Un blog fuori tempo massimo

Il Ritorno del Re (Il Signore degli Anelli, #3)

di J.R.R. Tolkien

Il Ritorno del Re (Il Signore degli Anelli, #3) Bompiani,1955,720 pagine
E così concludo la mia enensima rilettura del Signore degli Anelli, la prima con la nuova traduzione. Mi si affollano le riflessioni che ho fatto negli anni: l’uso dei colori tra i due capitoli “Monte fato” e “I campi di Cormallen”; il ritorno dei Proci alla Contea, l’unico caso in cui Tolkien si lascia andare a qualche riferimento politico esplicito; quel finale così perfetto; l’evoluzione di Merry e Pipino e il ruolo tutt’altro che secondario che hanno nella storia; lo spostamento un po’ eccessivo di Gimli verso la spalla comica redento però dalla fine della sua storia, nascosta nella appendici; il fatto che nemmeno Tolkien abbia avuto il coraggio di ritirar fuori Bombadil nel viaggio di ritorno.
Son stato proprio contento di tornare nella Terra di Mezzo, e come sempre spiace doverla lasciare. Non per sempre, immagino.

Postato il 04/09/2022


Una storia tra due città

di Charles Dickens

Una storia tra due città Frassinelli,1859,561 pagine
Di difetti questo libro ne ha eccome: la storia ci mette tanto, troppo a decollare; ci sono moltissime descrizioni a volte pesanti, quasi tutti i personaggi sono ritratti appena schizzati (diceva bene quello che affermava che i personaggi di Dickens li immagini sempre a ripetere la stessa scena ), con l’eccezione del personaggio di Carton che è più approfondito; la trama alla fin fine è esilina. Eppure, complice l’innegabile fascino della Rivoluzione Francese, la storia funziona benissimo e quando parte si trepida come non mai per i protagonisti; è un ritratto molto vivido  e ben documentato della Francia e dell’Inghilterra del 700; alla fin fine le dannate descrizioni di Dickens sono affascinanti; e soprattutto ha uno dei finali più potenti che abbia mai letto.  Solo per questo e per il tormentato personaggio di Carlton, A tale of two cities merita un posto importante nella storia della letteratura..

Postato il 13/08/2022


La storia infinita

di Michael Ende

La storia infinita TEA,1979,436 pagine
Uno dei libri che ho letto più volte da regazzino, riprovato in età adulta. Cosa rimane? Innanzitutto, la parte fiabistico/meravigliosa funziona sempre bene. Ende ha una fantasia sfrenata, le sue continue trovate sono irresistibili, lasciano a bocca aperta anche il lettore più scafato. Il libro poi è difficile da mettere giù, è molto scorrevole e con una densità di eventi che, a ripensarci, potevano riempire il triplo di pagine di un altro scrittore. Come ricordavo, è meglio la prima parte, quella con Bastiano nel nostro mondo e l’alternanza tra Terra e Fantàsia, poi la storia arranca un pochino, semba abbia perso la bussola (come Bastiano, appunto).
Due cose ho notato, però: primo, che il messaggio che Ende vuole dare (in particolare nella seconda parte) è dannatamente confuso. Si parla di fantasia e creatività, certo, ma anche di desideri, di memoria, di amore di chissà quale tipo, in un calderone che lascia un’impressione che, al di là di “sapere inventare storie è una bella cosa” non è nitida.
Secondo, che Ende, nella tradizione di Tolkien, ha enormi problemi con le donne. Ci sono tre personaggi femminili: l’Infanta Imperatrice, che è una dea più che una donna, Donna Aiuola, che è una figura materna, e Xayde, che è una maga malvagia e manipolatrice. Dal punto di vista di un lettore moderno è imbarazzante.
Detto questo, è stato un piacere ritornare nella soffitta con Bastiano ed emozionarsi con lui, Atreiu e Fùcur. Certe cose funzionano a tutte le età.

