Un blog fuori tempo massimo

Il Ritorno del Re (Il Signore degli Anelli, #3)

di J.R.R. Tolkien

Il Ritorno del Re (Il Signore degli Anelli, #3) Bompiani,1955,720 pagine
E così concludo la mia enensima rilettura del Signore degli Anelli, la prima con la nuova traduzione. Mi si affollano le riflessioni che ho fatto negli anni: l’uso dei colori tra i due capitoli “Monte fato” e “I campi di Cormallen”; il ritorno dei Proci alla Contea, l’unico caso in cui Tolkien si lascia andare a qualche riferimento politico esplicito; quel finale così perfetto; l’evoluzione di Merry e Pipino e il ruolo tutt’altro che secondario che hanno nella storia; lo spostamento un po’ eccessivo di Gimli verso la spalla comica redento però dalla fine della sua storia, nascosta nella appendici; il fatto che nemmeno Tolkien abbia avuto il coraggio di ritirar fuori Bombadil nel viaggio di ritorno.
Son stato proprio contento di tornare nella Terra di Mezzo, e come sempre spiace doverla lasciare. Non per sempre, immagino.

Postato il 04/09/2022


Complotti!: Da QAnon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto

di Leonardo Bianchi

Complotti!: Da QAnon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto Minimum Fax,2021,323 pagine
Sicuramente l’autore non vuole correre rischi, e documenta con le fonti ogni fatto raccontato tramite note a piè di pagina. Parlando di complotti, è quasi necessario. Tuttavia, trovo che il libro sia parzialmente riuscito: si concentra sullo specifico del complottismo degli ultimi anni, con focus su pandemia e QAnon. L’approfondimento c’è, ma a volte si assiste a un elenco di fatti arido e sinceramente anche a tratti noiosetto: mi sarebbe piaciuto qualche excursus storico più ampio e qualche analisi psicologica e sociale maggiore. Ciononostante, il libro raggiunge un obiettivo: diminuire la già scarsa fiducia nell’umanità e nel futuro che il lettore poteva avere.

Postato il 23/08/2022


Disperazione

di Vladimir Nabokov

Disperazione Adelphi,1934,226 pagine
Difficile non paragonare “Disperazione” di Nabokov al suo più celebre “Lolita”: entrambi raccontano in uno stile riconoscibile il racconto in prima persona delle imprese di un uomo abietto e immorale. Eppure, Lolita colpisce per la sua originalità nel campo dell’abiezione, per il motore dell’amore distorto e, in qualche modo, anche per l’ammirazione per i modi e l’intelligenza del protagonista. Quello che invece caratterizza “Disperazione” è l’illusione del narratore Hermann di avere tutto sotto controllo e di essere padrone non solo del proprio destino, ma anche di quello altrui. Illusione che è tale, come si intuisce anche abbastanza presto, ed è frutto della paranoia di Hermann e del suo essere, alla fin fine, un mediocre.
Tutto questo è un po’ più già visto, ma rimane lo stile aguzzo e raffinato di Nabokov, che in questo campo non ha rivali. Forse, in questo caso, è un po’ troppo compiaciuto, tanto che le digressioni sono molto comuni, con ironici frequenti richiami all’ordine dell’autore stesso.

Postato il 18/08/2022


Una storia tra due città

di Charles Dickens

Una storia tra due città Frassinelli,1859,561 pagine
Di difetti questo libro ne ha eccome: la storia ci mette tanto, troppo a decollare; ci sono moltissime descrizioni a volte pesanti, quasi tutti i personaggi sono ritratti appena schizzati (diceva bene quello che affermava che i personaggi di Dickens li immagini sempre a ripetere la stessa scena ), con l’eccezione del personaggio di Carton che è più approfondito; la trama alla fin fine è esilina. Eppure, complice l’innegabile fascino della Rivoluzione Francese, la storia funziona benissimo e quando parte si trepida come non mai per i protagonisti; è un ritratto molto vivido  e ben documentato della Francia e dell’Inghilterra del 700; alla fin fine le dannate descrizioni di Dickens sono affascinanti; e soprattutto ha uno dei finali più potenti che abbia mai letto.  Solo per questo e per il tormentato personaggio di Carlton, A tale of two cities merita un posto importante nella storia della letteratura..

