Mondadori,2008,527 pagine
Il secondo libro della trilogia dei tre corpi è migliore del primo, e ha diverse cose in comune nei pregi e nei difetti. Innanzitutto, si legge con passione: la trama va in direzioni imprevedibili, anche se, oggettivamente le carte sono sempre in tavole, son solo difficili da scrutare. Secondariamente, Cixin fa un gran lavoro di hard science fiction, costruendo un mondo coerente con gli assunti iniziali. Ed è un libro in cui la cultura cinese dell’autore si vede: se nel primo alcune delle parti migliori erano quelle relative alla Rivoluzione Culturale, nel secondo si commette un errore dettato dalla mentalità dell’autore: senza fare grossi spoiler, il nucleo del libro è l’umanità che si prepara al combattimento contro gli alieni, solo che questo avverrà tra secoli. Nessun governo democratico è in grado di richiedere sacrifici ai propri cittadini per qualcosa che avverrà tra dieci generazioni: è un difetto (una feature?) insita nella democrazia. Ma nei paesi comunisti è già successo che si chiedesse ai cittadini uno sforzo immane senza che i cittadini stessi potessero vederne i frutti: in questo senso secondo me si vede la cinesità di Liu Cixin. Questo è uno degli elementi che, ogni tanto, richiedono uno sforzo di sospensione dell’incredulità piuttosto intenso. Però ce ne si rende conto solo a posteriore: il che è indice di una buona scrittura.