Un blog fuori tempo massimo

Odio il cinema italiano: 7 ragioni per sostenerlo con successo in ogni conversazione

di Gabriele Niola

Odio il cinema italiano: 7 ragioni per sostenerlo con successo in ogni conversazione (Bietti Fotogrammi) (Italian Edition) Bietti,79 pagine
Il libricino, quasi un pampleth, di Niola è un atto di odio verso il cinema italiano che nasce dall’amore per esso: dalle sue potenzialità, la qualità che sa esprimere quando vuole, la sua storia e la sua visione. Ma quello su cui si focalizza qua è la sua decadenza negli ultimi vent’anni attraverso la sua pigrizia, l’autoreferenzialità, la piaga del “cinema d’autore” come genere, l’incapacità di parlare al pubblico. L’analisi è lucida, spietata, ben documentata da numerosi esempi. Va detto che il libro, pur essendo del 2020, è leggermente datato per gli ultimi sviluppi che ci son stati, nel bene e nel male, nel rapporto con le piattaforme.
Si legge in un’oretta, se amate il cinema vi arrabbierete un sacco, e con ragione.

Postato il 22/12/2022


Racconti di Pietroburgo

di Nikolai Gogol

Racconti di Pietroburgo Adelphi,1842,343 pagine
Non ho amato questi racconti di Gogol, anche se stento a trovarne la motivazione, perché ripensandoci, trovo molti pregi oltre che difetti. Quello che mi è piaciuto è lo spirito a metà tra il surreale, il gotico e l’esistenziale che permea i racconti, spesso con elementi sovrannaturali ma anche focalizzati sulla piccola borghesia impiegatizia russa dell'800. “Il mantello”, forse il mio preferito, mette perfettamente insieme i due temi, partendo da situazioni fantozziane per arrivare a una storia di fantasmi. Altro grande merito è aver trasmesso ottimamente lo spirito di una città in un periodo. La Pietroburgo ottocentesca di Gogol è vivissima e tridimensionale. Non sono tuttavia racconti particolarmente originali. Un racconto su un ritratto maledetto, sul diario di un pazzo o su un gentiluomo che fa da stalker a una signorina non sono proprio cose mai sentite.
Probabilmente però quello che più mi ha turbato è lo stile di scrittura, faticoso, involuto, a tratti ridondante e con la sintassi talvolta addirittura zoppicante. Davo la colpa al traduttore Tommaso Landolfi, ma egli stesso nella prefazione rileva gli stessi difetti ma dice che ha voluto riportare lo stile così come l’ha trovato. Il risultato, comunque, è una lettura faticosa e poco piacevole, priva del piacere della letteratura.

Postato il 21/12/2022


La banda dei brocchi

di Jonathan Coe

La banda dei brocchi Feltrinelli,2001,381 pagine
Il titolo, anche nella sua versione inglese, è ingannatorio, poiché non c’è traccia nel libro di concetto di “banda”. Similmente, il principale difetto del libro è che tre dei quattro componenti del club (nonché altri personaggi minori) sono tratteggiati molto superficialmente. Uno fa una sola cosa (gli scherzi), gli altri due si confondono. E, non meno improtante, non si parla solo di ragazzi, ma anche dei loro genitori, che hanno uguale importanza nella storia. Se però si passa oltre questo, il libro è una piacevole e vivissima rappresentazione degli anni ‘70 inglesi: IRA, scioperi operai nell’era pre-Thatcher, la musica che passa dal prog al punk, oltre a tutto l’eterno immaginario inglese di scuole con divise, pub e assurde tradizioni. Oltre a questo, è uno splendido coming of age di un ragazzo timido e confuso, e la storia d’amore che si costruisce piano piano è la più tenera e imprevedibile che abbia letto di recente.
Primo libro di una trilogia, sono curioso di vedere se altri personaggi acquiscono spessore.

Postato il 07/12/2022


Deserto di ghiaccio. La storia dell'esplorazione artica

di Fergus Fleming

Deserto di ghiaccio. La storia dell'esplorazione artica Carocci,2001,446 pagine
Solo dopo l’acquisto ho scoperto che questo libro è dell’autore de “I ragazzi di Barrow” che tanto mi aveva divertito l’anno scorso, e ne è una sorta di seguito. Dopo l’epopea degli inglesi alla caccia del passaggio a Nord Ovest, ora si guarda verso il Polo Nord, ma non è più un’esclusiva dei britannici: ora si mettono in mezzo americani, norvegesi, tedeschi, russi e…italiani!
Non diversamente dal libro precedente di Fleming, il racconto dell’epopea della caccia al Polo Nord è raccontata con leggerezza e un tocco di ironia. Ma se quest’ironia in precedenza era spietata nei confronti degli esploratori imbecilli che muoiono come mosche, in questo caso è più leggera e anche velata di ammirazione quando la prospettiva cambia, finiscono le grandi spedizioni con centinaia di uomini e inizia l’“epoca degli eroi”, gente che con pochi uomini percorre migliaia di km in slitta: tra cui Peary, Amundsen e financo un Savoia (!).
Il libro per me è stato piacevolissimo, ma mi rendo conto che può essere noiosetto leggere di una spedizione dietro l’altra, di scorbuto, iceberg, cani da slitta e inverni artici. Ma se ne avete il minimo interesse, è proprio un libro delizioso.

