Un blog fuori tempo massimo

Terrore dal mare

di William Langewiesche

Terrore dal mare Adelphi,2002,263 pagine
Ho amato poco questo saggio (forse più una raccolta di reportage giornalistici) sulla navigazione. I temi trattati sono principalmente tre: la situazione anarchica della navigazione commerciale, in cui ogni elemento di sicurezza e trattamento dei lavoratori viene ignorato per perseguire il massimo profitto; il naufragio della nave “Estonia” nel mar Baltico dove son morte 800 persone; la questione dello smantellamento delle navi di tutto il mondo in India, fatto in condizioni tremende per lavoratori ed ambiente. Quello che più mi ha infastidito è il tono rinunciatario con cui l’autore racconta le cose: è tutto un “è così, cosa ci vuoi fare? Ci sarà sempre uno più furbo!”, un enunciare con mollezza tentativi di risolvere problemi suggerendo che non servirà a niente. Nella seconda sezione, poi, pur interessante e approfondita, spesso scivola nella morbosità narrando dei mille modi diversi in cui la gente è morta in quel naufragio. Il libro, inoltre, è del 2004, e in questi quasi vent’anni è probabile che molte cose siano cambiate. Ho la sensazione, ad esempio, che ci siano meno incidenti di petroliere, e che lo smantellamento delle navi non avvenga più in paesi meno controllati (la Costa Concordia è stata smantellata a Genova, per dire). Infine, una nota di biasimo persino per Adelphi, per l’assurdo titolo italiano per un libro il cui titolo originale è “The Outlaw Sea: A World of Freedom, Chaos, and Crime”. Si son fatti prestare un titolista da quelli dei film?

Postato il 20/06/2023


Il Centodelitti

di Giorgio Scerbanenco

Il Centodelitti Garzanti,1970,422 pagine
Non è un modo di dire, i racconti del Centodelitti sono proprio cento (erano 98 nella prima edizione di OdB, poi la cosa è stata corretta), e il concetto di “delitto” è spesso sfumato: il più delle volte è un omicidio, a volte un furto, a volte addirittura un adulterio. La commistione col concetto di “peccato” nasce dal fatto che si tratta racconti brevi scritti per riviste femminili, e si intuisce il moralismo del contesto di quelle riviste negli anni ‘60. Ma, ed è questo il bello, Scerbanenco non si fa fermare da questo, e il suo campionario di umanità non è meno abbietto di quello dei suoi romanzi e racconti più celebri. Qualcuno ha detto che Scerbanenco sa usare le parole come coltelli: è il linguaggio che fa la differenza, che eleva il raccontino da rivista a letteratura, e Scerbanenco è uno dei migliori scrittori italiani del ‘900. Ma non solo: pur essendo il contesto dei racconti piuttosto uniforme (città del nord Italia, di solito Milano o Torino), non ci sono due racconti simili, non due personaggi sovrapponibili. C’è sempre una pennellata inaspettata, un dettaglio che rende unico anche una miniatura di due pagine.
Un libro indispensabile per chiunque voglia scrivere, anzi, per chiunque.

Postato il 09/06/2023


Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo

di Demented Burrocacao

Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo 333 pagine
Conquistato dal nome dell’autore e dallo spunto, ho letto con curiosità questo libro che parla di come alcuni musicisti italiani tra gli anni ‘70 e ‘80 abbiano avuto una visione del futuro innovativa, sia dal punto di vista musicale che dei contenuti. Suona fico, vero?
Il risultato è altalenante: innanzitutto, l’autore (autrice? autori?) sceglie di parlare di dischi interi, non di brani. Il che è sensato, perché nel periodo il percorso musicale di un autore avveniva a unità di LP; tuttavia, limita la possibilità di ascolto, perché non sempre uno ha voglia di sentirsi un disco intero, ma vorrebbe solo avere un supporto per capire meglio di cosa si sta parlando. Quindi, alla fine, ho sentito solo i dischi che più mi ispiravano, con alcune scoperte interessanti. D’altronde, ho avuto la sensazione che si riconducessero allo spirito innovativo ricercato opere e autori che così rivoluzionari non sono, quasi per partito preso: Matia Bazar, Pierangelo Bertoli, Laura Luca, persino Albano & Romina. Infine, come è inevitabile nei libri che parlano di musica di nicchia, c’è un’overdose di name dropping, quasi a dimostrare che l’autore ne sa.
Il libro va bene se letto a piccole dosi (infatti ci ho messo oltre due mesi!), intervallandolo con ascolti per approfondire. Altrimenti, è piuttosto noioso.

