Un blog fuori tempo massimo

A ciascuno il suo

di Leonardo Sciascia

A ciascuno il suo Adelphi,1966,152 pagine
Il romanzo breve di Sciascia è apparentemente un giallo con una struttura molto cinematografica: è chiara una struttura visiva molto netta, con tagli di montaggio, personaggi fortemente caratterizzati in scena, poca interiorizzazione a scapito di una narrazione molto vivace (con l’eccezione della parte centrale del libro).
In realtà Sciascia, da questo impianto, lavora in due direzioni differente: la prima è la descrizione della Sicilia più profonda, quella che si direbbe quasi macchiettistica se non venisse da uno che la conosceva a fondo. Un mondo fatto di un malaffare radicato in profondità e colluso con la società a tutti i livelli, ma anche di donne sensuali, notabili stimati, nobili decaduti, pensionati al bar. Parte della forza visiva del libro nasce da questa Sicilia, ma è come Sciascia riesce a esprimere la mentalità sicula che colpisce.
La seconda è la negazione del romanzo giallo. Curiosamente ho letto di recente “La promessa” che fa un discorso simile, ovvero il ruolo del caso nelle indagini, che è più potente e importante di qualunque investigatore. Ma se nel romanzo svizzero il caso frustra l’investigatore fino a condurlo all’ossessione, qua trascina un innocente nel vortice del delitto facendolo improvvisare poliziotto, mentre le indagini ufficiali sono condotte superficialmente (volutamente o no, non si sa).
“A ciascuno il suo” è una di quelle letture “scolastiche” da riscoprire per il suo potere narrativo, la sua sapienza letteraria e le sue acute intuizioni.

Postato il 04/04/2024


The Kaiju Preservation Society

di John Scalzi

The Kaiju Preservation Society Fanucci,2022,272 pagine
I kaiju esistono, hanno una loro biologia tutta matta e c’è chi si occupa di loro. Lo spunto è grazioso, ma ciò che rende notevole il libro è il piglio tutto da commedia d’azione con cui è scritto. Sembra scritto come un film di Hollywood, ma di quelli buoni (anzi, mi stupirei se non venisse preso in considerazione), con tutti i tasselli al loro posto: il protagonista brillante, con la battuta pronta e semisconfitto da una società ingiusta; il contesto SF con una certa quantità di fuffa scientifica a supporto; i comprimari con caratterizzazioni più o meno spiccate, qualche piccolo tormentone che ritorna, e un cattivo la cui cattiveria fa da ponte tra i cattivi vecchio stile e quelli moderni. Manca giusto un romance, ma ci vuole poco ad aggiungerlo se si vuole. Ecco, a volte Scalzi esagera un po’ e la serie di battutine sembra stucchevole, così come la richiesta al lettore di sospendere l’incredulità, però è un libro che è uno spasso da leggere.

Postato il 01/04/2024


Il piccolo libraio di Archangelsk

di Georges Simenon

Il piccolo libraio di Archangelsk Adelphi,1956,172 pagine
Una delle cose che Simenon sa fare benissimo è di prendere uno scorcio, un’ambientazione e costruirci intorno una storia. È quello che fa in questo romanzo (non un giallo, se non marginalmente), in cui Archangelsk c’entra ben poco ed è ambientato in un rione popolare francese che gira intorno a un mercato. Il libraio in questione e sua moglie (o meglio, la sua assenza) sono protagonisti di una storia molto triste, in cui predomina la meschinità e la cattiveria della gente, e in cui i pochi momenti di respiro non son dati da atti di amore, ma di basilare umanità. In questo squallore Simenon traccia diversi bei ritratti di persone, senza rinunciare a una trama che procede con calma ma non ristagna mai, e senza tralasciare mai il vero protagonista: il quartiere.

Postato il 29/03/2024


La DDR. Una storia breve 1949-1989

di Ulrich Mählert

La DDR. Una storia breve 1949-1989 Mimesis,1998,192 pagine
La cosa che si nota di più sfogliando questo libro è come la forma sia coerente col contenuto, tramite un’impaginazione che talvolta ha più pagine senza un’andata a capo e comunque sempre con pochissimo respiro. A parte questo, è un libro che fa il suo lavoro: con un piglio storico molto asciutto e scevro da ideologie racconta i 40 anni della DDR con chiarezza e documentazione. A volte sembra di perdersi nell’andamento a zig-zag della politica DDR e pare di non aver capito bene, ma diventa presto chiaro le contraddizioni e i cambi di rotta erano una caratteristica della politica di quel paese.
Forse avrei apprezzato di più un approfondimento sulla vita quotidiana nella DDR, ma a un libro di 140 pagine, per quanto dense, non si può chiedere troppo.

Postato il 24/03/2024


La promessa: Un requiem per il romanzo giallo

di Friedrich Dürrenmatt

La promessa: Un requiem per il romanzo giallo Feltrinelli,1957,155 pagine
Un giallo che è la negazione di un giallo: con una sovrapposizione di più piani narrativi, l’autore propone una Svizzera inedita, in cui la neve e le montagne sono fango e fastidio, colma di piccoli e grandi criminali e di contadini ignoranti. Il nucleo del libro è il personaggio del bravo poliziotto che si distrugge la vita per risolvere un caso, per un’ossessione data dalla “promessa” eponima: la risoluzione del mistero, avvenuta per un capriccio del destino, è abbastanza irrilevante. La tesi dell’autore è pertanto che la costruzione rassicurante del romanzo giallo, in cui è la razionalità a trionfare sul male, non ha alcun riscontro nella realtà in cui i fattori al contorno sono così tanti e molteplici. Non è un’osservazione così originale e profonda, però l’atmosfera e l’incedere del libro sono molto affascinanti.