PS: non ho mai visto il film. Credo mi deluderebbe da matti.

Postato il 18/07/2022


Le venti giornate di Torino

di Giorgio De Maria

Le venti giornate di Torino Frassinelli,1977,156 pagine
Mi piacciono i libri e i film ambientati a Torino. Al di là delle questioni esoteriche, è una città con un suo carattere particolare che trovo che funzioni bene come sottofondo che in qualche modo diventa personaggio. Le “venti giornate” sono giornate in cui succedono cose strane: insonnia collettiva, omicidi strani, la nascita di una Biblioteca che sembra un Facebook ante-litteram: la voce narrante indaga dieci anni dopo, risvegliando qualcosa che era meglio che dormisse.
“Le venti giornate di Torino” è un libro piuttosto strano: vagamente classificabile come fantascienza, è molto etereo, non spiega niente, butta lì un sacco di suggestioni che non spiega, ma non se ne sente la necessità. Mi ha ricordato alcuni dei migliori Dylan Dog di Sclavi. E’ inquietante, non consolatorio, e scritto anche decisamente bene.

Postato il 13/07/2022


Abbiamo sempre vissuto nel castello

di Shirley Jackson

Abbiamo sempre vissuto nel castello Adelphi,1962,182 pagine
Chissà che genere si potrebbe attribuire questo libro: forse un blando horror? un thriller? una commedia nera? un romanzo psicologico? un trattato sulla condizione femminile? C’è questo e anche di più nelle 170 dense pagine del romanzo di Shirley Jackson: la storia di due ragazze che vivono in una casa isolata, dal punto di vista di una di esse che ha una percezione distorta e un po’ magica della realtà (è qualche forma di malattia mentale) e che ha l’obiettivo di mantenere per sempre uno status quo di idillio familiare. Idillio non è, per tante ragioni, e succederanno avvenimenti anche radicali, ma il titolo suggerisce tutto. Abbiamo sempre vissuto nel castello, e ci vogliamo vivere per sempre.
Shirley Jackson si conferma un’autrice maiuscola.

Postato il 05/07/2022


Le due torri (Il Signore degli Anelli, #2)

di J.R.R. Tolkien

Le due torri (Il Signore degli Anelli, #2) Bompiani,1954,592 pagine
Procede il mio ritorno alla Terra di Mezzo. Con la seconda parte Tolkien prende meglio le misure sin da subito: meno canzoni, più azione, e una gestione temporale che denota una bravura organizzativa non da poco: in particolare il primo libro, quello a Ovest, dalle parti di Isengard, sposta non l’azione da un gruppo di personaggi all’altro ma anche la collocazione temporale, in modo che alcuni piccoli misteri vengano svelati in seguito dall’altro gruppo, a volte andando indietro o a volte avanti nel tempo. E nel secondo libro, secondo me, la cosa migliore di tutte è il rapporto tra Frodo e i suoi due compagni: l’amicizia oggettivamente un po’ omoerotica con Sam (Merry e Pippin sono compagnoni, ma Frodo e Sam vanno al di là dell’amicizia e del rapporto padrone/servitore), ma soprattutto la relazione con Gollum, in particolare alla luce del finale.
Gli anni non intaccano il piacere di leggere questo libro. E’ proprio una goduria.
Lato traduzione, Ottavio Fatica in  questo secondo libro ci dà un po’ dentro con gli arcaismi quando parla Thèoden, e scivola ogni tanto nel cannarsismo nelle descrizioni, scegliendo termini sicuramente precisi, ma molto inconsueti. Ho imparato qualche parola sul vocabolario scartabellandolo durante la lettura.

