Un blog fuori tempo massimo

Intervista col vampiro. Le cronache dei vampiri

di Anne Rice

Intervista col vampiro. Le cronache dei vampiri TEA,1976,364 pagine
Una delle mie lacune dei capisaldi della cultura nerd si è rivelata una grande delusione. Riconosco qualche bella invenzione: l’ambientazione nel sud degli Stati Uniti della prima parte, il passare del tempo su cui si sorvola perché non rilevante per i personaggi, e soprattutto la vampira eterna bambina, ma per il resto è una lagna. Pagine su pagine di personaggi che si parlano addosso, che si struggono senza generare empatie, un sacco di banalità e luoghi comuni (adoro il fatto che in tutte le storie di vampiri - questa non fa eccezione - si prendano in giro alcuni miti sui vampiri come leggende e se ne rispettino rigorosamente altri). Delle tre parti, poi la seconda è completamente inutile ai fini della storia nel suo complesso: forse l’autrice voleva cimentarsi con l’ambientazione est-europea, ma tagliando quella parte la storia non cambia affatto. Ripeto: che lagna!

Postato il 19/08/2025


Una storia semplice

di Leonardo Sciascia

Una storia semplice Adelphi,1989,66 pagine
Sciascia ogni tanto gioca coi gialli, proponendo un delitto apparentemente semplice, ma che semplice non è, e che presenta numerose ramificazioni e conduce anche a un piccolo colpo di scena che, ripensandoci, era chiaro fin dall’inizio. Si tratta di un racconto, dignificato a libro da Adelphi, che a tratti sembra una bozza di un romanzo che è rimasto in nuce; il non detto, il sotteso, il suggerito sono il nucleo della narrazione dell’autore e il suo modo di raccontare la Sicilia. Tuttavia, ci sono alcuni personaggi e alcune situazioni che danno l’impressione di poter essere sviluppati, magari per dare colore aggiuntivo o approfondire alcuni caratteri che rimangono in superficie. Ne rimane una sensazione di un racconto molto potente nella sua sintesi, ma che poteva forse diventare qualcosa di più.

Postato il 09/08/2025


L'ultimo Catone

di Matilde Asensi

L'ultimo Catone Sonzogno,2001,483 pagine
Scrivendo un libro di misteri archeologici con sette segrete millenarie e i segreti della Chiesa Cattolica si possono ottenere diversi livelli di qualità: può essere un gioiello come “Il Pendolo di Focault”, un Indiana Jones, un Martin Mystére (che ne ha viste di tutti i colori) o si può finire dell’abisso di Dan Brown. Ecco, il romanzo di Asensi è più assimilabile a quest’ultimo, e anche se non ne condivide la demenza e la sciatteria, non è certamente un capolavoro. La storia della setta che preserva la Vera Croce e che vive in un Paradiso Terrestre e sottopone a prove i suoi iniziati è del genere del Codice da Vinci (che però precede di un paio d’anni), anche se le prove, che costituiscono gran parte del libro, sono molto più vicine a Indiana Jones (e ad alcuni tipi di videogame). Il libro è molto improbabile, non molto coerente e, a dirla tutta, neanche scritto molto bene, però ha dalla sua il merito di inventarsi un trio di protagonisti originali e molto ben assortito, di conoscere discretamente il Purgatorio di Dante e, tutto sommato, di lasciarti la voglia di vedere come va avanti. Ma non di leggerne il seguito.

Postato il 08/08/2025


Guida pettegola al Settecento inglese

di Francesca Sgorbati Bosi

Guida pettegola al Settecento inglese Sellerio Editore,445 pagine
La verità: questo libro non è malaccio, ma il titolo e la sua combinazione col nome dell’autrice sono la cosa migliore. Questa guida è divisa in più sezioni con microcapitoli, ma più in sostanza ci sono due parti: la prima è in effetti un Novella 2000 del ‘700, in cui si racconta cosa combinava la nobiltà inglese, a partire dalla famiglia reale, che in quel secolo si è espressa per bene come materiale da pettegolezzo, e poi a scendere nella nobiltà “comune”; la seconda è invece una serie di piccole curiosità sulla vita dell’Inghilterra di quel periodo, con focus sui nobili ma senza trascurare anche la classe media e il popolino, ficcandoci anche qua e là qualche pepato aneddoto.
Trovo curioso che l’impressione più forte che mi è rimasta è lo spietato disprezzo dell’autrice nei confronti di quello che parla. Mi sarei aspettato un minimo di quell’aura di fiaba che circonda la nobiltà del ‘700, ma qui prevale il crudo realismo: nobili stupidi e ignoranti, re incapaci quando non pazzi, una società immobile nei suoi errori e i suoi pregiudizi, un popolo ignorante e inconsapevole. Rimane la sensazione di una studiosa che ha scritto un libro ammiccante “per campare” ma non ha potuto fare a meno di non indorare la pillola. Ne risulta un libro sufficientemente curioso, ben scritto e documentato, ma non mi è rimasta la voglia di leggere l’analogo tomo della stessa autrice sul ‘700 francese.

