Adelphi,1975,146 pagine
Il mondo delle agiografie è qualcosa che mi ha sempre incuriosito, quindi quando ho notato questo smilzo libricino scritto da San Girolamo su tre eremiti mi ci sono buttato. Girolamo è del IV secolo e le vite che racconta sono del III: per noi sono pressoché contemporanei, ma un secolo di differenza è mica poco.
Ma facciamo un passo indietro: le tre figure raccontate da Girolamo sono eremiti nel deserto. Nei primi secoli del cristianesimo i deserti nel Medio Oriente si erano riempiti di anacoreti che praticavano le austerità più selvagge. Si nota correttamente nell’introduzione che era un modo per ribellarsi alla società che stava iniziando a inquadrare il cristianesimo, più che una reale ricerca di santità. Girolamo è una figura molto interessante: un uomo coltissimo, amante dei classici, che ha passato metà vita in Medio Oriente, in parte anche a fare l’eremita, e metà nei centri di potere e di cultura in Occidente. Questo traspare dalla sua scrittura: le agiografie, pensate come metodo di divulgazione, hanno avuto grande popolarità e di base raccontano una serie di miracoli compiuti, di vittorie sui demonio, di tentazioni a cui hanno resistito e di mortificazioni della carne. Tuttavia, nonostante l’austerità del tema, ho rilevato una sottilissima ironia qua e là, soprattutto nella parte in cui il povero Ilarione scappa da un posto all’altro del mondo alla ricerca di isolamento per poter pregare in pace, ma si ritrova sempre con un codazzo di gente che pretende miracoli. Ecco, il secolo di distanza forse lo si vede dal fatto che queste figure sono già leggendarie. Non c’è traccia di ricerca storica, solo racconti.
La scrittura è molto piacevole anche per un lettore moderno, si vede che Girolamo era un fine letterato, e la traduzione italiana davvero eccellente. Lo leggete in un paio d’ore, e sono due ore ben spese.
Nottetempo,2009,360 pagine