Un blog fuori tempo massimo

Il filo avvelenato

di Laura Purcell

Il filo avvelenato Mondadori,2018,420 pagine
Trascurando l’inevitabile comica a cui non resisto di dire ad alta voce “Purcell” imitando Abantantuomo ogni volta che scorgo la copertina del libro, questo libro gotico/thriller di Laura Purcell non è male. Avevo già letto dell’autrice “Gli amici silenziosi”, che era più smaccatamente horror (uno dei pochi libri che mi abbia effettivamente provocato qualche brividino): in questo caso si spinge di più sull’ambientazione vittoriana urbana, sul contrasto tra le classi sociali, in una storia dal sapore dickensiano.
Dorothy è una dama dell’alta società che si occupa di opere di carità, tra cui soprattutto la visita alle carcerate, ed è anche un’appassionata di frenologia. Ruth è una ex-sarta carcerata, che racconta la sua storia disgraziata a Dorothy. Il libro alterna capitoli dal punto di vista di Ruth con quelli dal punto di vista di Dorothy, uno stratagemma abbastanza comune ultimamente; il problema è che se la storia di Ruth, tra disgrazie, omicidi, sevizie, è appassionante, quella di Dorothy è invece piatta e noiosetta, coi suoi problemi di dama che sembrano davvero scemenzuole e la sua passione per la frenologia che è ridicola e poco ha a che fare col resto della trama. La storia di Dorothy acquista un suo senso solo negli ultimi capitoli, e la mia sensazione è che doveva essere una cornice poi espansa per “inciccire” la paginazione del libro. Questo è il peccato più grosso di un romanzo che si legge con piacere, che racconta disgrazie senza morbosità ma con empatia e con una discreta documentazione storica e che ha un paio di twist verso la fine che non avevo proprio previsto.

Postato il 28/03/2022


Cotto

di Michael Pollan

Cotto Adelphi,2013,506 pagine
Non mi ha convinto in pieno questo saggio di Pollan (autore già dell’ottimo “Dilemma dell’onnivoro”), in cui parla delle trasformazioni del cibo operate dagli essere umani, e di come influenzino salute e cultura. E’ buona l’idea di dividere il trattato nei quattro elementi, associandoli a una tecnica: fuoco per la cottura diretta sul fuoco, acqua per la cottura lenta in pentola, aria per la lievitazione e la panificazione, terra per la fermentazione (che comprende anche formaggi e alcool).
Il problema principale del libro è che tende a essere sovrabbondante: dopo aver raccontato la sua esperienza di barbecue di un maiale intero in fossa di terra in pieno dettaglio, Pollan ne racconta un’altra quasi identica, e più o meno la stessa cosa per la panificazione.
A differenza del “Dilemma dell’onnivoro”, in cui l’esperienza in prima persona dell’autore era la cosa più interessante, qua sono le divagazioni sulla salute, la biologia e la cultura associata al cibo a essere più piacevoli. Forse sono considerazioni superficiali, dato il carattere non specifico del libro, ma le sezioni sul microbioma, le diverse specie di lievitazione, l’influenza dell’alcool nella cultura umana, il rapporto della cottura sul fuoco con la religione sono molto più piacevoli da leggere rispetto a quante pieghe nel pane abbia fatto l’autore (con molta vanagloria!).
E’ in definitiva un libro interessante, ma con un buon terzo di pagine in meno sarebbe stato meno faticoso e più piacevole.

Postato il 22/03/2022


Resoconto

di Rachel Cusk

Resoconto Einaudi,2014,192 pagine
Non è facile dare un giudizio su questo celebratissimo libro: la narratrice, anonima ma non completamente, è una lente attraverso cui le persone interagiscono sfogandosi e dando adito a confessioni e riflessioni di vario tipo, in un contesto ben ricostruito di un’Atene moderna, calda e caotica. La sensazione che mi è rimasta è che l’autrice ci provi troppo, sforzandosi di trovare verità universali e riflessioni profonde un po’ ovunque, cercando di capire l’umanità da qualche esempio. A tratti funziona, ma più spesso la sensazione è di effettato esibizionismo intellettuale. Non ne sono stato conquistato.

