Un blog fuori tempo massimo

Sinners

di Ryan Coogler (2025)

Sinners (2025) Poster

Dance with the devil.

Il riassunto Trying to leave their troubled lives behind, twin brothers return to their hometown to start again, only to discover that an even greater evil is waiting to welcome them back. Imdb

Il commento Ho apprezzato davvero molto questo horror mezzo musicale sul blues. A tratti ricorda “Dal tramonto all’alba”, anche per la forte cesura tra le due parti (quella realistica del giorno e quella fantastica/horror della notte), ma ha una personalità molto forte, una splendida rappresentazione del sud degli USA cent’anni fa, una struttura curiosa con molti finali, l’ultimo dei quali è dannatamente commovente, e una scena di estasi musicale che è qualcosa di davvero memorabile. Gran film.

Postato il 09/02/2026


Non è che un addio

di Mario Ferrando

Non è che un addio La Vita Felice,2025,250 pagine
La genesi di questo libro è interessante: l’autore ha visitato i cimiteri del Ponente Ligure alla ricerca di lapidi con epitaffi che in qualche modo attirassero la sua attenzione. Si è documentato sulle storie relative a queste persone, a volte piccole celebrità di provincia, a volte gente più comune, e poi ha fatto un salto di fantasia, immaginando piccole storie di contorno, vignette relative alla vita e la morte di questi personaggi. Sì, viene in mente Spoon River o magari De André, ma trovo che qua ci sia un lavoro di documentazione e di selezione che nelle versioni poetiche non c’è (o, perlomeno, non traspare). Quello che infatti rende pregevole l’operazione è come riesca a trasmettere l’atmosfera di un pezzetto di Italia in un periodo preciso, dall’Unità di Italia al primo dopoguerra, con una piccola appendice di cui parlo dopo. Ci sono i grandi eventi (il Risorgimento, le due guerre mondiali), le grandi ideologie (il contrasto tra religione e razionalismo compare spesso, è evidentente un pallino di Ferrando) ma anche storie particolari, come il violinista virtuoso cieco “Seidita” o anche piccole storie quotidiane di piccola gente, più rare perché è più difficile che potessero dedicare una lapide con epitaffio.
Le storie sono brevi, di solito poche pagine, e quasi sempre si usa lo stratagemma dell’epistola o del diario, anche se in un caso ci si spinge anche a una piccola pièce teatrale. Forse il difetto maggiore del libro sta in questo: le storie sono appena accennate, e troppo spesso didascaliche, nel senso che si limitano a mettere in prosa una serie di informazioni. La fantasia sembra troppo trattenuta, forse per pudore nei confronti sia dei defunti che dei lettori, ma mi sarebbe piaciuto qualche guizzo più inaspettato.
Chiudo, come il libro, con l’ultima storia. Al contrario delle altre, qui l’epitaffio è inventato e la storia è completamente vera e parla di un piccolo grande avvenimento in un paesino di poche decine di anime in cui viveva il bisnonno dell’autore e la festa che ne segue. E vi assicuro, è davvero difficile non commuoversi a leggerlo. Anche se c’è un piccolo controfinale nascosto nelle appendici, questo è un finale meraviglioso.

Postato il 01/02/2026


La valle dei sorrisi

di Paolo Strippoli (2025)

La valle dei sorrisi (2025) Poster

Il riassunto A PE teacher moves to a isolated mountain village where the people appear to live in unshakeable serenity, but soon stumbles across a disturbing ritual. Once a week, the locals are freed of their pain by a lonely boy born with the power to heal one’s soul just by hugging them. Trying to rescue him from this madness, the man unleashes his dark side. Imdb

Il commento Mi aspettavo assai di più da questo horror sui generis italiano, ben accolto a Venezia. A parte il fascino dell’ambientazione di provincia, che con me vince sempre, l’ho trovato piuttosto farraginoso e spesso noiosetto, senza la tensione che mi sarei aspettato. È fallita completamente la rappresentazione dell’idillio del paese in contrasto con l’arrivo del protagonista e quanto succede poi, e questo toglie molto all’atmosfera del film, che tra l’altro si prende anche tempi molto lunghi e ripetitivi. Anche il discorso sulle dipendenze è un po’ troppo spiattellato per i miei gusti. Rimane di interessante qualche figura, qualche scena ben girata (davvero ottima l’ultima nella chiesa), ma sono rimasto deluso.