Postato il 25/11/2022


I giudizi sospesi

di Silvia Dai Pra'

I giudizi sospesi Mondadori,2022,549 pagine
Avete presente il classico film italiano, con fotografia livida e magari con Margherita Buy, che tratta di una famiglia disfunzionale o di coppie in crisi e in cui a un certo punto arriva la scena madre con tutti che si gridano di tutto? Bene, questo libro è l’equivalente letterario. La premessa è buona: una famiglia borghese tutto sommato normale che viene a contatto con il Male nella forma di James Tocci, un uomo che sedurrà la figlia e ne combinerà di tutti i colori alla famiglia; i personaggi principali sono molto ben tratteggiati, l’autrice da questo punto di vista ha fatto un ottimo lavoro a renderli tridimensionali; il libro copre 25 anni di vita e l’evoluzione dei personaggi è complessivamente buona; è anche buona la ricostruzione della vita in provincia. Ma…le scene madri di cui ho parlato sopra sono una dietro l’altra, con ogni personaggio che prima o poi litiga ferocemente con tutti gli altri personaggi. La cosa all’inizio è fastidiosa, poi diventa insopportabile, e verso la fine vira verso il comico/autoparodistico. Anche perché, complici pure una certa quantità di personaggi secondari ben poco indispensabili, il libro è lunghetto, sfiora le 500 pagine. Tutto sommato il libro non è male, ma con una seria sforbiciata di litigate e personaggi sarebbe potuto essere molto meglio.

Postato il 09/11/2022


California. La fine del sogno

di Francesco Costa

California. La fine del sogno Mondadori,2022,204 pagine
I saggi di Costa sull’America sono interessanti perché portano alla luce alcuni aspetti che da noi, nonostante tutto il bombardamento di informazione, non hanno ancora conquistato i media. E quindi, questa fuga dalla California, la voglia di andar via dal ricchissimo stato roccaforte dei democratici con un’economia fiorente, colpisce non poco. Costa analizza le motivazioni (di base, spoiler, un mercato immobiliare fuori controllo, ma non solo) e le conseguenze, su tutte la quantità spaventosa di senzatetto, senza risparmiare analisi politiche non sempre condivisibili al 100%, ma comunque ben argomentate.
Quello che secondo me colpisce di più è in parte la sensazione che qualcosa del genere possa accadere anche altrove, magari in piccolo (perchè si sa, in America devono sempre fare le cose in grande, anche quando falliscono), e la morale, per quanto banale, che se c’è di mezzo l’egoismo umano, qualunque luogo può diventare un postaccio da cui scappare.

Postato il 20/10/2022


Il banchetto annuale della confraternita dei becchini

di Mathias Énard

Il banchetto annuale della confraternita dei becchini Edizioni e/o,2020,480 pagine
Probabilmente conquistato dal titolo molto intrigante, questo libro è stata una bella scoperta. Si tratta, in breve, di un racconto della Francia provinciale più profonda nella sua evoluzione e nel suo stato odierno, compiuto attraverso una serie di ritratti e diversi punti di vista.
Andiamo con ordine: il libro parte col diario di un etnologo parigino, un dottorando che si trasferisce in provincia per una ricerca. Dopo poche pagine si chiarisce che razza di imbecille sia quest’uomo (e non è frequente leggere un punto di vista di un imbecille) e come il suo atteggiamento nei confronti dei paesani sia orribile. Quando il punto di vista del visitatore ha tracciato un quadro abbastanza completo del contesto, il libro cambia. Si parte con una serie di piccoli ritratti, avanti e indietro nel tempo, di persone e a volte animali che sono vissuti o stanno vivendo nella zona, ricostruendo piano piano un puzzle che compone la vita in campagna, con alcune storie episodiche e altre più dominanti e ricorrenti. Contemporaneamente, l’autore espone la sua visione di quel che succede dopo la Morte, tema che permea il libro. E infatti l’eponimo banchetto avviene a metà del libro, ed è una gustosissima e sterminata descrizione di crapuloneria, una celebrazione della vita e della morte. Verso la fine, torna il punto di vista dell’etnologo. Per il quale qualcosa è cambiato.
Oltre a tutto ciò, ho trovato il libro scritto e tradotto molto bene, con un gusto per la parola e la precisione della terminologia che credo renderebbe il libro molto apprezzabile se letto in francese, con un livello di conoscenza della lingua approfondito.

