Un blog fuori tempo massimo

Le geometrie oltre Euclide : Misurare la terra, descrivere l'universo

di Alberto Saracco

Le geometrie oltre Euclide : Misurare la terra, descrivere l'universo Scienza Express,190 pagine
Forse leggermente ingannevole il titolo, perché il libro parla dei vari tipi di geometria, inclusa quella classica euclidea, a cui si dedica una discreta fetta del libro. Tuttavia, la prospettiva è di dimostrare come si tratta di una geometria in molti casi arbitraria, non solo per il quinto postulato, ma anche per la scelta di permettere solo dimostrazioni costruttive con riga e compasso. In quest’ottica, la parte introduttiva è molto utile per riuscire a comprendere meglio altri tipi di geometrie; inevitabilmente, se si riesce a tenere un tono divulgativo per la geometrica ellittica o iperbolica, quando si parte con quelle più astruse, i collegamenti con l’algebra e l’analisi è difficile andare oltre qualche cenno, poiché si tratta di argomenti piuttosto avanzati. Si parla anche di topologia, ma ho trovato questa parte meno efficace delle altre come spiegazioni.
Decisamente un buon libro di divulgazione matematica.

Postato il 25/08/2025


Obscura. Tutti i racconti

di Edgar Allan Poe

Obscura. Tutti i racconti Mondadori,1845,1032 pagine
Conoscevo i racconti più famosi di Poe, e ho voluto leggere l’opera completa. Giudizio lapidario: non fatelo, accontentatevi di quella dozzina di racconti che tutti conoscono. Se vengono scelti sempre quelli, c’è una ragione.
Dalla lettura di questo titano di oltre 1000 pagine in formato grande emergono diverse considerazioni. Il Poe giovanile eccede nello sfoggio di erudizione, vomitando citazioni e riferimenti senza che aggiungano un granché alle storie. Più in là si cimenta in generi diversi rispetto all’horror: ci sono goffi (diciamo pure “cringe”) tentativi di umorismo e satira, c’è il poliziesco (la Rue Morgue e i suoi seguiti, che hanno avuto un’influenza enorme), c’è l’avventura a volte semi-sovrannaturale, come in Gordon Pym, e a volte proprio realistica. C’è persino qualche cenno di proto-fantascienza. E poi ovviamente c’è il gusto del macabro, dell’abiezione, la mancanza del conforto della morale che guida le azioni e le loro conseguenze, che forse è l’elemento più incisivo dell’autore. E anche lo stile di scrittura barocco, ampolloso, classicheggiante, una volta entrato sotto controllo diventa piacevole.
Però fidatemi di me: se non siete dei filologi, accontentatevi di quella dozzina di racconti. Il mio preferito è “La botte di Amontillado”.

Postato il 23/08/2025


The Halfling's Gem (Forgotten Realms: The Icewind Dale, #3; The Legend of Drizzt, #6)

di R.A. Salvatore

The Halfling's Gem (Forgotten Realms: The Icewind Dale, #3; The Legend of Drizzt, #6) Wizards of the Coast,1990,352 pagine
È un Drizzt.

Postato il 21/08/2025


Intervista col vampiro. Le cronache dei vampiri

di Anne Rice

Intervista col vampiro. Le cronache dei vampiri TEA,1976,364 pagine
Una delle mie lacune dei capisaldi della cultura nerd si è rivelata una grande delusione. Riconosco qualche bella invenzione: l’ambientazione nel sud degli Stati Uniti della prima parte, il passare del tempo su cui si sorvola perché non rilevante per i personaggi, e soprattutto la vampira eterna bambina, ma per il resto è una lagna. Pagine su pagine di personaggi che si parlano addosso, che si struggono senza generare empatie, un sacco di banalità e luoghi comuni (adoro il fatto che in tutte le storie di vampiri - questa non fa eccezione - si prendano in giro alcuni miti sui vampiri come leggende e se ne rispettino rigorosamente altri). Delle tre parti, poi la seconda è completamente inutile ai fini della storia nel suo complesso: forse l’autrice voleva cimentarsi con l’ambientazione est-europea, ma tagliando quella parte la storia non cambia affatto. Ripeto: che lagna!

