Un blog fuori tempo massimo

La signora delle camelie

di Alexandre Dumas fils

La signora delle camelie Feltrinelli,1848,280 pagine
Diciamocelo: Dumas figlio non gli lega le scarpe a Dumas padre in quanto a capacità di intrattenimento del lettore, e la svenevolezza di questa storia a volte raggiunge livelli oltre il limite di guardia. Eppure la storia di questa cortigiana dal cuore tenero è diventata iconica e replicata in tutte le salse, indice che ha una certa potenza narrativa in sé, e di questo bisogna rendere merito a Dumas (cioè, di aver avuto la “fortuna” di aver vissuto una storia molto simile e averla saputa rimaneggiare bene), così come le descrizioni molto vivide della vita sociale dell’alta borghesia/piccola nobiltà di Parigi dell'800, e le belle pagine grandguignolesche dell’esumazione di Marguerite.

Postato il 22/01/2024


Il fascismo eterno

di Umberto Eco

Il fascismo eterno La nave di Teseo,2020,51 pagine
Opuscolo di Eco contenente una sua lezione in un’università americana. Come fa notare Eco nell’introduzione, questo giustifica il fatto che venga citato spesso Roosevelt (a volte a sproposito, o quasi) e vengano dati spiegoni per noi ovvi. Eco fa un’analisi sul fascismo, ovvero perché si usa ancora oggi questo termine per certi tipi di totalitarismi o di ideologie politiche, mentre “nazismo”, ad esempio, identifica un particolare partito in uno specifico luogo e tempo (per tutti tranne che per Zerocalcare, cioè), e traccia i caratteri del “fascismo universale” mediante un elenco puntato. La tesi nel complesso è efficace, anche se ho trovato diversi passaggi logici piuttosto forzati e a volte un name dropping che forse è adeguato a una lezione universitaria, ma che a tratti mi ha lasciato spiazzato.
Si legge in meno di un’ora ed è un’ora ben spesa.

Postato il 18/01/2024


A caccia di draghi - La conquista delle Alpi

di Fergus Fleming

A caccia di draghi - La conquista delle Alpi Tra i libri di Fleming, questo sull’alpinismo e la conquista delle Alpi mi è parso il meno interessante, probabilmente perché avere le montagne qui dietro mi priva dell’afflato epico delle grandi conquiste artiche, tema dei suoi libri precedenti. Rimane comunque interessante scoprire che la conquista delle Alpi è stato un affare principalmente inglese, che il Monte Bianco è stato uno dei primi a essere scalato, che il Cervino ha resistito a lungo e che nel ‘900 l’alpinismo è stato parte del nazionalismo dei fascismi. E poi ci sono numerose figure interessanti, quasi tutte profondamente detestabili, ben descritte e ben ridicolizzate dall’autore (anche se meno feroce del solito).
Ne rimane un libro ben scritto, organizzato e documento, ma tutto sommato non troppo interessante.

Postato il 16/01/2024


A letto nel Medioevo: Come e con chi

di Chiara Frugoni

A letto nel Medioevo: Come e con chi il Mulino,2022,165 pagine
Grazioso librino sulle abitudini notturne nel Medioevo. La cosa interessante, più che la divulgazione barberesca a colpi di piccole curiosità, è l’approccio documentale dato al libro. Non si racconta qual era il ruolo della camera da letto nel Medioevo, lo si mostra tramite opere d’arte coeve, figurative o letterarie (il libro è ottimamente illustrato). L’ibrido tra l’atteggiamento rigorosamente da storico tenuto e il tema, che è piuttosto “facile” e curioso nonché lo stile di scrittura piano, è la cosa che più mi ha colpito del libro. Ah, sì, e si imparano anche alcune cose sulla vita nel Medioevo.

