Un blog fuori tempo massimo

Il potere dell'infinito: L'universo raccontato dal calcolo infinitesimale (Italian Edition)

di Steven H. Strogatz

Il potere dell'infinito: L'universo raccontato dal calcolo infinitesimale (Italian Edition) Codice Edizioni,2019,414 pagine
Ho letto un sacco di libri di questo genere, e sinceramente è difficile trovare qualcosa di originale. Temo che l’opera di Strogatz non sia del genere: chiariamoci, è fatta piuttosto bene, parte pressoché da zero spiegando il calcolo infinitesimale ma non ha paura di avventurarsi ogni tanto in qualche spiegazione più tecnica e di mettere qualche formula, ma manca di qualche guizzo che la renda veramente memorabile. Inoltre, nella foga di raccontare l’importanza di derivate e integrali, a volte esagera e dà il merito al calcolo infinitesimale per invenzioni e scoperte che sicuramente l’hanno utilizzato, ma non come elemento centrale. Per fare un esempio, nella lotta all’Aids.

Postato il 11/06/2022


Chiedi a Iwata

di Satoru Iwata

Chiedi a Iwata Panini Comics,2021,192 pagine
Raccolta di scritti di e su Iwata, CEO di Nintendo e figura mitica nel mondo dei videogiochi. Io ho sempre una grossa dose di scetticismo nei confronti di questi “santini”, anche quando, come in questo caso, vengono presentati come persone gentili, sagge e attente al personale e ai clienti. Quindi, se Iwata è davvero come è stato presentato, era una brava persona (ma mantengo i miei dubbi), ma il libro non è un granché: le riflessioni sono quasi sempre molto banali e ripetitive. Traspare un uomo buono, un capo che è un padre di famiglia (ma poi l’idea di azienda come famiglia mi disturba), ma non particolarmente geniale. Le cosiddette “perle di saggezza” alla fine di ogni capitolo sono spesso imbarazzanti.
La traduzione nel complesso piuttosto scadente non facilita la lettura.

Postato il 05/06/2022


Tennis

di John McPhee

Tennis Adelphi,1969,222 pagine
Il pezzo principale del libro, la narrazione un incontro di tennis di fine anni ‘60, è la parte più interessante, sia per quello che racconta sia per la tecnica giornalistica che confronta i due giocatori, inframmezza la cronaca del match con frammenti di interviste ai due e considerazioni sul mondo del tennis. E’ davvero un gioiello, da questo punto di vista. Peccato che non sia tradotto molto bene, e il curatore si occupa anche del secondo pezzo, francamente poco interessante. Si conclude con un altro pezzo di McPhee, sull’erba di Wimbledon, interessante ma meno efficace del primo.

Postato il 04/06/2022


I sette peccati capitali e le sette virtù capitali

di Giorgio Scerbanenco

I sette peccati capitali e le sette virtù capitali Garzanti Libri,2010,252 pagine
Scerbanenco secondo me dà il meglio nei suoi racconti, e più sono neri più è a suo agio. E’ per questa ragione che, in generale, è la prima parte di questo libro, quella su peccati capitali, è quella che funziona meglio. E’ dove l’autore riesce a esplorare le piccolezze e le sordidità degli esseri umani; plauso in particolare al racconto sull’invidia. E però il racconto migliore tra tutti per me è nella seconda parte (ma poi, esistono davvero le “sette virtù capitali”?), quello relativo alla speranza, che segue una storia d’amore irrisolta per una vita.

Postato il 29/05/2022


Anna Karenina

di Leo Tolstoy

Anna Karenina Vintage,1878,964 pagine
“Anna Karenina” non è esente da difetti. Ci sono alcune parti di scarso interesse per il lettore moderno, a volte anche piuttosto lunghe: in particolare quelle relative alle gestione dei latifondi o l’amministrazione della Russia zarista. Si tratta di temi che erano a cuore per Tolstoj, ma che non sono sopravvissuti al secolo e mezzo da allora. E poi, anche se lo sguardo dell’autore è di pietà e non di condanna, tutta la storia di Anna come peccatrice e “donna perduta” agli occhi odierni appare eccessiva.
Ma pazienza. Anna Karenina, nonostante il titolo pensi si focalizzi su una persona, è un romanzo corale in cui Tolstoj dimostra una vertiginosa abilità nel mettersi nella testa dei suoi personaggi, a volte anche nello stesso capitolo: è una tecnica che i corsi di scrittura dicono di evitare a tutti i costi, “a meno di non essere estremamente bravi”. Ecco, Tolstoj lo è. E questi personaggi, anche grazie all’introspezione, sono costruiti proprio bene. Ognuno avrà il suo preferito, il mio è il crapulone Stepan Arkadič, quasi una spalla comica ma motore di molta azione, a partire dal celeberrimo incipit.
E oltre i personaggi, la quantità di scene memorabili: cito solo, tra le mie preferite, la proposta fallita di Levin a Kitty; quella invece riuscita (la celebre scena con le iniziali delle parole) e la successiva notte d’euforia di Levin; la morte di Nikolah, fratello di Levin; il flusso di coscienza di Anna prima della sua uscita di scena; la fallita dichiarazione dell’altro fratello di Levin; la corsa di cavalli di Vronskij.

Postato il 28/05/2022


Le formiche tagliafoglie

di Bert Hölldobler

Le formiche tagliafoglie Adelphi,2010,191 pagine
Interessantissimo librino sulla straordinaria complessità della società di queste formiche, che creano colonie con milioni di individui e architetture complesse, coltivano funghi, hanno caste ultraspecializzate e tecniche di raccolta raffinate. Una fetta di natura poco conosciuta e sorprendente.
Il libro è relativamente tecnico (alcune volte mi son dovuto fermare per cercare un termine non incluso nel glossario) e focalizzato sull’etologia, ottimamente corredato di foto e illustrazioni, e scritto e tradotto anche piuttosto bene. Lo si legge rapidamente e con piacere. Mi sarebbe solo piaciuto un approfondimento sul concetto di superorganismo, che è trattato piuttosto superficialmente: se la singola formica è un essere quasi demente, come avviene il salto per il quale una colonia è un’entità così intelligente?

