It was the last day of school in 1976. A time they’d never forget. (If only they could remember)
Il riassunto Le avventure di un gruppo di adolescenti texani durante il loro ultimo giorno di scuola nel 1976, incentrate sullo studente Randall Floyd, che si muove con disinvoltura tra fumatori di erba, atleti e secchioni. Floyd è un atleta di punta, ma gli piace anche fumare erba, il che lo mette in difficoltà quando il suo allenatore di football gli chiede di firmare un impegno a non fare uso di droghe. Imdb
Il commento Chiaramente debitore di “American Graffiti” nel raccontare una notte di ragazzi in una cittadina americana, questo film è comunque spostato di qualche anno in là (anni ‘70), ha più uno spirito nostalgico per quel periodo, è una commedia ed è ispirato anche al filone dei film da college tipo Animal House. Un pasticcio di scopiazzature, quindi? No, perché il film di Linklater riesce comunque a trovare una sua identità introducendo alcuni personaggi ben caratterizzati (non tutti, altri sono semplici macchiette) e, pur avendo un inizio che sembra un’apologia del bullismo e del nonnismo, riesce anche a giocare con i classici gruppi da high school (jocks, geeks, stoner…) mescolando le carte e risultando quindi un film fresco e piacevole. Linklater anche da giovane girava molto bene, ci sono diversi attori che poi diventeranno delle star e c’è una colonna sonora rock che non ha risparmiato sulle royalties. Infine, come non citare il fatto che è evidentemente la fonte primaria per la mia sit-com preferita, “That’ ’70s show”.
Settembre nero è una coming of age molto brusca di un ragazzino di dodici anni, che nell’arco di poco tempo, nell’estate in Versilia del 1972, scopre l’amore e il male. Veronesi se la prende davvero con molta calma, costruendo lentamente l’idillio del protagonista, concedendosi diverse digressioni e entrando in dettagli a volte esagerati, tanto che a un certo punto l’io narrante ammette che per molti particolari ha fatto delle ricerche perché non era sensato ricordarsi qual è il distacco di un ciclista su un altro in una gara. Forse, se non era sensato ricordarlo, non ha senso neanche comunicarlo al lettore, però. E forse è parimenti eccessivo e frettoloso l’accavallarsi degli eventi negativi quando iniziano a succedere: in pratica, accade tutto nelle ultime 40 pagine sulle trecento del libro.
L’autore scrive bene, e le prime pagine mi avevano molto preso, anche perché mi ero riconosciuto in alcuni tic del protagonista (come penso avranno fatto in tanti), ma prima l’eccesso di languore e poi l’eccesso di fretta alla fine mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Non è un brutto libro, ma è stato il mio primo Veronesi e probabilmente l’ultimo.
Feltrinelli,2020,208 pagine