Postato il 07/03/2022


La vita segreta

di Andrew O'Hagan

La vita segreta Adelphi,2017,222 pagine
Stento davvero a capire il senso di questo libro, o meglio, ho detestato profondamente la sua ridondanza, ma mi sfugge anche il suo senso. Si tratta di tre reportage, o meglio, meta-reportage in cui l’autore affronta alcuni temi rilevanti nella vita digitale moderna. Si inizia con 90 interminabili pagine in cui cerca di scrivere un libro con Edward Snowden, in cui dopo poche pagine emerge la personalità paranoide, infantile, incapace di gestire gli impegni dell’autore, affiancata ai suoi atti di eroismo. Il resto è noia, noia, noia.
Nel secondo reportage O’Hagan costruisce un’identità virtuale a partire dalle informazioni sulla tomba di un ragazzo morto giovane. Non si capisce bene lo scopo, che arriva fino a explorare il deep web, appare tutto quasi un gioco, smontato poi all’improvviso. Molto inconcludente.
Leggermente più interessante è l’affaire Nakamoto, in cui l’auore segue un matematico che potrebbe essere effettivamente Satoshi Nakamoto, inventore dei bitcoin, e nel suo mettersi nelle mani di avvocati e imprese che, a seguito di questa rivelazione, dovrebbero fare un sacco di soldi. Similmente a Snowden, Craig, il matematico in questione, è presentato come un essere umano incapace di condurre una vita, e sebbene meno odioso l’insistenza nell’esplorare questo personaggio è estenuante. Tanto più che, in un anticlimax, alla fine non si capisce se è veramente Nakamoto o meno.
Libro assai noioso, sconsiglio.

Postato il 05/03/2022


Manoscritto trovato a Saragozza

di Jan Potocki

Manoscritto trovato a Saragozza Adelphi,1847,287 pagine
L’introduzione ce la mette tutta a dipanare la storia dietro la scrittura di questo libro, in cui la stesura a tratti sembra intersecare la complessità della cornice. E infatti è abbastanza facile perdersi nelle storie di questa specie di Decamerone, con storie spesso nidificate a più livelli, trame ricorrenti che si applicano a più personaggi, e un gusto di contaminazione con le avventure picaresche, soprattutto nella seconda parte.
Rimane l’indubbio piacere della lettura di queste storie, il gusto del mescolarsi delle culture ebraiche, cristiane e musulmane, ma soprattutto il peso del senso dell’onore, indistinguibile tra quello cavalleresco e quello mafioso. Alla fine, quasi tutti i danni arrivano da giuramenti assurdi da mantenere ad ogni costo.

Postato il 02/03/2022


La compagnia dell'anello (Il Signore degli Anelli, #1)

di J.R.R. Tolkien

La compagnia dell'anello (Il Signore degli Anelli, #1) Bompiani,1954,704 pagine
La rilettura del Signore degli Anelli era un’impresa che volevo compiere da tempo, e ho colto l’occasione della nuova, divisivissima traduzione di Ottavio Fatica per procedere. Iniziamo da questa: senza entrare nelle ideologie (che non tocco nemmeno con un bastone lungo tre metri) Fatica evidentemente ha voluto a tutti i costi staccarsi il più possibile dalla vecchia edizione, cambiando anche quanto forse non era strettamente necessario, e qualche volta indugia un pochino troppo in qualche lemma inusuale, ma questo glielo perdoniamo perché, dannazione, finalmente Tolkien lo si può leggere in un buon italiano, piacevole e stimolante, con un ampio spettro di registri. Non c’è veramente confronto con la vecchia edizione.
E anche la prima parte, che continua a essere la più faticosa e in cui secondo me Tolkien doveva ancora trovare la sua voce e far quadrare alcune cose (io sono del team “No Bombadil”), si legge con maggior piacere e senza arrancare in attesa della “parte bella” che inizia a Bree.
Ok, ho finito per parlare solo della traduzione, ma è difficile dare un giudizio a un libro che ho letto così tante volte, e per di più una sola parte. Accontentiamoci di questo.

