Everyone loves the new wave.
Il riassunto Dopo aver scritto per i Cahiers du cinéma, un giovane Jean-Luc Godard decide che fare film è la migliore critica cinematografica. Convince il produttore Georges de Beauregard a finanziare un lungometraggio a basso costo e crea una sceneggiatura con il collega François Truffaut, regista della Nouvelle Vague, su una coppia di gangster. Il risultato? “Fino all’ultimo respiro”, uno dei più importanti lungometraggi dell’era della Nouvelle Vague del cinema francese. Imdb
Il commento Qualcuno ha definito il film di Linklater “La nouvelle vague spiegata agli americani”, e secondo me è vero in parte. È un film davvero molto didascalico che presenta un momento specifico e molto importante della storia del cinema, presenta tutti i suoi protagonisti, e anche le figure minori si meritano un cameo con un cartello col nome, tanto che chiunque non abbia studiato cinema all’università si chiede chi cacchio è tutta ‘sta gente. Si prende il suo tempo qua e là per spiegare il contesto storico, ma poi si focalizza su un episodio specifico, ovvero la produzione del primo film di Godard, “Fino all’ultimo respiro”. Non manca di strizzare l’occhio al formalismo girando il film in un bislacco 1.37:1 (formato usato al tempo) e in bianco e nero. Quello che il film manca totalmente è di trasmettere qual è la portata della rivoluzione della Nouvelle Vague: viene detto, viene mostrato un regista che fa il matto durante le riprese (divertente, va detto) ma, se l’obiettivo era educare le masse, è stato ahimè mancato. Rimane un film curioso e tratti divertente, ma da Linklater speravo di più.
MONDADORI,2018,325 pagine
Marsilio,2019,480 pagine
Adelphi,1975,146 pagine
La Vita Felice,2025,250 pagine
Sette Città,2024,610 pagine
Libro divulgativo su vari aspetti della matematica e della fisica, sembra voler seguire la regola d’oro che prevede che ogni formula nel libro è un tot di lettori in meno (si concede solo E=mc² e qualcosa nelle appendici). Questo funziona fino a un certo punto, perché Launay si inoltra anche in argomenti piuttosto complessi, tra cui frattali e geometrie non euclidee, fino alla relatività generale, e trovo che la trattazione, che parte da esperienze quotidiane, alla fine rischi di risultare poco chiara.
Porto come esempio la legge di Benford, trattata nel primo capitolo, che è un argomento curiosissimo e palpabile (in breve:se prendete qualunque set di dati, vedrete che i numeri che iniziano per 1 sono molti di più delle altre cifre, che hanno frequenza sempre minore man mano che crescono). Ebbene, probabilmente per la paura di inoltrarsi troppo nei tecnicismi, a un certo punto si dice che le cifre hanno una frequenza costante ma dal punto di vista logaritmico, non lineare. Ma non si spiega perché, rimane come una sorta di “magia”.
In un po’ tutti i capitoli arriva il momento in cui si fa un atto di fede e si prende per buono quello che dice, ma il capitolo sui frattali probabilmente è il migliore, giacchè parte da una domanda insidiosa: quanto è un lungo un confine?
In sostanza, un libro di matematica molto divulgativo, ben scritto e anche ben illustrato. Ma se volete capire le cose anche senza essere matematici, ci sono altri libri che sono meno pavidi.
L’autrice di questo libro è un’accademica che si occupa di criminalità giapponese, ma, invece di scrivere un saggio, decide per questi libro divulgativo un approccio curioso, semi-narrativo: immagina una serie di colloqui con un boss yakuza che è l’unione di più personaggi che ha incontrato nella sua carriera di studiosa dell’argomento. Ne esce fuori qualcosa di strano, perché anche se non c’è ragione di dubitare che le informazioni riportate siano errate, il fatto che ci sia di mezzo un po’ di fiction ne dà un colore diverso.
A parte il metodo, ho trovato il mondo dell yakuza davvero affascinante, soprattutto in relazione alla società giapponese. Gli yakuza pensano di sè quello che pensano alcuni mafiosi di una volta (si veda “Il padrino”), cioè di essere organizzazioni che sopperiscono a mancanze dello Stato: mantengono l’ordine, hanno un codice d’onore, si occupano di giustizia dove la giustizia non arriva. Ma la differenza rispetto al resto del mondo è che le organizzazioni yakuza sono alla luce del sole, hanno uffici ben noti e tutti sanno chi sono gli affiliati, ed effettivamente c’è stato, per un certo periodo nel dopoguerra, un supporto alla legalità da parte di questa gente. Ma rimane il fatto che sono criminali violenti, e ammantarsi di onore e cerimonie non cambia questo fatto. E le leggi anti-yakuza sono poco efficaci per ragioni specifiche ben spiegate, ma che a un gaijin sembrano follia.
Mondadori,2022,187 pagine
Neri Pozza,2018,370 pagine