Un blog fuori tempo massimo

Oh, oh, oh, oh, oh: I Righeira, la playa e l'estate 1983 (Italian Edition)

di Fabio De Luca

Oh, oh, oh, oh, oh: I Righeira, la playa e l'estate 1983 (Italian Edition) Nottetempo,312 pagine
La tesi dell’autore è che gli anni ‘80 come sono entrati nel nostro immaginario sono iniziati nel 1983, con un piccolo prologo nei mondiali ‘82, con l’eponimo motivetto balneare/apocalittico. Intorno a questa idea il libro costruisce la storia dei Righeira e in particolare di “Vamos a la playa”, intervistando solo uno dei due (l’altro è irreperibile dopo la Grande Litigata di cui non si sa nulla) e un sacco di personaggi di contorno, più o meno famosi. Il risultato è una riuscita ricostruzione dettagliata dello spirito dell’epoca, con enfasi sulla scena musicale pop italiana ma anche una panoramica, inevitabilmente superficiale, dell’Italia degli anni ‘80. Si legge con piacere, De Luca è un ottimo e navigato giornalista, anche se a tratti sorge il dubbio che si stia sopravvalutando tutto: lo spirito, l’epoca, la canzone, i Righeira. Forse è un giochino andato troppo in là.

Postato il 15/08/2023


La casa disabitata

di Charlotte Riddell

La casa disabitata ABEditore,1875,232 pagine
Libro che rientra nella categoria “non mi ricordo perché l’ho comprato”, “La casa disabitata” è un romanzo horror vittoriano, una storia di fantasmi ambientata a Londra, che a un certo punto vira verso una trama gialla. Le influenze dickensiane sono molto evidenti, soprattutto in alcuni personaggi caricaturali e nell’io narratore, un umile impiegato di belle speranze, ma ci sono diverse pagine ben riuscite. Nononostante l’armamentario classico del genere (apparizioni, porte che si aprono, notti tempestose con rami che battono sul vetro), o forse a causa di esso, il libro non riesce a far paura, ma nemmeno scade nel ridicolo. Rimane un’interessante opera del suo tempo, minore e derivativa, ma ancora leggibile dopo 150 anni. Non è cosa da poco.

Postato il 13/08/2023


Insert Kopeyki. I videogiochi nell'universo comunista

di Stelio Fergola

Insert Kopeyki. I videogiochi nell'universo comunista Passaggio al bosco,2021,100 pagine
Piccolo pamphlet su un argomento che, nell’ambito del mio interesse per la storia dei videogame, mi aveva attirato, cioè come se e come i videogame esistevano in URSS e nei paesi nella sua orbita. Il libro fa un discreto lavoro di inquadramento del concetto di intrattenimento nei paesi comunisti, e di come i videogame, pur esistendo, fossero rari e costosi, ma non più di altri beni considerati “voluttuari”, e anche come potevano essere prodotti nell’ambito della pianificazione industriale sovietica. Se questo è il maggior merito del libro, si rimane più insoddisfatti nella parte più specifica dei giochi: com’erano? Che temi trattavano? A livello tecnologico, erano differenti? C’è una serie di nomi, qualche breve descrizione, nessuna immagine. Non rimane la sensazione di essere venuti in contatto con questo mondo rimasto così isolato e sconosciuto.

Postato il 09/08/2023


Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective

di Kate Summerscale

Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective Einaudi,2008,382 pagine
In una casa di campagna inglese nell’era vittoriana avviene un brutale infanticidio. La polizia locale brancola nel buio, e viene chiamato un famoso ispettore dalla città che scoverà il colpevole tra gli insospettabili. Ma la prova finale è irreperibile… Una trama banale? Certo, ma perché si tratta di una storia vera che ha costituito la fonte di innumerevoli gialli più o meno originali.
Kate Summerscale fa un lavoro duplice: da un lato racconta la storia come un giallo (anche se a un certo punto si lascia scappare uno spoiler sul colpevole…e si concede anche un twist nell’ultima pagina!), dall’altro illustra come la cultura e la società dell’epoca fossero permeabili a una storia di cronaca nera che ha impressionato così tanto da diventare un archetipo. Persino Dickens aveva le sue opinioni su chi fosse il colpevole (sbagliandosi!) e ha integrato diversi elementi, tra cui la figura dell’ispettore, nelle sue opere. La precisione nel racconto della storia è impressionante, a volte eccessiva. Giusto per fare un esempio, racconta di come in un’udienza i cancellieri avessero per errore riservato troppi pochi posti ai giornalisti e molti di loro avevano dovuto assistere in piedi. Non aggiunge molto alla ricostruzione, è solo un dettaglio di colore. A lungo andare questo livello di dettaglio fa perdere di vista il nucleo del racconto e rende il libro a tratti faticoso. Ed è un peccato, perché quest’immersione in un Inghilterra vittoriana con passioni così simili a quelle moderne è molto piacevole.

