Un blog fuori tempo massimo

I convitati di pietra

di Michele Mari

I convitati di pietra Einaudi,2025,171 pagine
Forse sono stato influenzato dalle vicissitudini del pulmino dello Strega, però durante la maggior parte della lettura di questo libro non ho potuto fare a meno di pensare che Mari scrive bene, ha anche qualcosa da dire, ma deve essere proprio una brutta persona. La sua scrittura trasmette la visione di un’umanità triste e meschina, ancorata alle sue piccole o grandi fissazioni e desideri, e lo fa con uno spietato sarcasmo e con poco o punto empatia. Almeno, come dicevo, per gran parte del libro: verso il finale scivola verso un’inaspettata tenerezza senile che in parte riabilita lui e la sua visione del mondo. A parte questo, “I convitati di pietra” è un libro gustoso, scritto con un bel piglio e visto dall’esterno, senza dialoghi, quasi come un documentario. Lo spunto iniziale, la “riffa” dei liceali in cui vince chi muore per ultimo, è ben sfruttato e, anche se è inevitabile che sui trenta compagni di classe ben pochi siano memorabili (l’inevitabile “e mo’ questo chi cacchio era?” capita abbastanza spesso) quelli che sono meglio caratterizzati funzionano molto bene; anche le vicissitudini di questa classe sono davvero tante, rocambolesche e spesso imprevedibili. Carina anche l’idea di non aver paura a spingersi nel futuro, anche se il mondo del 2030-40 è davvero troppo simile a quello odierno per non farsi qualche domanda di plausibilità (ma evidentemente non era questo lo scopo). Infine, mia piccola fissazione, non posso fare a meno di notare che la “classe” deve essere per forza il liceo classico. Non ne usciremo mai.

Postato il 28/08/2026