Postato il 09/01/2026


Gotico salentino

di Marina Pierri

Gotico salentino EINAUDI,280 pagine
Marina Pierri costruisce un libro che di base è un horror gotico, come suggerisce il titolo, ma che si presta a numerose stratificazioni. Iniziamo dalla trama di base: la protagonista Filomena è una pugliese emigrata a Milano, ed eredita il casolare di famiglia. Lo vuole trasformare in un B&B ma si scoprirà che è infestato da un fantasma (tut-tut! “fantasima”, ci insegna il libro, è femminile!) di una suora (tua), che Filomena aveva già visto da piccola. Lei è infatti una medium, e questo suo potere porta a svolte più curiose della trama.
Intorno al nucleo di una ghost story, peraltro ben fatta e che dà anche qualche brividino qua e là, l’autrice parla delle sue passioni, soprattutto per Mary Shelley e Shirley Jackson, passione che diviene più che concreta nello svolgimento della storia. Ma non solo: ci sono figure di contorno deliziose, a metà tra il moderno (l’amica gender fluid, l’amico che sembra negare ogni sterotipo del maschio meridionale) e il tradizionale (un sacco di figure tipiche dei paesini meridionali). È in grande evidenza anche un Salento diverso dal solito. Il mare è lontano, qui ci sono acquitrini, superstizione, natura ostile, gente che si arrangia. E infine si parla anche della generazione millenial che non riesce a trovare la propria quadra, che è costretta a inventarsi lavori più o meno improbabili e che non sa dove ancorarsi.
La lingua con cui è scritto merita anche un cenno: a tratti barocca, ridondante, faticosa, a tratti con la ricerca del termine desueto ad effetto, all’inizio mi aveva indisposto. Eppure, è capace di variare di molto i registri, in corrispondenza delle variazioni di tono che sono numerose, diventando più colloquiale nelle diverse parti di commedia romantica (sì, c’è una sottotrama rosa! Anzi, due!), giocoso in quelle più umoristiche e inserendo numerose parti in dialetto, e anche l’occasionale citazione pop (poche, tranquilli, e perfettamente naturali nel contesto).
Il libro non è privo di difetti, c’è qualche pezzetto di trama che non torna in pieno, qualche elemento forzato, forse il discorso sui millenial non è proprio centrato, però devo proprio dire che mi son divertito da matti con Gotico salentino.

Postato il 25/10/2025


Le città di pianura

di Francesco Sossai (Le città di pianura, 2025)

Le città di pianura Poster

Il riassunto A couple of jovial life-long drunkards run into a shy architecture undergrad, whose way of seeing things will be transformed as the trio wanders from pub to pub in search of a buried treasure. Imdb

Il commento Una tipica commedia italiana agrodolce, con molti debiti con le classiche commedie on the road e soprattutto con “Il sorpasso”, ma che fa dell’identità veneta il suo punto forte. Tanto alcool, PMI col patron, nebbia, Venezia, strade, villette e tanto, troppo alcool. Frase chiave: “Ma quando crescete?” “Siamo troppo vecchi per crescere ormai”. Lascia una piacevole impronta.

Postato il 07/10/2025


Look Back

di Kiyotaka Oshiyama (ルックバック, 2024)

Look Back Poster

Manga drew them together. Life made them best friends.

Il riassunto Popular, outgoing Fujino is celebrated by her classmates for her funny comics in the class newspaper. One day, her teacher asks her to share the space with Kyomoto, a truant recluse whose beautiful artwork sparks a competitive fervor in Fujino. What starts as jealousy transforms when Fujino realizes their shared passion for drawing. Imdb

Il commento Discreto anime che parla di due mangaka, del rapporto tra di loro e di cosa avrebbe potuto essere. Curiosamente corto, probabilmente troppo (<60’) l’ho trovato molto ben disegnato e girato, e ambientato il quel Giappone rurale/montano che affascina tanto, ma non sempre a fuoco nella narrazione, tanto che finisce che lo spettatore rimane un po’ freddo.