Postato il 28/07/2025


Pian della Tortilla

di John Steinbeck

Pian della Tortilla Bompiani,1935,223 pagine
Steinbeck ci racconta le piccole avventure picaresche di un gruppo di disgraziati perdigiorno di etnia indefinibile in una pittoresca cittadina americana tra le due guerre. Se all’inizio si può essere un po’ perplessi di fronte a questi raccontini piuttosto inconcludenti, il sentimento muta presto perché è impossibile non provare affetto per questi uomini che vivono giorno per giorno per rimediare un gallone di vino, qualcosa da mettere sotto i denti, magari la compagnia di una donna, e per cui lavorare è davvero l’ultima risorsa in caso di emergenza,e che a loro modo costruiscono un’epica. L’azione parte dalla casa di Danny, più o meno il protagonista (ma è un romanzo assolutamente corale) che per caso ha ereditato, nella quale si aggiungono i personaggi uno dopo l’altro, e in cui vige un codice d’onore tutto loro. L’intenzione di Steinbeck era di traslare in una cittadina americana moderna l’epica della Tavola Rotonda con, al posto del cavalieri, questi adorabili fannulloni, ma a dire il vero il sottotesto non spicca particolarmente. Quello che rimane è invece un libro straordinario nel mostrare una fetta di umanità poco raccontata, e farlo con un lieve ironia carica di affetto, senza sentimenti di superiorità, e anzi suggerendo qua e là che forse sono loro che hanno capito tutto.

Postato il 14/07/2025


Quando abbiamo smesso di capire il mondo

di Benjamín Labatut

Quando abbiamo smesso di capire il mondo Adelphi,2020,180 pagine
Il titolo è piuttosto pretenzioso per un saggio scientifico estremamente divulgativo, che non cerca mai di approfondire gli argomenti ma si limita a narrare il contesto umano in cui le cose sono avvenute. Labatut è certamente bravo a rendere scorrevole la lettura, tanto che sembra di leggere un romanzo, più che un saggio…ecco, forse un po’ troppo. Tralasciando lo scarso approfondimento scientifico, troppo spesso l’autore entra nella testa dello scienziato di turno e ci racconta particolari molto intimi della sua vita. Gli piace indugiare su quanto Schrödinger e Heisenberg si masturbassero, ad esempio. Forse aveva delle fonti su questi e altri dettagli, però l’espressione che mi viene in mente è “biografia romanzata”. Piacevole da leggere, ma la divulgazione scientifica sta da un’altra parte.

Postato il 08/07/2025


Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre

di Irene Solà

Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre Mondadori,2023,156 pagine
Una saga familiare di una famiglia matriarcale tutta ambientata in una casa dei Pirenei, in cui la tradizione e la Storia si mescolano alla superstizione, alla magia e al satanismo (senza limitismo). Non ci si faccia ingannare dalle 150 pagine, ci metterete un sacco a leggerlo: la scrittura di Irene Solà è densissima e ricca di immagini, metafore e simbologie (a tratti esagera, sembra voler sconfinare con la poesia) e il libro continua a mescolare piani temporali, cambiando ambientazione da un paragrafo all’altro senza avvertire. Abbiamo già visto questo stratagemma, Queneau l’aveva fatto addirittura a metà delle frasi. Queneau però era ben più bravo di Solà, e il libro risulta molto faticoso e confuso, anche perché l’albero genealogico è molto articolato e i personaggi si sovrappongono. Tutto sommato non mi è dispiaciuto, e se da un lato penso che un editor avrebbe potuto tenere a freno l’autrice e rendere il libro più accessibile, dall’altro forse la sua forza è la sua personalità e la sua imperfezione.

