Adelphi,187 pagine
Una volta tanto il giovane professionista milanese in un’azienda milanese parodistica (o forse no) non è un pubblicitario, ma un giornalista, e si ritrova catapultato in una Roma non parodistica, ma indubbiamente surreale. Dopo una breve che ricalca “Il sorpasso” di Risi, il protagonista si ritrova nell’eponimo Paradiso, un simbolo della decadenza dell’aristocrazia (di sangue e di ceto) romana, un posto assurdo da cui è difficile scappare.
Non è certo un libro indimenticabile, ma qualce merito ce l’ha. Il romanzo di Masneri ha il dono di essere breve e tagliente: sarebbe stato facile dilungarsi sulle backstory delle numerose figure che compaiono, ma l’autore ha deciso di tenersi snello e sul pezzo. E anche se la satira e lo sberleffo di vecchie contesse e notai rincoglioniti è lì a portata di mano, il tono che prevale è quello di affetto con un pizzico di pietà, e mi è parsa una cosa molto apprezzabile.