Un blog fuori tempo massimo

Da leggersi all'imbrunire

di Charles Dickens

Da leggersi all'imbrunire Einaudi,1866,332 pagine
Per qualche strana ragione, la più celebre storia di fantasmi di Dickens, il “Canto di Natale”, qui non c’è. La cosa è doppiamente strana perché non è una raccolta di racconti pensata da Dickens, ma un’antologia creata dal curatore, che comprende addirittura brani dal “Circolo Pickwick”. Ma a parte questo, ciò che mi ha maggiormente colpito è la varietà di registri usati da Dickens nelle sue storie di fantasmi. Anche se il nucleo narrativo è quello noto delle storie di fantasmi (castelli, ville scricchiolanti, nebbioline, apparizioni, rumori misteriosi, antenati, sogni premonitori, condannati a morte etc.) Dickens si diletta a giocare con personaggi scettici, spiritisti, coraggiosi e vigliacchi con scene che percorrono le sfumature dal gradguignolesco all’intimista, con qualche punta di ironia qua e là ma sempre con rispetto. Ovviamente al lettore moderno è difficile che venga procurato qualche brivido, ma la lettura è sempre interessante, anche se qualche racconto è, oggettivamente, scritto in tutta fretta e con poca cura.
Il volume è completato da un’appendice con “Padri, precursori e teorici” con brani di altri autori a tema. L’ho sinceramente trovato poco interessante, con l’eccezione di un approfondimento sulla famosa estate ginevrina della famiglia Shelley, Byron e altri amici.

Postato il 13/09/2023


Wohpe

di Salvatore Sanfilippo

Wohpe Laurana Editore,264 pagine
Il romanzo di Sanfilippo sull’intelligenza artificiale non è privo di spunti notevoli: non solo le questioni etiche sull’IA sono affrontate, ma si parla anche di etica e sentimenti dell’IA stessa. Mi è anche piaciuta l’umanità del futuro che si è liberata del lavoro delegandolo ai robot e ha completato la transizione ecologica, nonché l’evidente competenza tecnica dell’autore (e ci mancherebbe, visto il curriculum!). Eppure rimane la sensazione di poco approfondimento, di temi accennati e poco sviluppati, e una struttura a tratti piuttosto goffa (ad esempio, il primo capitolo che è d’azione sembra pensato come un film, ma l’allaccio col resto della storia è pretestuoso, e un altro capitolo con due personaggi nuovi introdotti finisce nel nulla), e infine poteva essere scritto decisamente meglio.
Si legge con discreto piacere e qualche stimolo a pensare lo dà, senza dubbio, però speravo in qualcosa di più convincente.

Postato il 08/09/2023


Iro iro: Il Giappone tra pop e sublime

di Giorgio Amitrano

Iro iro: Il Giappone tra pop e sublime DE AGOSTINI,2018,141 pagine
Iro Iro è un saggio divulgativo sul Giappone scritto da uno yamatologo di indubbia preparazione, che riesce nell’obiettivo nel presentare un Giappone in bilico tra tradizione e modernità approfondendo molti aspetti del pensiero nipponico. È un approccio ben diverso dai reportage di costume, ma anche dai polverosi saggi della tradizione accademica: Amitrano trova il giusto equilibrio utilizzando sè stesso come tramite, attraverso la sua esperienza di gaijin che si è approcciato con umiltà e dedizione alla cultura giapponese: il risultato è un libro dedicato ad argomenti alti e bassi (la cerimonia del tè, il karaoke, il rapporto con le stagioni, la calligrafia, il concetto di felicità) ottimamente mescolati. Ho forse trovato a volte poco incisivi e mal integrati certi inserti di critica letteraria o di arti figurative, più faticosi e meno a fuoco. E’ però un piccolo difetto per un libro da consigliare.

Postato il 03/09/2023


Oh, oh, oh, oh, oh: I Righeira, la playa e l'estate 1983 (Italian Edition)

di Fabio De Luca

Oh, oh, oh, oh, oh: I Righeira, la playa e l'estate 1983 (Italian Edition) Nottetempo,312 pagine
La tesi dell’autore è che gli anni ‘80 come sono entrati nel nostro immaginario sono iniziati nel 1983, con un piccolo prologo nei mondiali ‘82, con l’eponimo motivetto balneare/apocalittico. Intorno a questa idea il libro costruisce la storia dei Righeira e in particolare di “Vamos a la playa”, intervistando solo uno dei due (l’altro è irreperibile dopo la Grande Litigata di cui non si sa nulla) e un sacco di personaggi di contorno, più o meno famosi. Il risultato è una riuscita ricostruzione dettagliata dello spirito dell’epoca, con enfasi sulla scena musicale pop italiana ma anche una panoramica, inevitabilmente superficiale, dell’Italia degli anni ‘80. Si legge con piacere, De Luca è un ottimo e navigato giornalista, anche se a tratti sorge il dubbio che si stia sopravvalutando tutto: lo spirito, l’epoca, la canzone, i Righeira. Forse è un giochino andato troppo in là.