Postato il 13/08/2022


Le misure del tempo

di Paolo Gangemi

Le misure del tempo Codice Edizioni,263 pagine
Il libro di Gangemi affronta la misurazione del tempo da parte dell’umanità con un approccio sistematico: dalle misurazioni più lunghe alle più brevi. Si parte quindi da cose più vaghe come gli eoni e le ere fino ad arrivare ai secondi e i loro sottomultipli, passando attraverso anni, giorni e tutto ciò di altro che viene in mente. Istintivamente io avrei scelto l’approccio opposto, dal più piccolo al più grande, ma in effetti non vedo nessun vantaggio in un modo o nell’altro.
Il libro è pieno zeppo di curiosità, e se questo lo rende piacevole e scorrevole, è anche il suo limite. Mi è parso di leggere Focus: complessivamente interessante e senza dubbio si impara qualcosa, ma rimane la sensazione di estrema superficialità. È chiaramente l’intento del libro, ma non si va mai oltre l’elenco di fatti. Nessuna riflessione sul rapporto dell’umanità col Tempo, niente sull’evoluzione tecnologica o sociale che è sottesa ad esso. Solo il fatto che una volta c’è stato un 30 febbraio o che alle volte ci sono dei secondi extra per le irregolarità della rotazione terrestre.

Postato il 26/07/2022


Spatriati

di Mario Desiati

Spatriati Einaudi,2021,288 pagine
Desiati scrive abbastanza bene. Questo è quanto di buono posso dire sul libro, ma ben poco altro. In questa storia di due ragazzi che faticano a trovare il loro posto nel mondo, quello che domina è la plastica. Tutto appare artefatto, i personaggi, le situazioni, le città, il linguaggio dei dialoghi e del narratore, persino le citazioni pop: tutto finto, tutto costruito senza il minimo briciolo di sincerità. Non so se fosse questa l’intenzione del narratore, sicuramente è quello che trasmette. Mi soffermo un attimo sui personaggi: Francesco e Claudia vengono presentati come persone “al di fuori del coro”, quindi come personaggi tridimensionali, sfaccettati, inquieti e a loro modo incoerenti. Il risultato è che appare che si comportino a casaccio, senza la minima relazione tra le esperienze che hanno fatto e quello che affrontano in seguito. Pare che ci sia una checklist: vita universitaria, fatta; esperienza omosessuale, fatta; fuga a Berlino, fatta; riconciliazione con la madre, fatta. Infine, presentare Berlino come una città esclusivamente dedita alla trasgressione mi pare la cosa più provinciale che ci sia, soprattutto se il romanzo è stato scritto a Berlino. Infinissimo, le note a fondo libro che spiegano Tetris, Elsa Morante e Giochi senza Frontiere. Vabbè.

Postato il 22/07/2022


La storia infinita

di Michael Ende

La storia infinita TEA,1979,436 pagine
Uno dei libri che ho letto più volte da regazzino, riprovato in età adulta. Cosa rimane? Innanzitutto, la parte fiabistico/meravigliosa funziona sempre bene. Ende ha una fantasia sfrenata, le sue continue trovate sono irresistibili, lasciano a bocca aperta anche il lettore più scafato. Il libro poi è difficile da mettere giù, è molto scorrevole e con una densità di eventi che, a ripensarci, potevano riempire il triplo di pagine di un altro scrittore. Come ricordavo, è meglio la prima parte, quella con Bastiano nel nostro mondo e l’alternanza tra Terra e Fantàsia, poi la storia arranca un pochino, semba abbia perso la bussola (come Bastiano, appunto).
Due cose ho notato, però: primo, che il messaggio che Ende vuole dare (in particolare nella seconda parte) è dannatamente confuso. Si parla di fantasia e creatività, certo, ma anche di desideri, di memoria, di amore di chissà quale tipo, in un calderone che lascia un’impressione che, al di là di “sapere inventare storie è una bella cosa” non è nitida.
Secondo, che Ende, nella tradizione di Tolkien, ha enormi problemi con le donne. Ci sono tre personaggi femminili: l’Infanta Imperatrice, che è una dea più che una donna, Donna Aiuola, che è una figura materna, e Xayde, che è una maga malvagia e manipolatrice. Dal punto di vista di un lettore moderno è imbarazzante.
Detto questo, è stato un piacere ritornare nella soffitta con Bastiano ed emozionarsi con lui, Atreiu e Fùcur. Certe cose funzionano a tutte le età.