Postato il 28/09/2025


La sabbia non ricorda

di Giorgio Scerbanenco

La sabbia non ricorda Garzanti Libri,1961,277 pagine
Un romanzo di Scerbanenco poco noto che merita di essere riscoperto. Ambientato a Lignano Sabbiadoro nel 1960, quando stava esplodendo il turismo di massa, è un giallo/rosa che verte su un delitto sulla spiaggia, e ritrae una zona che sta abbandonando la sua vocazione agricola per abbracciare quella turistica; parla di emigrazione (diversi personaggi sono siciliani al nordest), sottilmente di mafia, gioca col mito delle tedesche libertine in vacanza, regalando una serie di ritratti efficacissimi, soprattutto le quattro donne e il protagonista, che è un Duca Lamberti in nuce, anche se meno cinico e glaciale. Pur essendo stato pubblicato a puntate su una rivista femminile, è un romanzo anche piuttosto crudo e disincantato, non solo nei dettagli dei delitti ma anche nella visione del mondo ben lontana da un romanzetto rosa. Tuttavia, l’amore c’è, e a tratti è anche commovente.

Postato il 12/09/2025


Una storia semplice

di Leonardo Sciascia

Una storia semplice Adelphi,1989,66 pagine
Sciascia ogni tanto gioca coi gialli, proponendo un delitto apparentemente semplice, ma che semplice non è, e che presenta numerose ramificazioni e conduce anche a un piccolo colpo di scena che, ripensandoci, era chiaro fin dall’inizio. Si tratta di un racconto, dignificato a libro da Adelphi, che a tratti sembra una bozza di un romanzo che è rimasto in nuce; il non detto, il sotteso, il suggerito sono il nucleo della narrazione dell’autore e il suo modo di raccontare la Sicilia. Tuttavia, ci sono alcuni personaggi e alcune situazioni che danno l’impressione di poter essere sviluppati, magari per dare colore aggiuntivo o approfondire alcuni caratteri che rimangono in superficie. Ne rimane una sensazione di un racconto molto potente nella sua sintesi, ma che poteva forse diventare qualcosa di più.

Postato il 09/08/2025


Pian della Tortilla

di John Steinbeck

Pian della Tortilla Bompiani,1935,223 pagine
Steinbeck ci racconta le piccole avventure picaresche di un gruppo di disgraziati perdigiorno di etnia indefinibile in una pittoresca cittadina americana tra le due guerre. Se all’inizio si può essere un po’ perplessi di fronte a questi raccontini piuttosto inconcludenti, il sentimento muta presto perché è impossibile non provare affetto per questi uomini che vivono giorno per giorno per rimediare un gallone di vino, qualcosa da mettere sotto i denti, magari la compagnia di una donna, e per cui lavorare è davvero l’ultima risorsa in caso di emergenza,e che a loro modo costruiscono un’epica. L’azione parte dalla casa di Danny, più o meno il protagonista (ma è un romanzo assolutamente corale) che per caso ha ereditato, nella quale si aggiungono i personaggi uno dopo l’altro, e in cui vige un codice d’onore tutto loro. L’intenzione di Steinbeck era di traslare in una cittadina americana moderna l’epica della Tavola Rotonda con, al posto del cavalieri, questi adorabili fannulloni, ma a dire il vero il sottotesto non spicca particolarmente. Quello che rimane è invece un libro straordinario nel mostrare una fetta di umanità poco raccontata, e farlo con un lieve ironia carica di affetto, senza sentimenti di superiorità, e anzi suggerendo qua e là che forse sono loro che hanno capito tutto.

Postato il 14/07/2025


Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre

di Irene Solà

Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre Mondadori,2023,156 pagine
Una saga familiare di una famiglia matriarcale tutta ambientata in una casa dei Pirenei, in cui la tradizione e la Storia si mescolano alla superstizione, alla magia e al satanismo (senza limitismo). Non ci si faccia ingannare dalle 150 pagine, ci metterete un sacco a leggerlo: la scrittura di Irene Solà è densissima e ricca di immagini, metafore e simbologie (a tratti esagera, sembra voler sconfinare con la poesia) e il libro continua a mescolare piani temporali, cambiando ambientazione da un paragrafo all’altro senza avvertire. Abbiamo già visto questo stratagemma, Queneau l’aveva fatto addirittura a metà delle frasi. Queneau però era ben più bravo di Solà, e il libro risulta molto faticoso e confuso, anche perché l’albero genealogico è molto articolato e i personaggi si sovrappongono. Tutto sommato non mi è dispiaciuto, e se da un lato penso che un editor avrebbe potuto tenere a freno l’autrice e rendere il libro più accessibile, dall’altro forse la sua forza è la sua personalità e la sua imperfezione.

Postato il 02/07/2025