Postato il 19/08/2025


Una storia semplice

di Leonardo Sciascia

Una storia semplice Adelphi,1989,66 pagine
Sciascia ogni tanto gioca coi gialli, proponendo un delitto apparentemente semplice, ma che semplice non è, e che presenta numerose ramificazioni e conduce anche a un piccolo colpo di scena che, ripensandoci, era chiaro fin dall’inizio. Si tratta di un racconto, dignificato a libro da Adelphi, che a tratti sembra una bozza di un romanzo che è rimasto in nuce; il non detto, il sotteso, il suggerito sono il nucleo della narrazione dell’autore e il suo modo di raccontare la Sicilia. Tuttavia, ci sono alcuni personaggi e alcune situazioni che danno l’impressione di poter essere sviluppati, magari per dare colore aggiuntivo o approfondire alcuni caratteri che rimangono in superficie. Ne rimane una sensazione di un racconto molto potente nella sua sintesi, ma che poteva forse diventare qualcosa di più.

Postato il 09/08/2025


L'ultimo Catone

di Matilde Asensi

L'ultimo Catone Sonzogno,2001,483 pagine
Scrivendo un libro di misteri archeologici con sette segrete millenarie e i segreti della Chiesa Cattolica si possono ottenere diversi livelli di qualità: può essere un gioiello come “Il Pendolo di Focault”, un Indiana Jones, un Martin Mystére (che ne ha viste di tutti i colori) o si può finire dell’abisso di Dan Brown. Ecco, il romanzo di Asensi è più assimilabile a quest’ultimo, e anche se non ne condivide la demenza e la sciatteria, non è certamente un capolavoro. La storia della setta che preserva la Vera Croce e che vive in un Paradiso Terrestre e sottopone a prove i suoi iniziati è del genere del Codice da Vinci (che però precede di un paio d’anni), anche se le prove, che costituiscono gran parte del libro, sono molto più vicine a Indiana Jones (e ad alcuni tipi di videogame). Il libro è molto improbabile, non molto coerente e, a dirla tutta, neanche scritto molto bene, però ha dalla sua il merito di inventarsi un trio di protagonisti originali e molto ben assortito, di conoscere discretamente il Purgatorio di Dante e, tutto sommato, di lasciarti la voglia di vedere come va avanti. Ma non di leggerne il seguito.

Postato il 08/08/2025


Guida pettegola al Settecento inglese

di Francesca Sgorbati Bosi

Guida pettegola al Settecento inglese Sellerio Editore,445 pagine
La verità: questo libro non è malaccio, ma il titolo e la sua combinazione col nome dell’autrice sono la cosa migliore. Questa guida è divisa in più sezioni con microcapitoli, ma più in sostanza ci sono due parti: la prima è in effetti un Novella 2000 del ‘700, in cui si racconta cosa combinava la nobiltà inglese, a partire dalla famiglia reale, che in quel secolo si è espressa per bene come materiale da pettegolezzo, e poi a scendere nella nobiltà “comune”; la seconda è invece una serie di piccole curiosità sulla vita dell’Inghilterra di quel periodo, con focus sui nobili ma senza trascurare anche la classe media e il popolino, ficcandoci anche qua e là qualche pepato aneddoto.
Trovo curioso che l’impressione più forte che mi è rimasta è lo spietato disprezzo dell’autrice nei confronti di quello che parla. Mi sarei aspettato un minimo di quell’aura di fiaba che circonda la nobiltà del ‘700, ma qui prevale il crudo realismo: nobili stupidi e ignoranti, re incapaci quando non pazzi, una società immobile nei suoi errori e i suoi pregiudizi, un popolo ignorante e inconsapevole. Rimane la sensazione di una studiosa che ha scritto un libro ammiccante “per campare” ma non ha potuto fare a meno di non indorare la pillola. Ne risulta un libro sufficientemente curioso, ben scritto e documentato, ma non mi è rimasta la voglia di leggere l’analogo tomo della stessa autrice sul ‘700 francese.