Postato il 06/06/2023


Il barone sanguinario

di Vladimir Pozner

Il barone sanguinario Adelphi,1937,320 pagine
Strana struttura, questo libro: inizia con l’autore che in prima persona decide di scrivere, quasi a caso, una biografia del barone Ungern, un misconosciuto condottiero in Mongolia, un reazionario che combatteva poco dopo la rivoluzione russa per la restaurazione della monarchia. I primi capitoli descrivono quindi il processo di ricerca delle fonti da parte dell’autore, che non trova quasi nulla, se non leggende, vaghe voci, ricordi dell’infanzia del protagonista (c’è un esilarante colloquio con un vecchio nobile che riconduce ogni discorso all’araldica). E poi, quando si raccoglie appena qualcosa di vagamente concreto, ma poca roba, cambia scenario e si racconta la storia del barone con un livello di dettaglio che ovviamente è incompatibile con le fonti rinvenute. Sembra quasi che l’autore ci voglia dire: io ci ho provato, ma alla fine questa non è una biografia, è un romanzo ispirato a eventi realmente accaduti.
E questa seconda parte è meno efficace della prima: si è catapultati in un mondo brutale, di guerra, sangue e crudeltà, con considerazioni geopolitiche poco note, tra cui l’influsso del Giappone negli affari asiatici, i rapporti tra Cina, Russa e Mongolia, il ruolo dei lama, ma con una trama che arranca pagina dopo pagina, senza troppa convinzione. Mi è rimasta la sensazione che quella scelta quasi casuale fatta da Pozner l’abbia scontentato e ci abbia messo poco impegno. Ed è un peccato, perché il contesto e i personaggi sono eccitanti.

Postato il 30/05/2023


L'uomo con la faccia in ombra

di Tito Faraci

L'uomo con la faccia in ombra Feltrinelli,224 pagine
Mezza autobiografia, mezzo manuale di scrittura di fumetti, questo libro di Tito Faraci non fa benissimo nessuna delle due. La parte autobiografica è piuttosto stringata, e anche se ben scritta e interessante, forse ci stava qualcosa di più, in particolare sui retroscena del mondo del fumetto italiano, che sono sempre spassosi. E il manuale è una pura introduzione. Faraci parla del proprio “metodo”, ma in realtà non se ne vede molto: è una serie di definizioni (quante pagine per le inquadrature!) e convenzioni, costellato di ottimi esempi (pregevole soprattutto la presentazione di sceneggiature reali di Zagor e Diabolik) e qua e là piccoli accorgimenti. Questi ultimi, che suggeriscono alcuni meccanismi della fruizione del fumetto, sono le chicche più interessanti: giusto per fare un esempio, il fatto che far camminare un personaggio in una vignetta da destra a sinistra suggerisce una camminata lenta, perché va “controcorrente”.
Mi è rimasta la sensazione di un libro gradevole ma che, forse per il target a cui è pensato, rimane troppo in superficie.

Postato il 09/05/2023


Nudi e crudi

di Alan Bennett

Nudi e crudi Adelphi,1997,96 pagine
Un librino estremamente british, nell’umorismo, gli ambienti, i personaggi. Una coppia anzianotta e noiosetta una sera torna a casa e la trova completamente svaligiata, ma proprio di tutto, persino la moquette. La loro esistenza verrà rivoluzionata dall’evento, soprattutto quella di un membro della coppia. In quello che è un racconto lungo Bennett riesce a costruire dei bei personaggi, un piccolo mistero con una risoluzione anche piuttosto soddisfacente, a dare piccoli tocchi di colore, battute assolutamente di stampo britannico e anche a commuovere. E’ un libro piccino, ma dà tanta soddisfazione.