Postato il 02/07/2022


Yaya & Lennie - The Walking Liberty

di Alessandro Rak (Yaya e Lennie - The Walking Liberty, 2021)

Yaya & Lennie - The Walking Liberty Poster

Il riassunto Immersed in the jungle, among relics of a “forgotten future”, two kids, Yaya and Lennie, meander. The two live freely in their Eden until armed men, who carry with them an “ancient” concept of civilization, force them to leave their territory. It is the beginning of a journey in search of their place in a world that no longer belongs to man. Imdb

Il commento Film postapocalittico con grossi debiti, a proprio espliciti, nei confronti del Conan di Miyazaki. Realizzato in un discreto 3D e con una pessima doppiatrice per la protagonista, è una storia che gioca molto con le citazioni. Non è proprio imprevedibile ma coglie il messaggio di libertà a tutti i costi che si era chiaramente proposto, a partire dal titolo.

Postato il 17/06/2022


Tennis

di John McPhee

Tennis Adelphi,1969,222 pagine
Il pezzo principale del libro, la narrazione un incontro di tennis di fine anni ‘60, è la parte più interessante, sia per quello che racconta sia per la tecnica giornalistica che confronta i due giocatori, inframmezza la cronaca del match con frammenti di interviste ai due e considerazioni sul mondo del tennis. E’ davvero un gioiello, da questo punto di vista. Peccato che non sia tradotto molto bene, e il curatore si occupa anche del secondo pezzo, francamente poco interessante. Si conclude con un altro pezzo di McPhee, sull’erba di Wimbledon, interessante ma meno efficace del primo.

Postato il 04/06/2022


I sette peccati capitali e le sette virtù capitali

di Giorgio Scerbanenco

I sette peccati capitali e le sette virtù capitali Garzanti Libri,2010,252 pagine
Scerbanenco secondo me dà il meglio nei suoi racconti, e più sono neri più è a suo agio. E’ per questa ragione che, in generale, è la prima parte di questo libro, quella su peccati capitali, è quella che funziona meglio. E’ dove l’autore riesce a esplorare le piccolezze e le sordidità degli esseri umani; plauso in particolare al racconto sull’invidia. E però il racconto migliore tra tutti per me è nella seconda parte (ma poi, esistono davvero le “sette virtù capitali”?), quello relativo alla speranza, che segue una storia d’amore irrisolta per una vita.

Postato il 29/05/2022


Anna Karenina

di Leo Tolstoy

Anna Karenina Vintage,1878,964 pagine
“Anna Karenina” non è esente da difetti. Ci sono alcune parti di scarso interesse per il lettore moderno, a volte anche piuttosto lunghe: in particolare quelle relative alle gestione dei latifondi o l’amministrazione della Russia zarista. Si tratta di temi che erano a cuore per Tolstoj, ma che non sono sopravvissuti al secolo e mezzo da allora. E poi, anche se lo sguardo dell’autore è di pietà e non di condanna, tutta la storia di Anna come peccatrice e “donna perduta” agli occhi odierni appare eccessiva.
Ma pazienza. Anna Karenina, nonostante il titolo pensi si focalizzi su una persona, è un romanzo corale in cui Tolstoj dimostra una vertiginosa abilità nel mettersi nella testa dei suoi personaggi, a volte anche nello stesso capitolo: è una tecnica che i corsi di scrittura dicono di evitare a tutti i costi, “a meno di non essere estremamente bravi”. Ecco, Tolstoj lo è. E questi personaggi, anche grazie all’introspezione, sono costruiti proprio bene. Ognuno avrà il suo preferito, il mio è il crapulone Stepan Arkadič, quasi una spalla comica ma motore di molta azione, a partire dal celeberrimo incipit.
E oltre i personaggi, la quantità di scene memorabili: cito solo, tra le mie preferite, la proposta fallita di Levin a Kitty; quella invece riuscita (la celebre scena con le iniziali delle parole) e la successiva notte d’euforia di Levin; la morte di Nikolah, fratello di Levin; il flusso di coscienza di Anna prima della sua uscita di scena; la fallita dichiarazione dell’altro fratello di Levin; la corsa di cavalli di Vronskij.

Postato il 28/05/2022