Postato il 05/05/2022


Le mille e una morte

di Jack London

Le mille e una morte Adelphi,1899,149 pagine
Dopo aver amato molto Martin Eden, decido di approfondire Jack London coi suoi racconti, e scelgo un volume un po’ a caso. Dopo aver letto il primo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta, mi dico: “Orcaloca, ho beccato un libro di avanzi!”. Il primo appare infatti come un racconto goffo, quasi un soggetto, un riassunto, per un romanzo più ampio, con avvenimenti rapidissimi e un finale tronco. Scopro invece poi che è un racconto giovanile (secondo me un romanzo abortito), a cui segue roba molto migliore: i due racconti nello Yukon, “Bâtard” e “Allestire un fuoco”, sono bellissimi, ma anche “Perdifaccia” è assai notevole, l’omaggio/imitazione di Poe è curioso anche se non riuscitissimo e la protofantascienza di “Il Dio Rosso” è affascinante (e spaventosamente razzista, va detto).
In definitiva, non spaventatevi per il primo racconto, dopo arriva la ciccia buona, e Jack London non delude.

Postato il 07/04/2022


Il filo avvelenato

di Laura Purcell

Il filo avvelenato Mondadori,2018,420 pagine
Trascurando l’inevitabile comica a cui non resisto di dire ad alta voce “Purcell” imitando Abantantuomo ogni volta che scorgo la copertina del libro, questo libro gotico/thriller di Laura Purcell non è male. Avevo già letto dell’autrice “Gli amici silenziosi”, che era più smaccatamente horror (uno dei pochi libri che mi abbia effettivamente provocato qualche brividino): in questo caso si spinge di più sull’ambientazione vittoriana urbana, sul contrasto tra le classi sociali, in una storia dal sapore dickensiano.
Dorothy è una dama dell’alta società che si occupa di opere di carità, tra cui soprattutto la visita alle carcerate, ed è anche un’appassionata di frenologia. Ruth è una ex-sarta carcerata, che racconta la sua storia disgraziata a Dorothy. Il libro alterna capitoli dal punto di vista di Ruth con quelli dal punto di vista di Dorothy, uno stratagemma abbastanza comune ultimamente; il problema è che se la storia di Ruth, tra disgrazie, omicidi, sevizie, è appassionante, quella di Dorothy è invece piatta e noiosetta, coi suoi problemi di dama che sembrano davvero scemenzuole e la sua passione per la frenologia che è ridicola e poco ha a che fare col resto della trama. La storia di Dorothy acquista un suo senso solo negli ultimi capitoli, e la mia sensazione è che doveva essere una cornice poi espansa per “inciccire” la paginazione del libro. Questo è il peccato più grosso di un romanzo che si legge con piacere, che racconta disgrazie senza morbosità ma con empatia e con una discreta documentazione storica e che ha un paio di twist verso la fine che non avevo proprio previsto.

Postato il 28/03/2022


Cotto

di Michael Pollan

Cotto Adelphi,2013,506 pagine
Non mi ha convinto in pieno questo saggio di Pollan (autore già dell’ottimo “Dilemma dell’onnivoro”), in cui parla delle trasformazioni del cibo operate dagli essere umani, e di come influenzino salute e cultura. E’ buona l’idea di dividere il trattato nei quattro elementi, associandoli a una tecnica: fuoco per la cottura diretta sul fuoco, acqua per la cottura lenta in pentola, aria per la lievitazione e la panificazione, terra per la fermentazione (che comprende anche formaggi e alcool).
Il problema principale del libro è che tende a essere sovrabbondante: dopo aver raccontato la sua esperienza di barbecue di un maiale intero in fossa di terra in pieno dettaglio, Pollan ne racconta un’altra quasi identica, e più o meno la stessa cosa per la panificazione.
A differenza del “Dilemma dell’onnivoro”, in cui l’esperienza in prima persona dell’autore era la cosa più interessante, qua sono le divagazioni sulla salute, la biologia e la cultura associata al cibo a essere più piacevoli. Forse sono considerazioni superficiali, dato il carattere non specifico del libro, ma le sezioni sul microbioma, le diverse specie di lievitazione, l’influenza dell’alcool nella cultura umana, il rapporto della cottura sul fuoco con la religione sono molto più piacevoli da leggere rispetto a quante pieghe nel pane abbia fatto l’autore (con molta vanagloria!).
E’ in definitiva un libro interessante, ma con un buon terzo di pagine in meno sarebbe stato meno faticoso e più piacevole.

Postato il 22/03/2022


Resoconto

di Rachel Cusk

Resoconto Einaudi,2014,192 pagine
Non è facile dare un giudizio su questo celebratissimo libro: la narratrice, anonima ma non completamente, è una lente attraverso cui le persone interagiscono sfogandosi e dando adito a confessioni e riflessioni di vario tipo, in un contesto ben ricostruito di un’Atene moderna, calda e caotica. La sensazione che mi è rimasta è che l’autrice ci provi troppo, sforzandosi di trovare verità universali e riflessioni profonde un po’ ovunque, cercando di capire l’umanità da qualche esempio. A tratti funziona, ma più spesso la sensazione è di effettato esibizionismo intellettuale. Non ne sono stato conquistato.

Postato il 07/03/2022