popolo ignorante e inconsapevole. Rimane la sensazione di una studiosa che ha scritto un libro ammiccante “per campare” ma non ha potuto fare a meno di non indorare la pillola. Ne risulta un libro sufficientemente curioso, ben scritto e documentato, ma non mi è rimasta la voglia di leggere l’analogo tomo della stessa autrice sul ‘700 francese.

Postato il 28/07/2025


Atlantico

di Simon Winchester

Atlantico Adelphi,2010,484 pagine
Il saggio di Winchester sull’Atlantico segue un approccio onnicomprensivo: vuole cioè parlare del suo oceano preferito dal punto di vista geologico, storico, bellico, commerciale, politico, artistico eccetera. Per dare struttura a questo mare magnum di informazioni sceglie di partire da un brano di Shakespeare che descrive le sette età dell’uomo, a ognuna delle quali associa un argomento (ad esempio, all’età del soldato associa la parte bellica). L’approccio funziona abbastanza bene, ma mette in luce i due difetti principali del libro: uno, che l’autore è più preparato in alcuni campi che in altri, e la parte artistica è tremenda e noiosissima, e anche quella geologica è spiegata maluccio; invece la parte storica e commerciale è molto precisa e interessante e spesso si concede di prenderla alla larga senza per questo perdere il focus; due, che a volte dà all’Atlantico una preminenza che probabilmente è eccessiva, nel senso che sono argomenti che potrebbero valere per qualsiasi mare ma che lui declina specificatamente per questo oceano.
Il libro ha una lunghezza giusta, ha qualche illustrazione e qualche preziosa mappa, è scritto nel complesso bene, riesce a mescolare con abilità anedottica personale e meno a discorsi generali, e nonostante quei difetti è una lettura valida.

Postato il 03/05/2025


C'era una volta la DDR

di Anna Funder

C'era una volta la DDR Feltrinelli,2003,250 pagine
Scritto intorno al 2000, quando la DDR e il Muro di Berlino erano ancora una cosa dell’altroieri, l’indagine di Anna Funder sulla Stasi (l’apparato di sorveglianza del partito comunista nella DDR) è duplice: intervista alcune persone che sono state vittime della Stasi e dei suoi metodi, con storie agghiaccianti nella loro fredda crudeltà, ma anche persone che erano parte della Stasi stessa o della propaganda, spesso a livello alto. Se i primi incontri colpiscono per la dignità e l’ostinazione di chi lottava contro quel sistema, i secondi fanno impressione per il fatto che non c’è mai traccia non dico di pentimento, ma di dubbio, di ripensamento su quello che è stato. Non è “ostalgie” (tema che viene trattato qua e là), sono proprio persone che pensavano e pensano tuttora di non aver fatto nulla di male.
L’autrice a volte si intromette nella sua storia con piccole vicende sue e dei suoi rapporti con gli intervistati. Ha senso, perché vuole trasmettere cosa significa vivere a Berlino nel 2000 con l’ombra del muro non ancora svanita, ma a tratti esagera e il suo ego prende sopravvento. Ciò è ancora più evidente nel capitolo finale, scritto vent’anni dopo e in cui si erge anche lei a vittima della Stasi perché ha avuto difficoltà a pubblicare il libro. Può esserci un fondo di verità, ma mi è parso irrispettoso nei confronti delle persone il cui dolore ha conosciuto da vicino.

Postato il 10/02/2025


L'impero ottomano

di Suraiya Faroqhi

L'impero ottomano il Mulino,2000,133 pagine
Una breve storia dell’impero ottomano che fa tutte le cosine al modo giusto: affianca alla storia politica e militare in ordine cronologico cenni alle arti, la società, la condizione del popolo, delle donne. Purtroppo, per qualche ragione, viene fuori mortalmente noioso, tanto che ci ho messo due settimane a leggere il centinaio di pagine di cui è composto.
Vale la pena parlare dell’introduzione, che dura l’immensità di 40 pagine su 150 totali del libro, quindi in pratica è quasi un altro libro, e che parla delle evoluzioni recenti della storiografia ottomana. Inevitabilmente, è necessario sapere qualcosa della storia ottomana, quindi è insensata come introduzione, ma avendola letta dopo il libro, a mo’ di postfazione, ho trovato interessante come l’autrice fosse eccitata dalla scoperta di nuove fonti, da nuove prospettive (ad esempio sulla condizione della donna), dalla distanza cronologica che permette più freddezza e così via. Che tenera.

