Mondadori,2023,156 pagine
Una saga familiare di una famiglia matriarcale tutta ambientata in una casa dei Pirenei, in cui la tradizione e la Storia si mescolano alla superstizione, alla magia e al satanismo (senza limitismo). Non ci si faccia ingannare dalle 150 pagine, ci metterete un sacco a leggerlo: la scrittura di Irene Solà è densissima e ricca di immagini, metafore e simbologie (a tratti esagera, sembra voler sconfinare con la poesia) e il libro continua a mescolare piani temporali, cambiando ambientazione da un paragrafo all’altro senza avvertire. Abbiamo già visto questo stratagemma, Queneau l’aveva fatto addirittura a metà delle frasi. Queneau però era ben più bravo di Solà, e il libro risulta molto faticoso e confuso, anche perché l’albero genealogico è molto articolato e i personaggi si sovrappongono. Tutto sommato non mi è dispiaciuto, e se da un lato penso che un editor avrebbe potuto tenere a freno l’autrice e rendere il libro più accessibile, dall’altro forse la sua forza è la sua personalità e la sua imperfezione.