Postato il 15/08/2023


La casa disabitata

di Charlotte Riddell

La casa disabitata ABEditore,1875,232 pagine
Libro che rientra nella categoria “non mi ricordo perché l’ho comprato”, “La casa disabitata” è un romanzo horror vittoriano, una storia di fantasmi ambientata a Londra, che a un certo punto vira verso una trama gialla. Le influenze dickensiane sono molto evidenti, soprattutto in alcuni personaggi caricaturali e nell’io narratore, un umile impiegato di belle speranze, ma ci sono diverse pagine ben riuscite. Nononostante l’armamentario classico del genere (apparizioni, porte che si aprono, notti tempestose con rami che battono sul vetro), o forse a causa di esso, il libro non riesce a far paura, ma nemmeno scade nel ridicolo. Rimane un’interessante opera del suo tempo, minore e derivativa, ma ancora leggibile dopo 150 anni. Non è cosa da poco.

Postato il 13/08/2023


Insert Kopeyki. I videogiochi nell'universo comunista

di Stelio Fergola

Insert Kopeyki. I videogiochi nell'universo comunista Passaggio al bosco,2021,100 pagine
Piccolo pamphlet su un argomento che, nell’ambito del mio interesse per la storia dei videogame, mi aveva attirato, cioè come se e come i videogame esistevano in URSS e nei paesi nella sua orbita. Il libro fa un discreto lavoro di inquadramento del concetto di intrattenimento nei paesi comunisti, e di come i videogame, pur esistendo, fossero rari e costosi, ma non più di altri beni considerati “voluttuari”, e anche come potevano essere prodotti nell’ambito della pianificazione industriale sovietica. Se questo è il maggior merito del libro, si rimane più insoddisfatti nella parte più specifica dei giochi: com’erano? Che temi trattavano? A livello tecnologico, erano differenti? C’è una serie di nomi, qualche breve descrizione, nessuna immagine. Non rimane la sensazione di essere venuti in contatto con questo mondo rimasto così isolato e sconosciuto.

Postato il 09/08/2023


Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective

di Kate Summerscale

Omicidio a Road Hill House ovvero Invenzione e rovina di un detective Einaudi,2008,382 pagine
In una casa di campagna inglese nell’era vittoriana avviene un brutale infanticidio. La polizia locale brancola nel buio, e viene chiamato un famoso ispettore dalla città che scoverà il colpevole tra gli insospettabili. Ma la prova finale è irreperibile… Una trama banale? Certo, ma perché si tratta di una storia vera che ha costituito la fonte di innumerevoli gialli più o meno originali.
Kate Summerscale fa un lavoro duplice: da un lato racconta la storia come un giallo (anche se a un certo punto si lascia scappare uno spoiler sul colpevole…e si concede anche un twist nell’ultima pagina!), dall’altro illustra come la cultura e la società dell’epoca fossero permeabili a una storia di cronaca nera che ha impressionato così tanto da diventare un archetipo. Persino Dickens aveva le sue opinioni su chi fosse il colpevole (sbagliandosi!) e ha integrato diversi elementi, tra cui la figura dell’ispettore, nelle sue opere. La precisione nel racconto della storia è impressionante, a volte eccessiva. Giusto per fare un esempio, racconta di come in un’udienza i cancellieri avessero per errore riservato troppi pochi posti ai giornalisti e molti di loro avevano dovuto assistere in piedi. Non aggiunge molto alla ricostruzione, è solo un dettaglio di colore. A lungo andare questo livello di dettaglio fa perdere di vista il nucleo del racconto e rende il libro a tratti faticoso. Ed è un peccato, perché quest’immersione in un Inghilterra vittoriana con passioni così simili a quelle moderne è molto piacevole.