Postato il 06/10/2024


1947

di Elisabeth Åsbrink

1947 Iperborea,2016,314 pagine
La tesi dell’autrice è che il 1947 è stato l’anno di svolta in cui si è formato il mondo del dopoguerra come l’abbiamo conosciuto, e in cui la seconda guerra mondiale finisce davvero. In una scansione cronologica mese per mese, si focalizza su alcuni avvenimenti principali nelle varie fasi (l’inizio della questione palestinese, l’emigrazione dei nazisti in sudamerica, la costituzione delle destre post-fasciste, la guerra fredda, la fine del colonialismo inglese, Orwell che scrive 1984, i viaggi di Simone de Beauvoir - chissà perché tutta questa attenzione a questo!) e poi parecchi minori a cui dedica paragrafi a volte isolati (l’invenzione del Kalashnikov, il primo “bug” dei computer, Primo Levi che pubblica “Se questo è un uomo”…). Il libro è ben scritto, ben documentato e si legge con piacere, ma ho trovato la tesi di base molto poco convincente, per non dire arbitraria. Si tratta quasi sempre di processi storici che erano iniziati prima e sono proseguiti dopo, tanto che spesso il libro si concede qualche narrazione in avanti nel tempo. Sono abbastanza sicuro che si potrebbe scrivere un libro simile per il 1946 e il 1948, magari dando focus su altri argomenti o altre aree del mondo. Ciononostante, ribadisco che è una piacevole lettura.

Postato il 27/08/2024


I promessi sposi

di Alessandro Manzoni

I promessi sposi Feltrinelli,1827,688 pagine
Rileggere i promessi sposi dopo 35 anni dalla prima e unica volta, a scuola, è un’esperienza. Se lo si legge dimenticando tutti i discorsi su giansenismo, lingua manzoniana, risorgimento, panni in Arno etc., e lo si prende come romanzo di avventure, non è male: alcuni elementi sono fastidiosi per il lettore moderno, su tutte le digressioni sul passato dei personaggi, e poi, più che la visione della Provvidenza, i personaggi “santi” (Fra Cristoforo, Federico Borromeo, anche Lucia a modo suo) che risultano davvero stucchevoli. Però ci sono i personaggi più umani che riportano il romanzo sulla terra: Renzo su tutti, impetuoso e scemo come pochi, il vigliacco ed egoista Don Abbondio, Don Rodrigo che è un cattivo delizioso (e ancora più suo cugino Attilio, un vero lucignolo!). La scelta del periodo, nonostante il ‘600 sia un periodo che “vende poco”, è azzeccata nell’ottica di appassionare il lettore: carestie, rivolte, lanzichenecchi, peste. Ma quello che più mi ha colpito è che Manzoni spesso si concede l’ironia, a volte sottile, a volte un sarcasmo più spudorato, strizzando l’occhio al lettore. Mi è sembrato l’aspetto più moderno dell’intero libro: il paragrafo in cui Don Ferrante dimostra con argomentazioni aristoteliche il contagio della peste non esiste, e poi muore di peste, sembra preso da un post facebook di un novax.

Postato il 22/07/2024


A Brief History of Vietnam: Colonialism, War and Renewal: The Story of a Nation Transformed (Brief History of Asia Series)

di Bill Hayton

A Brief History of Vietnam: Colonialism, War and Renewal: The Story of a Nation Transformed (Brief History of Asia Series) Tuttle Publishing,288 pagine
Avevo bisogno di documentarmi sulla storia del Vietnam e non ho trovato testi in italiano, quindi ho provato questo libro in inglese attratto dal “brief” in copertina. Sono 270 pagine, sono densissime e senza figure o mappe, e alla fine ci ho messo quasi un mese a leggerlo, alla faccia del “brief”.
Il libro fa bene il suo dovere nel restituire la complessità della storia vietnamita, una terra storicamente subalterna della Cina, ma con grandi influenze anche dal mondo indiano. Una terra crocevia di popoli, con un sacco di cambiamenti durante gli anni, e una quantità di guerre e violenza impressionante. Forse anche a leggere la storia europea in breve si ha la stessa sensazione, ma quella vietnamita è un susseguirsi di rivoluzioni, colpi di stato, brigantaggio, dinastie massacrate, invasioni subite ed effettuate, e tutto questo ancora prima della guerra più famosa (che poi ha coinvolto gli USA in solo una sua parte).E’ anche facile perdersi nell’elenco di nomi in una lingua non familiare, e forse il difetto principale del libro è quello di mancare di sintesi, nel perdersi nei dettagli senza riuscire a trasmettere con chiarezza situazioni, cause e conseguenze. Insomma, per chi, come me, voleva solo qualcosa che andasse oltre la pagina di wikipedia, è troppo. Anche perché non so quanto ricorderò di tutti i dettagli che mi son sciroppato.

Postato il 02/05/2024


La DDR. Una storia breve 1949-1989

di Ulrich Mählert

La DDR. Una storia breve 1949-1989 Mimesis,1998,192 pagine
La cosa che si nota di più sfogliando questo libro è come la forma sia coerente col contenuto, tramite un’impaginazione che talvolta ha più pagine senza un’andata a capo e comunque sempre con pochissimo respiro. A parte questo, è un libro che fa il suo lavoro: con un piglio storico molto asciutto e scevro da ideologie racconta i 40 anni della DDR con chiarezza e documentazione. A volte sembra di perdersi nell’andamento a zig-zag della politica DDR e pare di non aver capito bene, ma diventa presto chiaro le contraddizioni e i cambi di rotta erano una caratteristica della politica di quel paese.
Forse avrei apprezzato di più un approfondimento sulla vita quotidiana nella DDR, ma a un libro di 140 pagine, per quanto dense, non si può chiedere troppo.

Postato il 24/03/2024