Bompiani,1954,704 pagine
La rilettura del Signore degli Anelli era un’impresa che volevo compiere da tempo, e ho colto l’occasione della nuova, divisivissima traduzione di Ottavio Fatica per procedere. Iniziamo da questa: senza entrare nelle ideologie (che non tocco nemmeno con un bastone lungo tre metri) Fatica evidentemente ha voluto a tutti i costi staccarsi il più possibile dalla vecchia edizione, cambiando anche quanto forse non era strettamente necessario, e qualche volta indugia un pochino troppo in qualche lemma inusuale, ma questo glielo perdoniamo perché, dannazione, finalmente Tolkien lo si può leggere in un buon italiano, piacevole e stimolante, con un ampio spettro di registri. Non c’è veramente confronto con la vecchia edizione.
E anche la prima parte, che continua a essere la più faticosa e in cui secondo me Tolkien doveva ancora trovare la sua voce e far quadrare alcune cose (io sono del team “No Bombadil”), si legge con maggior piacere e senza arrancare in attesa della “parte bella” che inizia a Bree.
Ok, ho finito per parlare solo della traduzione, ma è difficile dare un giudizio a un libro che ho letto così tante volte, e per di più una sola parte. Accontentiamoci di questo.
Adelphi,1955,408 pagine