PS: non ho mai visto il film. Credo mi deluderebbe da matti.

Postato il 18/07/2022


Le venti giornate di Torino

di Giorgio De Maria

Le venti giornate di Torino Frassinelli,1977,156 pagine
Mi piacciono i libri e i film ambientati a Torino. Al di là delle questioni esoteriche, è una città con un suo carattere particolare che trovo che funzioni bene come sottofondo che in qualche modo diventa personaggio. Le “venti giornate” sono giornate in cui succedono cose strane: insonnia collettiva, omicidi strani, la nascita di una Biblioteca che sembra un Facebook ante-litteram: la voce narrante indaga dieci anni dopo, risvegliando qualcosa che era meglio che dormisse.
“Le venti giornate di Torino” è un libro piuttosto strano: vagamente classificabile come fantascienza, è molto etereo, non spiega niente, butta lì un sacco di suggestioni che non spiega, ma non se ne sente la necessità. Mi ha ricordato alcuni dei migliori Dylan Dog di Sclavi. E’ inquietante, non consolatorio, e scritto anche decisamente bene.

Postato il 13/07/2022


Helgoland

di Carlo Rovelli

Helgoland Adelphi,2020,216 pagine
Il trattatello di Rovelli sulla fisica quantistica è senza dubbio interessante e ben scritto, ma mi ha lasciato piuttosto perplesso. L’autore propone la sua interpretazione sulla fisica quantistica e le sue stranezze con un approccio basato sulle relazioni tra enti più che sugli enti stessi. Effettivamente nella maggior parte dei casi sembra funzionare abbastanza bene, ma quello che mi ha turbato è che Rovelli lo dà per certo, come soluzione ormai accettata dalla comunità scientifica, con ben poco spazio al dubbio. Ora, io, come tutti i profani, ne so molto poco sull’argomento, ma non avevo mai sentito parlare dell’interpretazione relazionale: forse è qualcosa di molto recente? O, impossibile non pensarlo, la sicumera dell’autore è eccessiva?
A parte questo dubbio metodologico, l’autore spiega molto bene quando si parla di fisica, e le sue divagazioni storiche e sulle personalità di quel periodo chiave della scienza sono molto piacevoli. A mio parere se la cava meno bene quando lascia il terreno a lui più familiare e si addentra nei meandri della filosofia. Lì sembra poco a suo agio, e le sue argomentazioni appaiono spesso posticce o per lo meno poco convincenti.  Nonostante tutto questo, è certamente un libro stimolante.

Postato il 10/07/2022


Abbiamo sempre vissuto nel castello

di Shirley Jackson

Abbiamo sempre vissuto nel castello Adelphi,1962,182 pagine
Chissà che genere si potrebbe attribuire questo libro: forse un blando horror? un thriller? una commedia nera? un romanzo psicologico? un trattato sulla condizione femminile? C’è questo e anche di più nelle 170 dense pagine del romanzo di Shirley Jackson: la storia di due ragazze che vivono in una casa isolata, dal punto di vista di una di esse che ha una percezione distorta e un po’ magica della realtà (è qualche forma di malattia mentale) e che ha l’obiettivo di mantenere per sempre uno status quo di idillio familiare. Idillio non è, per tante ragioni, e succederanno avvenimenti anche radicali, ma il titolo suggerisce tutto. Abbiamo sempre vissuto nel castello, e ci vogliamo vivere per sempre.
Shirley Jackson si conferma un’autrice maiuscola.

Postato il 05/07/2022