Postato il 17/10/2022


Radicalized. Quattro storie dal futuro

di Cory Doctorow

Radicalized. Quattro storie dal futuro Mondadori,2019,324 pagine
Quattro racconti lunghi, quattro versioni distopiche del futuro prossimo, stile Black Mirror (che, tra parentesi, è diventato probabilmente l’opera più influente degli ultimi anni), di cui tre su quattro pienamente realistiche, ognuna delle quali ha una forte voce morale da parte dell’autore: non si limita a supporre un futuro brutto, ci dice chiaramente che ne pensa.
Il primo racconto, plausibilissimo, parla di un futuro in cui tutti gli elettrodomestici sono pieni di DRM e della “ribellione” nell’hackerarli. Anche se ben scritto, Doctorow cade nel comune errore di pensare che l’hacking sia una cosa semplice che si impara leggendo due istruzioni sui forum, ed è un peccato.
Il secondo, con una versione di Superman alle prese coi diritti civili e la violenza della polizia, è il meno interessante, sembra una storia scartata da Superman.
Il terzo, il più americano, e che dà il titolo alla raccolta, alle prese con le assicurazioni sanitarie e il terrorismo generato contro di esse, mi è parso interessante come spunto ma non sviluppato adeguatamente. Cioè, mi è rimasta la sensazione di “e allora?”
L’ultimo è il mio preferito ed è deliziosamente crudele: un ricco privilegiato cerca di scampare all’apocalisse costruendosi un fortino, pianificando tutto: difese, armi, capitali, viveri, compagnia, intrattenimento. Cosa potrebbe andare storto? Ovviamente, tutto!
La sensazione che mi è rimasta è che Doctorow possa fare di meglio, che l’approccio politico alla fantascienza che ha dato e il suo stile di scrittura sottilmente ironico funzionino bene, ma che abbia bisogno di maggior concretezza e magari anche di prendersi il tempo di sviluppare meglio le idee.

Postato il 13/10/2022


Terra!

di Stefano Benni

Terra! Feltrinelli,1983,317 pagine
La rilettura di “Terra!” a distanza di oltre vent’anni non ha avuto un gran successo, ahimé. Ho trovato Benni molto poco a suo agio con la fantascienza e nel tessere una trama complessa, con molti scenari e molti personaggi. Se la cava bene, come sempre, nella piccola invenzione, nei personaggi grotteschi, nelle storie laterali, nelle funambolie linguistiche; molto meno bene nella satira dell’informatica, invecchiatissima al punto di essere risibile, e nella precisione: se fai fantascienza e spari delle cifre, ha senso che ti premuri di valutare se sono sensate. Quando leggo che il supermegacomputer ha “50 megaflops” o che il Giappone ha comprato la cifra iperbolica di “9 miliardi di metri cubi di mare” (per dire che ora ha il dominio dei mari) mi cadono le braccia.
E anche il twist finale, che da ragazzo mi era parso così pazzesco, ora mi è sembrato banale e mal strutturato.
Altra cosa difficile da accettare oggi è il razzismo nei confronti di giapponesi, arabi e neri: nell’Italia degli anni ‘80, pre-globalizzazione, era un sentire comune ridicolizzare popoli con costumi diversi dai nostri (per quanto già allora non proprio carino, diciamo); al lettore moderno è difficile soprassedere.

Postato il 19/09/2022


La valle oscura

di Anna Wiener

La valle oscura Adelphi,2020,309 pagine
A metà tra un resoconto giornalistico e un’autobiografia, il libro di Anna Wiener descrive con un pizzico di ironia (ma non troppo) la follia della Silicon Valley: le quantità mostruose di denaro che vi affluiscono, i dirigenti giovani ed eternamente adolescenti, un modo di lavorare che rifugge da quello consueto salvo poi farvi ritorno in qualche modo, gli uffici sala-giochi e le attività di team building, la città sconvolta, i problemi di inclusività non sempre affrontati in modo corretto. Ne viene fuori un ritratto a tratti spaventoso ma non privo di un suo fascino perverso. Strutturalmente il libro è un po’ troppo frammentario: pur seguendo la carriera dell’autrice, ci sono molti capitoli che rimangono isolati parlando dell’ennesima uscita coi colleghi o l’ennesimo CEO brillante e imbecille. Il libro poteva finire in qualunque punto dalla metà in poi, diciamo. E, alla fin fine, anche se mi son divertito, non credo di aver imparato niente di nuovo sulla Silicon Valley.
Nota negativa per la traduzione, che sceglie di tradurre letteralmente certi termini disorientando il lettore e, a naso, senza sapere di cosa sta parlando: “ingegnere mobile” per quello che forse era “mobile engineer”, “responsabile” per “manager”, “scienziati dei dati” (“data scientist”) e soprattutto un orrendo “codificare” e “codificatore” per “to code” e “coder” (programmare e programmatori)

Postato il 10/09/2022