Mondadori,2018,420 pagine
Trascurando l’inevitabile comica a cui non resisto di dire ad alta voce “Purcell” imitando Abantantuomo ogni volta che scorgo la copertina del libro, questo libro gotico/thriller di Laura Purcell non è male. Avevo già letto dell’autrice “Gli amici silenziosi”, che era più smaccatamente horror (uno dei pochi libri che mi abbia effettivamente provocato qualche brividino): in questo caso si spinge di più sull’ambientazione vittoriana urbana, sul contrasto tra le classi sociali, in una storia dal sapore dickensiano.
Dorothy è una dama dell’alta società che si occupa di opere di carità, tra cui soprattutto la visita alle carcerate, ed è anche un’appassionata di frenologia. Ruth è una ex-sarta carcerata, che racconta la sua storia disgraziata a Dorothy. Il libro alterna capitoli dal punto di vista di Ruth con quelli dal punto di vista di Dorothy, uno stratagemma abbastanza comune ultimamente; il problema è che se la storia di Ruth, tra disgrazie, omicidi, sevizie, è appassionante, quella di Dorothy è invece piatta e noiosetta, coi suoi problemi di dama che sembrano davvero scemenzuole e la sua passione per la frenologia che è ridicola e poco ha a che fare col resto della trama. La storia di Dorothy acquista un suo senso solo negli ultimi capitoli, e la mia sensazione è che doveva essere una cornice poi espansa per “inciccire” la paginazione del libro. Questo è il peccato più grosso di un romanzo che si legge con piacere, che racconta disgrazie senza morbosità ma con empatia e con una discreta documentazione storica e che ha un paio di twist verso la fine che non avevo proprio previsto.
Adelphi,2013,506 pagine
Einaudi,2014,192 pagine
Adelphi,2017,222 pagine
Adelphi,1847,287 pagine
Bompiani,1954,704 pagine
Adelphi,2005,431 pagine
Sur,2014,108 pagine
Nutrimenti,2010,270 pagine
Dey Street Books,2018,341 pagine