Postato il 02/07/2025


B. Una vita troppo

di Filippo Ceccarelli

B. Una vita troppo Feltrinelli Editore,2024,885 pagine
La monumentale biografia di Berlusconi di Filippo Ceccarelli segue lo stile tipico dell’autore: non politica, non storia, ma cronaca politica, strutturata in capitoletti di poche pagine che esplorano un tema, un avvenimento, a volte una riflessione. Il libro è diviso in cinque parti: una prima trasversale che parla di B. in generale, con riflessioni e analisi a posteriori sulla sua vita e il suo operato, e quattro parti sulla sua vita, pensate come le quattro stagioni. C’è la primavera, le origini; estate, il suo periodo di maggior “splendore”, quando nei primi anni ‘2000 faceva quello che gli pareva; autunno, il periodo del bunga bunga; inverno, il declino e la vecchiaia. La prima parte è più faticosa, e secondo me avrebbe avuto più senso porla alla fine, quando si ha avuto un ripasso pieno della saga; tuttavia, l’ultima pagina del libro, che racconta dell’ultimo giorno prima dell’ultimo ricovero di Berlusconi, quando sulla strada per l’ospedale ha chiesto una deviazione per essere portato a Milano 2 a vedere dove tutto è iniziato, è un finale perfetto per un libro che non risparmia l’esposizione spietata delle peggiori nefandezze del Cav e dei mostruosi danni che ha provocato, ma che non manca di rimarcare il suo carisma, il magnetismo, l’innovazione e la generosità. Qualità che sono oggettivamente innegabili, anche per i più accesi detrattori.
La lettura del libro è anche un piccolo viaggio nel tempo per il lettore (almeno quello attempato) ripercorrendo le stagioni e gli accadimenti di trent’anni di politica, cose che magari ci siamo dimenticati e che ai tempi ci avevano tanto indignato o, a seconda di quel che pensavamo, esaltato.
Non credo che questo libro insegnerà molto a chi ha seguito la politica negli ultimi decenni, ma trovo che sia un’analisi lucida, documentata e precisa, e a così pochi anni dalla morte di B. non è davvero poco. E, a parte questo, è un libro molto piacevole da leggere, quasi divertente.

Postato il 25/06/2025


I ferri del mestiere

di Carlo Fruttero

I ferri del mestiere Einaudi,2003,268 pagine
Il titolo è piuttosto ingannatorio, poiché di manuale di scrittura non c’è quasi niente, e anche gli “esercizi svolti” sono piuttosto rari e concentrati all’inizio. Si tratta invece di una raccolta di brevi scritti di Fruttero e Lucentini, spesso articoli di giornale o raccontini, che vertono su scrittura, generi letterari ed editoria. C’è un po’ di tutto: fantascienza, mistery, traduzione, schede di lettura, fumetti, retroscena editoriali. La qualità è abbastanza altalenante: molti pezzi mi son parsi poco ispirati, o invecchiati, o autoreferenziali sul mondo dell’editoria che F&L conoscevano così bene. In particolare, mi hanno annoiato molto i racconti di guerra, quasi tutti gli articoli satirici sull’editoria, il lungo e ripetitivo trattatello sulle ghost story e il rapporto tra scienza e parapsicologia. La parte sui fumetti è una piccola monografia su Johnny Hart (B.C. e Wiz), senza nulla di sbagliato ma decisamente parziale. Ma ci sono anche cose più deliziose, come i retroscena di Urania e l’arcigna segretaria, un raccontino in stile Agatha Christie e soprattutto la parte sulla traduzione, che è la riproposizione di redazionali di Urania in cui avevano sfidato i lettori a tradurre un testo. Con spietatezza, prendono una traduzione e la smontano strapazzando il lettore che si era cimentati per dimostrare quanto sia difficile e ingrato il mestiere del traduttore, ma il tutto con un tono giocoso e di complicità. Questa è senza dubbio la parte migliore del libro, che per il resto mi è parso ben meno che indispensabile.

Postato il 14/06/2025


Le finestre di fronte

di Georges Simenon

Le finestre di fronte Adelphi,1933,176 pagine
Forse il Simenon extra-Maigret che meno mi è piaciuto. Un diplomatico turco nella Russia staliniana si trova invischiato nel clima di sospetto, paranoia e sistematica follia della dittatura russa negli anni ‘30. Questa è la parte migliore del libro, che lo fa assomigliare a un libro di spionaggio: non capire chi sta dalla parte di chi, e sospettare sempre e comunque, oltre alla rappresentazione (probabilmente la prima nella storia) di quel mondo assurdo e tragico. Tuttavia, il tentativo di umanizzare il protagonista e dargli una storia d’amore non funziona: il personaggio è piatto e non se ne comprendono sentimenti, azioni e motivazioni: si tratta di un’anomalia per Simenon, che è abilissimo nel tratteggiare personaggi in profondità tramite le loro azioni. Oltre a questo, il libro stenta a decollare, e solo la seconda parte è appassionante, fino a un finale teso come un thriller.

Postato il 25/05/2025