Un blog fuori tempo massimo

Vite di Paolo, Ilarione e Malco

di San Girolamo

Vite di Paolo, Ilarione e Malco Adelphi,1975,146 pagine
Il mondo delle agiografie è qualcosa che mi ha sempre incuriosito, quindi quando ho notato questo smilzo libricino scritto da San Girolamo su tre eremiti mi ci sono buttato. Girolamo è del IV secolo e le vite che racconta sono del III: per noi sono pressoché contemporanei, ma un secolo di differenza è mica poco.
Ma facciamo un passo indietro: le tre figure raccontate da Girolamo sono eremiti nel deserto. Nei primi secoli del cristianesimo i deserti nel Medio Oriente si erano riempiti di anacoreti che praticavano le austerità più selvagge. Si nota correttamente nell’introduzione che era un modo per ribellarsi alla società che stava iniziando a inquadrare il cristianesimo, più che una reale ricerca di santità. Girolamo è una figura molto interessante: un uomo coltissimo, amante dei classici, che ha passato metà vita in Medio Oriente, in parte anche a fare l’eremita, e metà nei centri di potere e di cultura in Occidente. Questo traspare dalla sua scrittura: le agiografie, pensate come metodo di divulgazione, hanno avuto grande popolarità e di base raccontano una serie di miracoli compiuti, di vittorie sui demonio, di tentazioni a cui hanno resistito e di mortificazioni della carne. Tuttavia, nonostante l’austerità del tema, ho rilevato una sottilissima ironia qua e là, soprattutto nella parte in cui il povero Ilarione scappa da un posto all’altro del mondo alla ricerca di isolamento per poter pregare in pace, ma si ritrova sempre con un codazzo di gente che pretende miracoli. Ecco, il secolo di distanza forse lo si vede dal fatto che queste figure sono già leggendarie. Non c’è traccia di ricerca storica, solo racconti.
La scrittura è molto piacevole anche per un lettore moderno, si vede che Girolamo era un fine letterato, e la traduzione italiana davvero eccellente. Lo leggete in un paio d’ore, e sono due ore ben spese.

Postato il 12/02/2026


Non è che un addio

di Mario Ferrando

Non è che un addio La Vita Felice,2025,250 pagine
La genesi di questo libro è interessante: l’autore ha visitato i cimiteri del Ponente Ligure alla ricerca di lapidi con epitaffi che in qualche modo attirassero la sua attenzione. Si è documentato sulle storie relative a queste persone, a volte piccole celebrità di provincia, a volte gente più comune, e poi ha fatto un salto di fantasia, immaginando piccole storie di contorno, vignette relative alla vita e la morte di questi personaggi. Sì, viene in mente Spoon River o magari De André, ma trovo che qua ci sia un lavoro di documentazione e di selezione che nelle versioni poetiche non c’è (o, perlomeno, non traspare). Quello che infatti rende pregevole l’operazione è come riesca a trasmettere l’atmosfera di un pezzetto di Italia in un periodo preciso, dall’Unità di Italia al primo dopoguerra, con una piccola appendice di cui parlo dopo. Ci sono i grandi eventi (il Risorgimento, le due guerre mondiali), le grandi ideologie (il contrasto tra religione e razionalismo compare spesso, è evidentente un pallino di Ferrando) ma anche storie particolari, come il violinista virtuoso cieco “Seidita” o anche piccole storie quotidiane di piccola gente, più rare perché è più difficile che potessero dedicare una lapide con epitaffio.
Le storie sono brevi, di solito poche pagine, e quasi sempre si usa lo stratagemma dell’epistola o del diario, anche se in un caso ci si spinge anche a una piccola pièce teatrale. Forse il difetto maggiore del libro sta in questo: le storie sono appena accennate, e troppo spesso didascaliche, nel senso che si limitano a mettere in prosa una serie di informazioni. La fantasia sembra troppo trattenuta, forse per pudore nei confronti sia dei defunti che dei lettori, ma mi sarebbe piaciuto qualche guizzo più inaspettato.
Chiudo, come il libro, con l’ultima storia. Al contrario delle altre, qui l’epitaffio è inventato e la storia è completamente vera e parla di un piccolo grande avvenimento in un paesino di poche decine di anime in cui viveva il bisnonno dell’autore e la festa che ne segue. E vi assicuro, è davvero difficile non commuoversi a leggerlo. Anche se c’è un piccolo controfinale nascosto nelle appendici, questo è un finale meraviglioso.

