Adelphi,1966,152 pagine
Il romanzo breve di Sciascia è apparentemente un giallo con una struttura molto cinematografica: è chiara una struttura visiva molto netta, con tagli di montaggio, personaggi fortemente caratterizzati in scena, poca interiorizzazione a scapito di una narrazione molto vivace (con l’eccezione della parte centrale del libro).
In realtà Sciascia, da questo impianto, lavora in due direzioni differente: la prima è la descrizione della Sicilia più profonda, quella che si direbbe quasi macchiettistica se non venisse da uno che la conosceva a fondo. Un mondo fatto di un malaffare radicato in profondità e colluso con la società a tutti i livelli, ma anche di donne sensuali, notabili stimati, nobili decaduti, pensionati al bar. Parte della forza visiva del libro nasce da questa Sicilia, ma è come Sciascia riesce a esprimere la mentalità sicula che colpisce.
La seconda è la negazione del romanzo giallo. Curiosamente ho letto di recente “La promessa” che fa un discorso simile, ovvero il ruolo del caso nelle indagini, che è più potente e importante di qualunque investigatore. Ma se nel romanzo svizzero il caso frustra l’investigatore fino a condurlo all’ossessione, qua trascina un innocente nel vortice del delitto facendolo improvvisare poliziotto, mentre le indagini ufficiali sono condotte superficialmente (volutamente o no, non si sa).
“A ciascuno il suo” è una di quelle letture “scolastiche” da riscoprire per il suo potere narrativo, la sua sapienza letteraria e le sue acute intuizioni.
Fanucci,2022,272 pagine
Adelphi,1956,172 pagine
Mimesis,1998,192 pagine
Feltrinelli,1957,155 pagine
Rizzoli,1978,576 pagine
Armenia,1984,368 pagine
Adelphi,1987,143 pagine
Adelphi,1942,181 pagine
Mondadori,396 pagine