Postato il 20/03/2024


La vita istruzioni per l'uso

di Georges Perec

La vita istruzioni per l'uso Rizzoli,1978,576 pagine
Riletto dopo vent’anni dalla prima lettura, “La vita istruzioni per l’uso” non perde nulla del suo smalto, anzi. La ricostruzione del microcosmo di un condominio francese cristallizzato in un attimo del 1975 è l’occasione per una minuziosa ricostruzione di ambienti e di storie. La capacità con cui Perec è in grado di raggiungere pressoché ogni elemento dell’esistenza umana a partire da una ventina di stanze è incredibile, così come la sua capacità per tenere alta l’attenzione per oltre 700 pagine senza risparmiarsi descrizioni dettagliate all’inverosimile ed elenchi infiniti. Da un lato la sintesi, dall’altro il suo contrario. Capolavorone.

Postato il 17/03/2024


I draghi del crepuscolo d'autunno

di Margaret Weis

I draghi del crepuscolo d'autunno Armenia,1984,368 pagine
Riletto dopo decenni più che altro per curiosità di vedere se regge al tempo, la saga di Dragonlance funziona in parte. È un dannato page-turner, pochi libri ti prendono così tanto, e uno spasso per il giocatore di D&D che si diverte a riconoscere le parti del regolamento. Però ha una pesantezza morale, dovuta al fatto che Hickman è un fervente cristiano, che permea tutta la struttura del libro e a tratti è davvero esagerata, e la parte finale del libro è affrettata e confusa. Non aiuta la scelta scellerata di avere in scena tre personaggi che si chiamano Berem, Ember e Eben!

Postato il 03/03/2024


Linguaggio e informazione

di Zellig S. Harris

Linguaggio e informazione Adelphi,1987,143 pagine
Il merito delle lezioni/saggio di Harris è di aver inventato un approccio allo studio del linguaggio che si basi sulle probabilità di giustapposizione di parole e non sulle strutture grammaticale, approccio che è molto importante nei moderni LLM.
Per il resto, il libro è colmo di difetti metodologici: l’autore enuncia una regola generale come universale e la esemplifica con un caso molto specifico, che potrebbe però essere contraddetto a piacere; utilizza esempi solo dall’inglese, che per un libro che vuole studiare le strutture dei linguaggi in generale è una pecca mortale; è scritto a tratti ripetendo sempre le stesse cose e a tratti con voli pindarici in cui i passaggi logici sono molto arbitrari o sono rimasti nella testa di Harris. L’unico tentativo di applicazione, individuare strutture ricorrenti in una serie di paper su argomenti simili, è abbastanza interessante ma il risultato è comunque limitato e specifico. Il resto mi è sembrata tanta fuffa su una buona idea. Ma forse mi mancano alcune basi.

Postato il 13/02/2024


Le braci

di Sándor Márai

Le braci Adelphi,1942,181 pagine
Uno di quei libri che quando lo leggi gongoli a pensare che potrai consigliarlo ad altre persone perché è breve, fulminante, originale e romantico in un modo non svenevole. E soprattutto, proprio bello.
L’incontro di due amici fraterni che non si vedono da quarantun anni è già uno spunto potente, ma il nucleo del libro è lo svelarsi progressivo delle motivazioni di questa separazione che si dipana in una sorta di duello mentale, ricco di tensione e di riflessioni su amicizia, amore e destino. L’autore si concede anche qualche divagazione, qualcuna più riuscita (ho adorato il personaggio di Nini, la balia novantenne, e il rapporto che ha col protagonista) qualcuna di meno (la descrizione della foresta all’alba, teatro di un importante evento, è piuttosto stucchevole), ma l’economia del libro non ne è inficiata.

Postato il 09/02/2024


Doveva essere il nostro momento

di Eleonora C. Caruso

Doveva essere il nostro momento Mondadori,396 pagine
Un appello agli scrittori in ascolto: vi prego, basta coi pubblicitari e dintorni! Lo so che attira l’idea di rappresentare un artista che è costretto a piegare il suo talento al denaro, ma è un’idea che dire usurata è poco. Tanto più, come nel caso del coprotagonista Leo di questo romanzo, il fatto che Leo sia del mestiere del social marketing è assolutamente irrilevante. Ma andiamo con ordine.
“Doveva essere il nostro momento” mette un sacco di carne al fuoco. Di base è un road movie con Leo, un trentenne con le idee confuse e Cloro, un’influencer ventenne, che scappano da una specie di setta viaggiando dalla Sicilia al Piemonte nei primi giorni del lockdown del 2020, quando a dominare era la paura e la sensazione di apocalisse. La “setta” in questione è una folle comune che ha bloccato il tempo agli anni ‘90, considerata un’età dell’oro, e vivono guardando vecchie VHS, giocando coi Tamagochi e rileggendo Ranma 1/2. La coppia è mal assortita, e come da canone durante il viaggio vivranno molte avventure e troveranno modo di conoscersi e intendersi, inframmezzando con flashback della storia di Leo, di Cloro e della vita nella setta. Ma da queste premesse, in parte consuete e in parte assurde, l’autrice costruisce due bei personaggi, da amare nei loro tanti difetti, e riflette sul passato e sulla modernità. Ed è appunto un peccato che Caruso sia caduta nella trappola di un cliché così banale come il mestiere di Leo, mi ha indisposto nelle prime pagine. Ho inoltre trovato che il libro avesse bisogno di un editing più raffinato: complessivamente è ben scritto, ma ogni tanto ci sono alcuni verbi il cui soggetto è nascosto tre paragrafi prima, o personaggi introdotti sullo sfondo che all’improvviso parlano e ti chiedi “E mo’ chi è ‘sta qui?”.

Postato il 02/02/2024