Postato il 01/02/2026


I terroristi del rock

di Daniele Guglielmi Veronesi

I terroristi del rock Sette Città,2024,610 pagine
Partiamo dal titolo: il senso che vuol dare autore alla parola “terrorista” è quello etimologico, ovvero “che incute terrore”, ma declinandola in senso ampio con “musica che scuote, che rompe con il passato, che “spettina”, che non lascia indifferenti”. Vi siete persi? Eh, diciamocelo: che idea del cazzo!
Ed è un peccato, perché complessivamente è un ottimo libro, ben documentato, completo, appassionato, scritto con un piglio più giornalistico che letterario, che si confà al tema. E non è una delle solite fottute storie in ordine cronologico!La prima parte (i cinque capitoli H, E, A, V, Y) è migliore della seconda (lascio come esercizio indovinare i titoli di essa), e tratta argomenti in generale trasversali al metal: ad esempio i concetti di appartenenza al mondo metal, la misoginia, la politica, il satanismo. Ogni capitolo parla dell’argomento, citando interviste e dichiarazioni e traendo esempi dalle opere. In particolare, poi, ogni tanto prende un album particolarmente significativo e lo analizza in dettaglio, canzone per canzone.
Nella seconda gli argomenti generali iniziano un po’ a mancare, e si concentra sui dischi, divisi in macroargomenti: dischi “tangenti” al metal, dischi di gente morta (!), dischi dal vivo etc. e, a come accennavo, questa parte è meno brillante e a tratti un po’ noiosetta. Guglielmi ha i suoi gusti, molto ampi e generalmente condivisibili, va detto, ma a volte leggere cinque pagine su un disco di cui non sai niente e che non ti ispira per nulla è un po’ scocciante. Ciò che però non scema mai è la passione dell’autore, a tratti visibilmente estasiato, commosso o esaltato da ciò che parla. Ovviamente questo non è un libro per tutti. Un lettore musicalmente ignorante del genere e molto curioso imparerà moltissimo, non si dà nulla per scontato, ma non credo che il libro sia stato pensato per lui. Invece, chi è metallaro dentro o fuori in qualsiasi modo, si divertirà come non mai con questa lettura.

Postato il 25/01/2026


Il teorema dell'ombrello

di Mickaël Launay

Il teorema dell'ombrello Libro divulgativo su vari aspetti della matematica e della fisica, sembra voler seguire la regola d’oro che prevede che ogni formula nel libro è un tot di lettori in meno (si concede solo E=mc² e qualcosa nelle appendici). Questo funziona fino a un certo punto, perché Launay si inoltra anche in argomenti piuttosto complessi, tra cui frattali e geometrie non euclidee, fino alla relatività generale, e trovo che la trattazione, che parte da esperienze quotidiane, alla fine rischi di risultare poco chiara. Porto come esempio la legge di Benford, trattata nel primo capitolo, che è un argomento curiosissimo e palpabile (in breve:se prendete qualunque set di dati, vedrete che i numeri che iniziano per 1 sono molti di più delle altre cifre, che hanno frequenza sempre minore man mano che crescono). Ebbene, probabilmente per la paura di inoltrarsi troppo nei tecnicismi, a un certo punto si dice che le cifre hanno una frequenza costante ma dal punto di vista logaritmico, non lineare. Ma non si spiega perché, rimane come una sorta di “magia”. In un po’ tutti i capitoli arriva il momento in cui si fa un atto di fede e si prende per buono quello che dice, ma il capitolo sui frattali probabilmente è il migliore, giacchè parte da una domanda insidiosa: quanto è un lungo un confine? In sostanza, un libro di matematica molto divulgativo, ben scritto e anche ben illustrato. Ma se volete capire le cose anche senza essere matematici, ci sono altri libri che sono meno pavidi.