Postato il 10/01/2024


Dove nascono le ombre

di Lavinia Petti

Dove nascono le ombre Mondadori,433 pagine
Il libro di Petti ha delle premesse che ricordano quelle del King di “It” (e non solo) e di tutti i suoi epigoni: bande di ragazzini, un grande mistero, la scoperta della morte e del sesso e il passaggio all’età adulta. Ma ci sono importanti differenze: l’ambientazione nella periferia di Napoli negli anni ‘60 (e non la solita America anni ‘80), la totale mancanza dell’elemento soprannaturale, e soprattutto il fatto che l’autrice è giovane. Non c’è nessun sentimento di nostalgia, e la scrittura ne guadagna. Il libro quindi è meno derivativo di come potrebbe sembrare, e si legge con piacere, ma comunque non aspettiamoci un mostro di originalità, molti personaggi e situazioni sembreranno già visti. Possiamo dire che è una variazione del genere.

Postato il 02/01/2024


Il letto e il potere: Storia sessuale d'Italia da Mussolini a Vallettopoli bis

di Filippo Ceccarelli

Il letto e il potere: Storia sessuale d'Italia da Mussolini a Vallettopoli bis Longanesi,2007,432 pagine
Un libro sui rapporti tra sesso e potere in Italia può avere molti approcci: quello scandalistico, quello ironico, quello moralista, quello morboso. Ceccarelli sceglie un approccio cronachistico, un po’ come aveva fatto in “Invano”, ma con un importante differenza tra la prima e la seconda parte.
Infatti l’edizione che ho letto è una versione molto arricchita di un’edizione precedente, che narrava il tema limitatamente alla prima Repubblica: da Mussolini ai socialisti al potere. Questa parte è costruita in capitoli ben distinti che, a partire da un fatto preciso, tracciano un quadro del periodo storico: ad esempio dalla tirata di Scalfaro a una signora a lui dire troppo scoperta si parla dei bacchettoni della DC negli anni ‘50, dalla storia di Iotti e Togliatti si parla di come i comunisti trattavano il tema delle relazioni, eccetera. Questa parte, che ha un certo distacco storico, è nettamente la migliore: più lucida, precisa, a fuoco, e la lettura è un vero e proprio spasso. Segnalo in particolare il capitolo sul caso Montesi e del circo che si è creato intorno, una situazione incredibilmente moderna.
La seconda parte è invece su argomenti più vicini a noi: scritta nel 2007, quindi con Berlusconi ancora saldamente al potere, si dilunga con disordine nel marciume di quegli anni. C’è il tentativo di creare capitoli tematici, ma si finisce per saltare di palo in frasca parlando di quello che ha fatto questo o quell’altro con un disprezzo che, anche se magari meritato, nuoce al tono del libro. Ne risultano capitoli rabbiosi, frammentari, inconcludenti, spesso anche piuttosto noiosi. Per quel che voleva fare Ceccarelli, era davvero troppo presto: forse il libro scritto oggi, oltre 15 anni dopo, avrebbe più senso.

Postato il 25/12/2023


Piccole cose da nulla

di Claire Keegan

Piccole cose da nulla Einaudi,2021,94 pagine
Il racconto lungo di Keegan è una sorta di fiaba natalizia, che ho letto per caso durante il periodo di Natale, e in quanto tale ha un livello di zuccherosità davvero eccessivo per me. E io non sono un cinico, anzi, né tantomeno un grinch! Ho poi trovato piuttosto fastidioso l’intento di far sentire bene il lettore per quanto lui è buono e cattive le suore (anche se quest’ultima cosa è sacrosanta). E però il protagonista, per quanto ridicolmente buono, è un personaggio che si infila nel cuore, per i suoi piccoli tormenti e per le descrizioni precise che l’autrice dà dei suoi gesti, pensieri e piccoli accadimenti. Questa è la parte migliore del libro, non la “denuncia” delle Magdalene Laundries, in ritardo di vent’anni dal film e di dieci anni dalle scuse ufficiali dell’Irlanda, o la rappresentazione dell’ipocrisia cattolica irlandese.