Postato il 12/02/2022


Amanti e regine

di Benedetta Craveri

Amanti e regine Adelphi,2005,431 pagine
Dalla descrizione mi aspettavo un libro che parlasse del potere femminile, esplicito o occulto, nella Storia ad ampio raggio. Il tema è in effetti quello, ma limitato a tre secoli della monarchia francese: si parla infatti delle regine e delle amanti dei re da Caterina de’ Medici (inizio ‘500) fino a Maria Antonietta. Il libro è colto e documentatissimo, e si mette correttamente in luce come, anche in epoca in cui il patriarcato non era nemmeno messo in discussione, le donne riuscivano a trovare un modo per esercitare il potere: qualcuna attraverso reggenze esplicite, qualcuna intervenendo in politica, qualcun’altra divertendo il re, a letto o fuori. Dopo un po’, sinceramente, tutte queste figure femminili tendono a confondersi, con qualche notevole eccezione quali Madame Pompadour e Madame Du Barry. Forse un libro meno focalizzato e che analizzasse con ottica simile altre figure importanti in altri periodi storici e altri luoghi sarebbe stato più interessante.

Postato il 26/01/2022


Distanza di sicurezza

di Samanta Schweblin

Distanza di sicurezza Sur,2014,108 pagine
Libro nella categoria “non mi ricordo perché l’ho comprato”, è una rielaborazione molto contorta e in forma pseudo-teatrale di “Pet sematary” di Stephen King. Solo che Schweblin non è King, sia come abilità narrative che come spirito, e annega ciò che c’è di buono nel libro (l’ambientazione nella campagna argentina con uno spirito magico e velenoso che permea l’ambiente) in una scrittura pretenziosa, volutamente oscura ma non per questo intrigante. Semplicemente non si capisce bene quel che succede ma al lettore non interessa. Per fortuna è corto.

Postato il 13/01/2022


L'uomo che inventò il Polo Nord

di Philipp Felsch

L'uomo che inventò il Polo Nord Nutrimenti,2010,270 pagine
Tra le storie assurde che girano intorno all’esplorazione artica, quella di August Petermann è meno nota ma non per questo meno meritevole. Notevole geografo, esperto di mappe ed esploratore “da salotto”, decise a un certo punto in base a speculazioni teoriche che il Polo Nord fosse costituito da un mare navigabile circondato da una barriera di ghiacci. E un sacco di gente gli diede retta. Forse la cosa più interessante del libro,insieme alla solita follia suicida delle esplorazioni artiche dell'800, è il carattere del tutto particolare di Petermann, presentato come un arrivista autolesionista (!) e certamente non l’eroe della situazione.
L’autore fa un lavoro di ricostruzione storica a partire dalle fonti molto preciso, citando lettere, diari e giornali, e il modo in cui il clima culturale e sociale dell'800 viene reso è molto vivido. Rimane tuttavia un libro oggettivamente per amatori del genere.

Postato il 11/01/2022


A History of Video Games in 64 Objects

di World Video Game Hall of Fame

A History of Video Games in 64 Objects Dey Street Books,2018,341 pagine
Come molte storie dei videogame americane, questo libro dà molta enfasi ai fenomeni culturali del passato USA: Pong, Atari, Pac-man, la crisi dei videogame, il NES etc., e tratta superficialmente e senza metodo i fenomeni più recenti o avvenuti fuori dal Nordamerica. Lo sforzo di arrivare fino a Pokèmon Go c’è, ma la parte dopo il 2000 è frammentaria e sfilacciata: forse questo periodo è semplicemente troppo recente per un’analisi storica. A parte questo, il libro nasce da un museo e quindi ruota intorno a degli oggetti fisici, con belle foto di corredo: è un approccio interessante, e complessivamente è ben scritto.

Postato il 01/01/2022