Postato il 28/12/2025


Yakuza Blues. Vita e morte nella mafia giapponese

di Martina Baradel Fleming

Yakuza blues L’autrice di questo libro è un’accademica che si occupa di criminalità giapponese, ma, invece di scrivere un saggio, decide per questi libro divulgativo un approccio curioso, semi-narrativo: immagina una serie di colloqui con un boss yakuza che è l’unione di più personaggi che ha incontrato nella sua carriera di studiosa dell’argomento. Ne esce fuori qualcosa di strano, perché anche se non c’è ragione di dubitare che le informazioni riportate siano errate, il fatto che ci sia di mezzo un po’ di fiction ne dà un colore diverso. A parte il metodo, ho trovato il mondo dell yakuza davvero affascinante, soprattutto in relazione alla società giapponese. Gli yakuza pensano di sè quello che pensano alcuni mafiosi di una volta (si veda “Il padrino”), cioè di essere organizzazioni che sopperiscono a mancanze dello Stato: mantengono l’ordine, hanno un codice d’onore, si occupano di giustizia dove la giustizia non arriva. Ma la differenza rispetto al resto del mondo è che le organizzazioni yakuza sono alla luce del sole, hanno uffici ben noti e tutti sanno chi sono gli affiliati, ed effettivamente c’è stato, per un certo periodo nel dopoguerra, un supporto alla legalità da parte di questa gente. Ma rimane il fatto che sono criminali violenti, e ammantarsi di onore e cerimonie non cambia questo fatto. E le leggi anti-yakuza sono poco efficaci per ragioni specifiche ben spiegate, ma che a un gaijin sembrano follia.
Il libro, utilizzando lo stratagemma del boss, ripercorre la storia della yakuza, con particolare focus dal dopoguerra in poi, e introducendo qualche focus più specifico qua e là (le donne nella yakuza, il carcere, le leggi anti-yakuza…).
Alla fine, sono certo che questo modalità semi-narrativa (a tratti anche autobiografica) renda il libro più piacevole e scorrevole rispetto a un trattato di sociologia, ma senza l’autorevolezza di quest’ultimo. Non ho ancora deciso se sia un bene o un male.

Postato il 02/12/2025


La mossa del matto. L'Iliade di Bobby Fischer

di Alessandro Barbaglia

La mossa del matto. L'Iliade di Bobby Fischer Mondadori,2022,187 pagine
La popolarità della finale mondiale degli scacchi del 1972 tra Bobby Fischer e Boris Spassky è stata tale che probabilmente sono stati scritti numerosi libri su di essa, e poi anche nello specifico sul Fischer che era un personaggio incredibile, il classico genio pazzo. Alessandro Barbaglia cerca di dare una chiave di lettura diversa. Come prima cosa, ne parla a oltre 50 anni di distanza, quando il ricordo di quella serie di partite è stata dimenticata dal grande pubblico, restituendo quindi l’eccezionalità dell’argomento. Ma soprattutto, tenta un approccio per analogia e similitudini, innestando su Fischer il personaggio di Achille dell’Iliade, e su Spassky quello di Odisseo. E non solo: usando come spunto una conversazione di suo padre psicologo coi suoi colleghi, captata quando era piccolo, costruisce anche un parallelo con la propria storia e quella di suo padre, morto giovane.
Appare evidente che è un programma molto ambizioso, e infatti il giochino funziona fino a un certo punto. I paragoni omerici sono ottimi nel definire i personaggi, un po’ meno quando ci si appoggia a episodi dell’Iliade specifici, mentre la storia personale, per quanto tenera, risulta proprio slegata. Il nucleo della narrazione, comunque, il tratteggiamento dei due personaggi e la cronaca di quelle partite in Islanda in piena Guerra Fredda, è molto appassionante e ben documentato. Ecco, forse troppo: ci sono alcune scene che lasciano il dubbio che l’autore abbia fatto volare troppo la fantasia. Ad esempio, la descrizione di Fischer solo nella sua stanza d’albergo, nella vasca da bagno vuota a bere latte, ha delle fonti? È vero che CIA e KGB erano onnipresenti durante quei giorni ma…davvero?

Postato il 07/11/2025


Il mistero dell'Erebus

di Michael Palin

Il mistero dell'Erebus Neri Pozza,2018,370 pagine
Superato lo straniamento di leggere un libro di un Monthy Python (sì, è QUEL Michael Palin!) che non ha nulla a che vedere con la sua precedente attività, ci si trova di fronte a una prospettiva delle esplorazioni polari dell'800 interessante, perché non focalizzata su una missione o su un personaggio, ma su una nave. Seguiamo quindi la Erebus dalla sua costruzione, alla sua “infanzia” come nave da guerra nel mediterraneo, finché non inizia le missioni per cui è celebre, insieme alla sua nave gemella Terror (forse più famosa perché ha un nome più immediato e memorabile), prima nell’antartico e poi nel suo ultimo, tragico viaggio, nell’ennesima missione suicida per cercare il Passaggio a Nordovest. E infine, dopo oltre un secolo e mezzo, il suo ritrovamento sui fondali artici.
Il libro è piacevole, ben documentato senza essere mai pedante, ben scritto e con l’autore che solo ogni tanto emerge raccontando piccole esperienze personali, ma senza mai gridare “io! io! IO!” come fanno molti divulgatori. Molto british, diciamo, da questo punto di vista.
Le esplorazioni polari sono un mio pallino, quindi non ho imparato molto di nuovo da questo libro, ma non per questo me lo son goduto di meno. Consigliato.