Postato il 05/05/2023


L'isola misteriosa

di Jules Verne

L'isola misteriosa Marsilio,1875,624 pagine
Ma io non lo sapevo che esistesse il concetto di Verneverso, e che l’Isola Misteriosa, pur essendo una versione scientificamente accurata (con qualche esagerazione, secondo me) di Robinson Crusoe, fosse un crossover con ben altri due romanzi di Verne. Anche se, devo dire, che dopo essermi imbattuto nel primo, il secondo lo avevo previsto. Questa cosa, anche in tempi di multiversi con continuity e crossover assurdi, mi ha sorpreso e deliziato.
A parte questo, è un bel romanzo di avventure per ragazzi. Scritto abbastanza bene, con qualche lungaggine qua e là (620 pagine son troppe per il tema, e c’è anche un finale molto affrettato) e qualche eccesso di esclamativi, presenta un cast di personaggi molto piatto, con un bamboccio per identificarsi e un certo inevitabile razzismo/colonialismo data l’epoca in cui è stato scritto, e un curioso filo-americanesimo. Inoltre, come accennato sopra, è interessante l’approccio scientifico in cui la Natura viene piegata alla Dea Ragione (il protagonista è il leader ingegnere che ha una cultura scientifica onnicomprensiva, dalla chimica alla meccanica all’ingegneria navale)…salvo poi aver bisogno di un deus ex machina quando gli sforzi della mente non bastano più. <

Postato il 03/05/2023


La meridiana

di Shirley Jackson

La meridiana Adelphi,1958,251 pagine
Abbiamo visto un sacco di libri e film post-apocalittici, ma Jackson invece ne scrive uno pre-apocalittico: i mesi precedenti a un’apocalisse prevista da una visione di un membro di una ricca famiglia che vive isolata in una casa, e che progetta un dopo in cui loro e pochi eletti potranno ricostruire il mondo in un nuovo Eden. Ma l’apocalisse, poi, ci sarà davvero? Il libro è permeato da un continuo umorismo estremamente sottile: è evidente che si tratta di una satira coi personaggi che formano allegorie. L’idea è graziosa e punteggiata di piccole e divertenti scenette, ma la messa in opera risulta, alla fine, piuttosto faticosa e stiracchiata. Rimane l’impressione di un racconto gonfiato e che si sia divertita più l’autrice a scriverlo che il lettore a leggerlo.

Postato il 20/04/2023


Le cure della casa

di Stefania Bertola

Le cure della casa Einaudi,2021,248 pagine
Un piccolo romanzo spassoso. Stefania Bertola, che avevo già conosciuto nell’altrettanto divertente “Romanzo rosa”, parla di una donna che scopre di non aver più voglia di lavorare e di diventare una casalinga “professionista”. A questo spunto di sovrappongo altre piccole vicissitudini della protagonista: la figlia e il marito che prendono decisioni di vita, nuove e vecchie amiche che si avvicendano, con addirittura un piccolo mistery, la volontà di razionalizzare la propria decisione. C’è anche un certo gusto per la citazione pop meno scontato del solito, e un’elegia delle scatole della Pizza Barilla. Non c’è nulla di particolarmente originale o profondo, ma è un libro scritto bene, divertente, a modo suo moderno, che ti lascia la voglia di “ancora, ancora”. Non è poco.

Postato il 08/04/2023


Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica

di Bert Hölldobler

Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica Adelphi,1994,350 pagine
Ho forse sbagliato a leggere prima “Le formiche tagliafoglie” degli stessi autori, che è focalizzato sulla comunità di formiche più sorprendente ed evoluta, quindi questo libro appare più “ordinario”: le cose pazzesche che fanno le formiche sono del tipo “sì, vabbè, attaccano in sciami coordinati, ma mica coltivano funghi”. E questo è un peccato, perché la quantità di informazioni interessanti è enorme, ma soprattutto raccontata con gusto, equilibrio e perizia.
Il rischio di libri simili è quello che chiamo l’“effetto Focus”, ovvero una annoverazione pigra e disordinata di curiosità, magari con tono roboante. Wilson e Hölldobler evitano questo effetto con una narrazione ordinata per temi, con chiara competenza scientifica e di metodo, un giusto livello di approfondimento che non ha paura dello sporadico tecnicismo da mirmicologi, e con l’occasionale vanagloria “understated” in cui parlano di loro in terza persona e si concedono addirittura un capitolo autobiografico in apertura. Dopo una vita passata a rivoltare pietre e farsi mordere dalle piccole guerriere, se lo possono permettere.

Postato il 05/04/2023