La mano sinistra del buio
di Ursula K. Le Guin
Mondadori,1969,300 pagine
Un libro molto complesso e sfaccettato, che sfruttando lo spunto fantascientifico di un inviato di una federazione interstellare in un pianeta nuovo, riesce a parlare di politica, di sessualità, di amicizia e soprattutto di come ci mostriamo agli altri e di come siamo percepiti. L’ho trovato un libro davvero moderno. Il senso di straniamento del protagonista è trasmesso al lettore in una prima parte in cui è difficile districarsi tra termini intraducibili, usanze assurde, rapporti sociali incomprensibili, anatomie inspiegabili; insieme a lui però durante la lettura il mondo Inverno inizia a diventare famigliare e tutto è più scorrevole.
Il confronto più immediato sarebbe con “Straniero in terra straniera” di Heinlein, però il modo in cui Le Guin dimostra di conoscere l’umanità, di amarla e essere arrabbiata per quel che combina, mi ha ricordato moltissimo Kurt Vonnegut. Un libro non facile, ma davvero splendido.