Postato il 06/10/2025


Il cucchiaino scomparso e altre storie della tavola periodica degli elementi

di Sam Kean

Il cucchiaino scomparso e altre storie della tavola periodica degli elementi Adelphi,2010,409 pagine
Il titolo non mente, questa volta. “Storie dalla tavola periodica degli elementi”: questo è un libro che parla di storie curiose di chimici e fisici, che in qualche modo, a volte in modo proprio e a volte di sponda, hanno a che fare con la tavola periodica. Non lo definirei proprio un libro di divulgazione scientifica, anche se l’autore evidentemente sa di cosa parla e trasmette alcune nozioni elementari, quanto uno di quelli che chiamo i “libri Focus”. Come la rivista, questi libri sono interessanti, insegnano qualcosa, ma si tengono sempre a un livello piuttosto superficiale, non perché non vogliano approfondire ma perché non è il loro scopo. Chi comunque ha ricordi nebulosissimi della chimica fatta al liceo rispolvererà molte cose e ghignerà di fronte alle dispute per dare i nomi agli elementi. Chi vuole andare oltre, cerchi altrove.

Postato il 08/09/2025


Le geometrie oltre Euclide : Misurare la terra, descrivere l'universo

di Alberto Saracco

Le geometrie oltre Euclide : Misurare la terra, descrivere l'universo Scienza Express,190 pagine
Forse leggermente ingannevole il titolo, perché il libro parla dei vari tipi di geometria, inclusa quella classica euclidea, a cui si dedica una discreta fetta del libro. Tuttavia, la prospettiva è di dimostrare come si tratta di una geometria in molti casi arbitraria, non solo per il quinto postulato, ma anche per la scelta di permettere solo dimostrazioni costruttive con riga e compasso. In quest’ottica, la parte introduttiva è molto utile per riuscire a comprendere meglio altri tipi di geometrie; inevitabilmente, se si riesce a tenere un tono divulgativo per la geometrica ellittica o iperbolica, quando si parte con quelle più astruse, i collegamenti con l’algebra e l’analisi è difficile andare oltre qualche cenno, poiché si tratta di argomenti piuttosto avanzati. Si parla anche di topologia, ma ho trovato questa parte meno efficace delle altre come spiegazioni.
Decisamente un buon libro di divulgazione matematica.

Postato il 25/08/2025


Guida pettegola al Settecento inglese

di Francesca Sgorbati Bosi

Guida pettegola al Settecento inglese Sellerio Editore,445 pagine
La verità: questo libro non è malaccio, ma il titolo e la sua combinazione col nome dell’autrice sono la cosa migliore. Questa guida è divisa in più sezioni con microcapitoli, ma più in sostanza ci sono due parti: la prima è in effetti un Novella 2000 del ‘700, in cui si racconta cosa combinava la nobiltà inglese, a partire dalla famiglia reale, che in quel secolo si è espressa per bene come materiale da pettegolezzo, e poi a scendere nella nobiltà “comune”; la seconda è invece una serie di piccole curiosità sulla vita dell’Inghilterra di quel periodo, con focus sui nobili ma senza trascurare anche la classe media e il popolino, ficcandoci anche qua e là qualche pepato aneddoto.
Trovo curioso che l’impressione più forte che mi è rimasta è lo spietato disprezzo dell’autrice nei confronti di quello che parla. Mi sarei aspettato un minimo di quell’aura di fiaba che circonda la nobiltà del ‘700, ma qui prevale il crudo realismo: nobili stupidi e ignoranti, re incapaci quando non pazzi, una società immobile nei suoi errori e i suoi pregiudizi, un popolo ignorante e inconsapevole. Rimane la sensazione di una studiosa che ha scritto un libro ammiccante “per campare” ma non ha potuto fare a meno di non indorare la pillola. Ne risulta un libro sufficientemente curioso, ben scritto e documentato, ma non mi è rimasta la voglia di leggere l’analogo tomo della stessa autrice sul ‘700 francese.

Postato il 28/07/2025