Postato il 06/08/2023


La vita intima

di Niccolò Ammaniti

La vita intima Einaudi,2023,312 pagine
Il nuovo libro di Ammaniti mi è sembrato incompleto. Imperniato sulla figura di una first lady italiana, moglie di quello che sembra una specie di Conte, ha il merito di presentare un personaggio che rifugge dai soliti schemi. Maria Cristina, la protagonista, è bella, molto bella, ricca e potente, non è un’oca (il classico stereotipo: la donna bella e scema), ma non è nemmeno particolarmente intelligente (il secondo stereotipo: la donna bella e segretamente geniale), tanto che la vis comica del libro verte sulla quantità di errori e scelte sbagliate che commette questa donna. Lo sguardo di Ammaniti è affettuoso e a volte pietoso (e molto maschile, va detto), e il libro è complessivamente divertente, con quel pizzico di sadismo che l’autore ama infliggere ai suoi personaggi, ma la trama è esile esile, confusa, a volte contradditoria, con un finale che non sta assolutamente in piedi. Ed è un peccato, perché trovo che con un editing migliore si sarebbe potuto tirar fuor un gioiellino.

Postato il 24/07/2023


Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow

di Gabrielle Zevin

Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow Knopf,2022,401 pagine
In questa storia di programmatori di videogiochi ci son parecchie cose buone: innanzitutto, la rappresentazione documentata del mondo dei videogiochi. L’autrice sa di cosa parla. Più importante, l’invenzione di un trio di personaggi molto originali e sfaccettati e, cosa ancora più interessante, la narrazione delle tre relazioni tra di essi, tutte ben pensate, mai banali e con una parabola specifica. Piaciuto di meno, però, l’eccesso di melodramma qua e là (orcaloca ma quante ne succedono al povero Sam, a volte sembra Candy Candy!) e, cosa che mi ha dato fastidio, una visione romanzata ed edulcorata del mondo dello sviluppo dei videogiochi, che oggi è brutale (forse di meno ai tempi in cui è ambientato il libro) e, soprattutto, la visione calvinista del lavoro come purificazione e salvezza da ogni male. Hai un problema? Lavora di più, andrà tutto a posto!

Postato il 22/07/2023


Stalingrado

di Vasily Grossman

Stalingrado Adelphi,1952,883 pagine
L’intento di Grossman è chiaro, e anche confermato da riferimenti espliciti: vuole fare il Guerra e pace del Novecento e dell’Unione Sovietica. Una miriade di personaggi (sia lode all’edizione con lo specchietto in appendice) che si intrecciano in parti belliche e parti civili. Ci riesce? Eh, non proprio. Grossman non è Tolstoj, non ha la stessa potenza narrativa, la stessa conoscenza dell’animo umano, la stessa abilità nel concertare l’azione. Quindi, insomma, questa corposa (850 pagine fitte fitte) storia dell’assedio di Stalingrado durante la Seconda Guerra Mondiale a volte traballa, i personaggi non spiccano e si tende a confonderli perché spesso sovrapponibili, ci sono parti il cui senso sfugge (per dire, quella nella miniera degli Urali o la storia tra Strum e Nina a Mosca). Contrariamente al libro di Tolstoj, in cui di solito si preferisce la parte di “pace”, è nell’azione bellica che Grossman spicca, dimostrando approfondite conoscenze e capacità di raccontare l’epica della battaglia. Le pagine dell’assedio alla stazione sono il picco del libro e me le ricorderò a lungo.
Va valutato il contesto in cui il libro è stato scritto, ovvero l’URSS del dopoguerra, quando lo stalinismo era al suo apice, e la cautela di uno scrittore per rimanere nell’ortodossia e non finire in un gulag è palpabile. Le parti più retoriche sull’animo eroico russo, sulla perfezione della macchina sovietica e il ritratto di Stalin come un padre bonario ma fermo vanno chiaramente in questa direzione, e la postfazione ricorda come si siano individuate addirittura undici edizioni. Eppure, il fascino del sogno comunista viene trasmesso e rimane la sensazione di “ma che bello che sarebbe stato se fosse stato vero”.
Ho scoperto solo alla fine che il volume è la prima parte di una dilogia, il cui seguito Vita e destino è descritto dalla postfazione come meno narrativo e più filosofico. E insomma, anche se molti destini dei personaggi sono rimasti appesi alla fine di Stalingrado, non mi è rimasta moltissimo la voglia di affrontare il secondo libro.

Postato il 14/07/2023