Feltrinelli,2020,208 pagine
In un romanzo che dura svariati decenni, Benni sembra fare i conti con la propria vita e la propria carriera. La parte migliore è la prima, che dura mezzo libro, e che descrive l’infanzia dei protagonisti, ambientata in una campagna del dopoguerra a volte magica, a volte idilliaca, probabilmente in parte autobiografica, ma che sicuramente è dove l’autore si sente più a suo agio e dove sfodera le sue invenzioni una dietro l’altra. Le sezioni cronologiamente successive sembrano quasi un “che è successo dopo” prolungato, in cui il mondo reale e le sue brutture hanno una parte sempre più importante, in cui si dà enfasi al tema ecologico. Pur essendoci delle belle pagine anche qui, si percepisce l’impaccio dell’autore, che a volte sembra riconoscere che il suo tempo è finito e prevale un’atmosfera di stanchezza. Nonostante questo, la freschezza e la verve di Benni non viene mai meno. Qualunque cosa scriva, è sempre un piacere leggerlo.