Postato il 06/08/2023


La vita intima

di Niccolò Ammaniti

La vita intima Einaudi,2023,312 pagine
Il nuovo libro di Ammaniti mi è sembrato incompleto. Imperniato sulla figura di una first lady italiana, moglie di quello che sembra una specie di Conte, ha il merito di presentare un personaggio che rifugge dai soliti schemi. Maria Cristina, la protagonista, è bella, molto bella, ricca e potente, non è un’oca (il classico stereotipo: la donna bella e scema), ma non è nemmeno particolarmente intelligente (il secondo stereotipo: la donna bella e segretamente geniale), tanto che la vis comica del libro verte sulla quantità di errori e scelte sbagliate che commette questa donna. Lo sguardo di Ammaniti è affettuoso e a volte pietoso (e molto maschile, va detto), e il libro è complessivamente divertente, con quel pizzico di sadismo che l’autore ama infliggere ai suoi personaggi, ma la trama è esile esile, confusa, a volte contradditoria, con un finale che non sta assolutamente in piedi. Ed è un peccato, perché trovo che con un editing migliore si sarebbe potuto tirar fuor un gioiellino.

Postato il 24/07/2023


Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow

di Gabrielle Zevin

Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow Knopf,2022,401 pagine
In questa storia di programmatori di videogiochi ci son parecchie cose buone: innanzitutto, la rappresentazione documentata del mondo dei videogiochi. L’autrice sa di cosa parla. Più importante, l’invenzione di un trio di personaggi molto originali e sfaccettati e, cosa ancora più interessante, la narrazione delle tre relazioni tra di essi, tutte ben pensate, mai banali e con una parabola specifica. Piaciuto di meno, però, l’eccesso di melodramma qua e là (orcaloca ma quante ne succedono al povero Sam, a volte sembra Candy Candy!) e, cosa che mi ha dato fastidio, una visione romanzata ed edulcorata del mondo dello sviluppo dei videogiochi, che oggi è brutale (forse di meno ai tempi in cui è ambientato il libro) e, soprattutto, la visione calvinista del lavoro come purificazione e salvezza da ogni male. Hai un problema? Lavora di più, andrà tutto a posto!

Postato il 22/07/2023


Stalingrado

di Vasily Grossman

Stalingrado Adelphi,1952,883 pagine
L’intento di Grossman è chiaro, e anche confermato da riferimenti espliciti: vuole fare il Guerra e pace del Novecento e dell’Unione Sovietica. Una miriade di personaggi (sia lode all’edizione con lo specchietto in appendice) che si intrecciano in parti belliche e parti civili. Ci riesce? Eh, non proprio. Grossman non è Tolstoj, non ha la stessa potenza narrativa, la stessa conoscenza dell’animo umano, la stessa abilità nel concertare l’azione. Quindi, insomma, questa corposa (850 pagine fitte fitte) storia dell’assedio di Stalingrado durante la Seconda Guerra Mondiale a volte traballa, i personaggi non spiccano e si tende a confonderli perché spesso sovrapponibili, ci sono parti il cui senso sfugge (per dire, quella nella miniera degli Urali o la storia tra Strum e Nina a Mosca). Contrariamente al libro di Tolstoj, in cui di solito si preferisce la parte di “pace”, è nell’azione bellica che Grossman spicca, dimostrando approfondite conoscenze e capacità di raccontare l’epica della battaglia. Le pagine dell’assedio alla stazione sono il picco del libro e me le ricorderò a lungo.
Va valutato il contesto in cui il libro è stato scritto, ovvero l’URSS del dopoguerra, quando lo stalinismo era al suo apice, e la cautela di uno scrittore per rimanere nell’ortodossia e non finire in un gulag è palpabile. Le parti più retoriche sull’animo eroico russo, sulla perfezione della macchina sovietica e il ritratto di Stalin come un padre bonario ma fermo vanno chiaramente in questa direzione, e la postfazione ricorda come si siano individuate addirittura undici edizioni. Eppure, il fascino del sogno comunista viene trasmesso e rimane la sensazione di “ma che bello che sarebbe stato se fosse stato vero”.
Ho scoperto solo alla fine che il volume è la prima parte di una dilogia, il cui seguito Vita e destino è descritto dalla postfazione come meno narrativo e più filosofico. E insomma, anche se molti destini dei personaggi sono rimasti appesi alla fine di Stalingrado, non mi è rimasta moltissimo la voglia di affrontare il secondo libro.

