Le notti di Salem
di Stephen King
Pickwick,1975,656 pagine
Ero convinto che questo romanzo del giovane King parlasse di streghe perché “Salem” richiama questo tema, e invece sorpresa! parla di vampiri. Ma non solo dei nostri amici non morti zannuti: King ha diversi temi a cuore (le cittadine del Maine, la dissoluzione della società o della famiglia, l’alcolismo, i bambini eroi, la violenza domestica) e qua ce ne sono molti, tanto che a tratti sembra proprio un “It” in nuce, anche se, inevitabilmente, meno maturo e con un’orchestrazione meno efficace. A volte sembra che qualche storia laterale sia messa solo per fare colore, o forse volume. Quello però che funziona molto bene è la lenta e inesorabile discesa verso l’abisso dell’invasione di vampiri in una piccola e tranquilla cittadina di provincia. Forse è l’ineluttabilità del male, nonostante il finale, la cosa che colpisce più del libro.
L’edizione che ho letto comprende anche un post-epilogo, un racconto nello stesso universo che non aggiunge un granché se non dare un sfumatura più dark al finale, e un racconto che invece sembra una versione beta, in cui però al posto dei vampiri c’è Chtulu. E poi ci sono ottanta pagine di scene eliminate che, per quanto voglia bene a King, mi sono risparmiato. Se son state eliminate, ci sarà stata una ragione.
Nota a margine: una delle regole non scritte di libri e romanzi di vampiri post-Stoker è che di tutte le regole sul tema (luce solare, aglio, entrare in casa, crocifisso) ogni universo ne prende alcune e tratta le altre con disprezzo come “stupide leggende”. King non si pone questo problema. Le prende tutte.