Il Saggiatore,149 pagine
Ho letto questo libro perché mi interessava soprattutto il tentativo di fare letteratura con le “storie a bivi” che nella loro forma più primitiva abbiamo visto in Topolino già da decenni e che si erano evolute negli assai più sofisticati libri-game.
Le varie ramificazioni di Galanti sono in generale molto cupe, e l’uso della seconda persona è un espediente valido per mettere il lettore di fronte alla povertà morale di quasi tutte le situazioni. Gli sprazzi di serenità sono molto pochi, domina l’inquietudine. Questo è forse il maggior merito del libro, la voglia di vedere se un altro finale è meno deprimente del precedente. Quasi mai lo è.
Dal punto di vista strutturale (del “game design”) il libro è piuttosto scarso: pochi bivi, pochissimi incroci tra le varie scelte (è quasi un albero, più che un grafo), ed è evidente l’interesse dell’autore ad alcune tematiche rispetto ad altre. Ad esempio - piccolo spoiler - all’inizio puoi scegliere se fare medicina o filosofia all’università, ma se scegli medicina il libro termina subito; simile è il chiaro interesse dell’autore di esplorare relazioni amorose diverse dalla solita “noiosa” coppia fissa. Inoltre il libro è strutturato in tre sezioni, Lavoro, Amore e Vita, ognuna dei quali è un libro-game indipendente; segno, probabilmente, della difficoltà a gestire strutture complesse da parte dell’autore.
In sostanza, riconosco al libro il merito del tentativo di usare un gimmick per esprimere la visione dell’autore sul mondo, ma complessivamente non posso dire sia un libro riuscito.
Bompiani,2010,523 pagine
Adelphi,2006,487 pagine
effequ,288 pagine
Adelphi,1955,408 pagine
Marsilio,2020,384 pagine
Bompiani,2017,1431 pagine
Interlinea,110 pagine
Rizzoli,2020,464 pagine
Adelphi,1998,542 pagine