Postato il 14/07/2023


Terrore dal mare

di William Langewiesche

Terrore dal mare Adelphi,2002,263 pagine
Ho amato poco questo saggio (forse più una raccolta di reportage giornalistici) sulla navigazione. I temi trattati sono principalmente tre: la situazione anarchica della navigazione commerciale, in cui ogni elemento di sicurezza e trattamento dei lavoratori viene ignorato per perseguire il massimo profitto; il naufragio della nave “Estonia” nel mar Baltico dove son morte 800 persone; la questione dello smantellamento delle navi di tutto il mondo in India, fatto in condizioni tremende per lavoratori ed ambiente. Quello che più mi ha infastidito è il tono rinunciatario con cui l’autore racconta le cose: è tutto un “è così, cosa ci vuoi fare? Ci sarà sempre uno più furbo!”, un enunciare con mollezza tentativi di risolvere problemi suggerendo che non servirà a niente. Nella seconda sezione, poi, pur interessante e approfondita, spesso scivola nella morbosità narrando dei mille modi diversi in cui la gente è morta in quel naufragio. Il libro, inoltre, è del 2004, e in questi quasi vent’anni è probabile che molte cose siano cambiate. Ho la sensazione, ad esempio, che ci siano meno incidenti di petroliere, e che lo smantellamento delle navi non avvenga più in paesi meno controllati (la Costa Concordia è stata smantellata a Genova, per dire). Infine, una nota di biasimo persino per Adelphi, per l’assurdo titolo italiano per un libro il cui titolo originale è “The Outlaw Sea: A World of Freedom, Chaos, and Crime”. Si son fatti prestare un titolista da quelli dei film?

Postato il 20/06/2023


Il Centodelitti

di Giorgio Scerbanenco

Il Centodelitti Garzanti,1970,422 pagine
Non è un modo di dire, i racconti del Centodelitti sono proprio cento (erano 98 nella prima edizione di OdB, poi la cosa è stata corretta), e il concetto di “delitto” è spesso sfumato: il più delle volte è un omicidio, a volte un furto, a volte addirittura un adulterio. La commistione col concetto di “peccato” nasce dal fatto che si tratta racconti brevi scritti per riviste femminili, e si intuisce il moralismo del contesto di quelle riviste negli anni ‘60. Ma, ed è questo il bello, Scerbanenco non si fa fermare da questo, e il suo campionario di umanità non è meno abbietto di quello dei suoi romanzi e racconti più celebri. Qualcuno ha detto che Scerbanenco sa usare le parole come coltelli: è il linguaggio che fa la differenza, che eleva il raccontino da rivista a letteratura, e Scerbanenco è uno dei migliori scrittori italiani del ‘900. Ma non solo: pur essendo il contesto dei racconti piuttosto uniforme (città del nord Italia, di solito Milano o Torino), non ci sono due racconti simili, non due personaggi sovrapponibili. C’è sempre una pennellata inaspettata, un dettaglio che rende unico anche una miniatura di due pagine.
Un libro indispensabile per chiunque voglia scrivere, anzi, per chiunque.

Postato il 09/06/2023


Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo

di Demented Burrocacao

Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo 333 pagine
Conquistato dal nome dell’autore e dallo spunto, ho letto con curiosità questo libro che parla di come alcuni musicisti italiani tra gli anni ‘70 e ‘80 abbiano avuto una visione del futuro innovativa, sia dal punto di vista musicale che dei contenuti. Suona fico, vero?
Il risultato è altalenante: innanzitutto, l’autore (autrice? autori?) sceglie di parlare di dischi interi, non di brani. Il che è sensato, perché nel periodo il percorso musicale di un autore avveniva a unità di LP; tuttavia, limita la possibilità di ascolto, perché non sempre uno ha voglia di sentirsi un disco intero, ma vorrebbe solo avere un supporto per capire meglio di cosa si sta parlando. Quindi, alla fine, ho sentito solo i dischi che più mi ispiravano, con alcune scoperte interessanti. D’altronde, ho avuto la sensazione che si riconducessero allo spirito innovativo ricercato opere e autori che così rivoluzionari non sono, quasi per partito preso: Matia Bazar, Pierangelo Bertoli, Laura Luca, persino Albano & Romina. Infine, come è inevitabile nei libri che parlano di musica di nicchia, c’è un’overdose di name dropping, quasi a dimostrare che l’autore ne sa.
Il libro va bene se letto a piccole dosi (infatti ci ho messo oltre due mesi!), intervallandolo con ascolti per approfondire. Altrimenti, è piuttosto noioso.

Postato il 06/06/2023