Postato il 28/07/2025


Pian della Tortilla

di John Steinbeck

Pian della Tortilla Bompiani,1935,223 pagine
Steinbeck ci racconta le piccole avventure picaresche di un gruppo di disgraziati perdigiorno di etnia indefinibile in una pittoresca cittadina americana tra le due guerre. Se all’inizio si può essere un po’ perplessi di fronte a questi raccontini piuttosto inconcludenti, il sentimento muta presto perché è impossibile non provare affetto per questi uomini che vivono giorno per giorno per rimediare un gallone di vino, qualcosa da mettere sotto i denti, magari la compagnia di una donna, e per cui lavorare è davvero l’ultima risorsa in caso di emergenza,e che a loro modo costruiscono un’epica. L’azione parte dalla casa di Danny, più o meno il protagonista (ma è un romanzo assolutamente corale) che per caso ha ereditato, nella quale si aggiungono i personaggi uno dopo l’altro, e in cui vige un codice d’onore tutto loro. L’intenzione di Steinbeck era di traslare in una cittadina americana moderna l’epica della Tavola Rotonda con, al posto del cavalieri, questi adorabili fannulloni, ma a dire il vero il sottotesto non spicca particolarmente. Quello che rimane è invece un libro straordinario nel mostrare una fetta di umanità poco raccontata, e farlo con un lieve ironia carica di affetto, senza sentimenti di superiorità, e anzi suggerendo qua e là che forse sono loro che hanno capito tutto.

Postato il 14/07/2025


Quando abbiamo smesso di capire il mondo

di Benjamín Labatut

Quando abbiamo smesso di capire il mondo Adelphi,2020,180 pagine
Il titolo è piuttosto pretenzioso per un saggio scientifico estremamente divulgativo, che non cerca mai di approfondire gli argomenti ma si limita a narrare il contesto umano in cui le cose sono avvenute. Labatut è certamente bravo a rendere scorrevole la lettura, tanto che sembra di leggere un romanzo, più che un saggio…ecco, forse un po’ troppo. Tralasciando lo scarso approfondimento scientifico, troppo spesso l’autore entra nella testa dello scienziato di turno e ci racconta particolari molto intimi della sua vita. Gli piace indugiare su quanto Schrödinger e Heisenberg si masturbassero, ad esempio. Forse aveva delle fonti su questi e altri dettagli, però l’espressione che mi viene in mente è “biografia romanzata”. Piacevole da leggere, ma la divulgazione scientifica sta da un’altra parte.

Postato il 08/07/2025


Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre

di Irene Solà

Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre Mondadori,2023,156 pagine
Una saga familiare di una famiglia matriarcale tutta ambientata in una casa dei Pirenei, in cui la tradizione e la Storia si mescolano alla superstizione, alla magia e al satanismo (senza limitismo). Non ci si faccia ingannare dalle 150 pagine, ci metterete un sacco a leggerlo: la scrittura di Irene Solà è densissima e ricca di immagini, metafore e simbologie (a tratti esagera, sembra voler sconfinare con la poesia) e il libro continua a mescolare piani temporali, cambiando ambientazione da un paragrafo all’altro senza avvertire. Abbiamo già visto questo stratagemma, Queneau l’aveva fatto addirittura a metà delle frasi. Queneau però era ben più bravo di Solà, e il libro risulta molto faticoso e confuso, anche perché l’albero genealogico è molto articolato e i personaggi si sovrappongono. Tutto sommato non mi è dispiaciuto, e se da un lato penso che un editor avrebbe potuto tenere a freno l’autrice e rendere il libro più accessibile, dall’altro forse la sua forza è la sua personalità e la sua imperfezione.

Postato il 02/07/2025