Postato il 13/12/2023


La setta delle ciambelle

di Joe R. Lansdale

La setta delle ciambelle Einaudi,2023,328 pagine
Anche se un libro di Lansdale è una garanzia di scrittura vivace, pulp, scene grottesche e un sacco di Texas, tutto questo non garantisce che il libro sia centrato. E “La setta delle ciambelle” centrato non lo è di sicuro: lo spunto è vagamente soprannaturale e include il concetto paradossale per cui una setta che aspetta gli UFO si mantiene con una catena di negozi di ciambelle. Esso vira rapidamente verso una storia concreta (per quanto, ovviamente, grottesca e sopra le righe) in cui, alla fine, c’è davvero poco delle premesse, e si riduce a una lotta contro i cattivi. Si legge volentieri, si sorride e in qualche punto ci si emoziona persino, però è un libro minore nella carriera di Lansdale.

Postato il 21/11/2023


La giornata d'uno scrutatore

di Italo Calvino

La giornata d'uno scrutatore Mondadori,1963,83 pagine
Il romanzo breve di Calvino su un intellettuale comunista alla prese con una giornata di elezioni all’ospedale psichiatrico Cottolengo di Torino è principalmente un’occasione per Calvino per dare forma narrativa a sue riflessioni filosofiche e sociali, usando il personaggio,l’occasione e il tema. La parte iniziale del libro l’ho trovata molto faticosa, con un periodare pieno di incisi, di parentesi, di concetti astratti non sempre legati verosimilmente al contesto. Poi, uno dei due tra me e l’autore si è sciolto, e ho iniziato a trovare gli appunti e gli avvenimenti più palatabili. Ho trovato delle pagine splendide come le riflessioni sulle fototessere, tutta la parte con Lia (quel misto di amore e di rabbia cieca comune nei rapporti passionali), l’indimenticabile scena del contadino che passa la giornata a fissare negli occhi il figlio disabile, e poi in generale una bella miniatura dell’Italia anni ‘50. Ecco, forse la parte sul Cottolengo è quella più invecchiata. L’idea di un ospedale/prigione per malati psichiatrici non è rigettata da Calvino, piuttosto è usato come metafora per l’italia democristiana, e sottosotto (fuor di metafora) si approva l’istituzione, solo pensando che in un mondo socialista si farebbe ancora meglio.

Postato il 10/11/2023


Blood, Sweat, and Pixels

di Jason Schreier

Blood, Sweat, and Pixels Harper Paperbacks,2017,353 pagine
Mi son sempre chiesto perché, tra tutti i progetti software, sembra che solo i videogame richiedano sforzi inumani agli sviluppatori (il cosiddetto “crunch”), e pensavo che questo libro potesse darmi una soluzione. L’autore gioca a carte scoperte e fornisce la sua versione nell’introduzione: non ripeterò qui la sua tesi, ma è una combinazione di vari fattori che sono intrinseci allo sviluppo dei videogame e che implicano la difficoltà, se non l’impossibilità, a una pianificazione sensata. Si tratta di una teoria convincente, in teoria - appunto -, ma poi si entra nel pratico: il libro consiste nella storia delle vicissitudini di sviluppo di nove giochi, scelti come rappresentanti di un contesto, un genere, una tipologia di storia. Per fare qualche nome: Stardew Valley, Pillars of Eternity, Diablo III, Witcher 3, Shovel Knight. E qui casca un po’ l’asino, perché ognuna di queste storie presenta una particolarità per cui, a volte per rapporti col mondo esterno, a volte per vicissitudini interne, il più delle volte per puro masochismo, ci si ritrova con un disastro di project management di proporzioni epiche. Poi alla fine i giochi sono usciti, e gran parte dei giochi citati sono considerati capolavori, ma la mia domanda iniziale a questo punto non risulta pienamente soddisfatta. Se non pensando che il fatto che qualcosa vada storto non sia in qualche modo inevitabile.

Postato il 28/10/2023