Un blog fuori tempo massimo

Demon Copperhead

di Barbara Kingsolver

Demon Copperhead Neri Pozza,2022,654 pagine
Questo David Copperfield in versione americana e moderna, in una provincia devastata dalla disoccupazione e dagli oppiodi, è scritta molto bene, con una voce chiara, ben definita e interessante. Il protagonista racconta la sua storia, prima in un vortice di sfighe e disgrazie che rende omaggio a Dickens (con la stessa ironia però dell’autore vittoriano) e poi nel gorgo di autodistruzione dato dalla droga. Mi è venuta voglia di rileggere David Copperfield, perché sono certo che le figure che il protagonista incontra, così chiare e ben delineate, siano parte della riscrittura del classico di Dickens. A tratti il libro perde di vigore, soprattutto verso la metà, ma complessivamente è incisivo. Rimango tuttavia perplesso come i libri americani, appena salgono di livello dal puro intrattenimento, debbano confrontarsi con l’impresa di raccontare l’America (in questo caso con successo, va detto). Sembra che gli scrittori statunitensi non abbiano altro in testa che il Grande Romanzo Americano, e per me questo è un limite.

Postato il 25/06/2024


I draghi della notte d'inverno

di Margaret Weis

I draghi della notte d'inverno Armenia,1985,412 pagine
Migliore del primo libro della trilogia, c’è maggior dramma, meno confusione nelle scene d’azione, tutto sommato anche un miglior lavoro nel tratteggiare alcuni personaggi, ma sempre un certo moralismo di fondo piuttosto pesante e soprattutto è chiaramente la trasposizione di avventure per D&D, che è tanto il bello di questa trilogia quanto il suo limite più evidente.

Postato il 19/06/2024


Il libro dei mostri

di Juan Rodolfo Wilcock

Il libro dei mostri Adelphi,1978,143 pagine
“Il libro dei mostri” è una collezioni di brevi descrizioni di figure umane mostruose, per mutazione o per nascita. La varietà e la fantasia dell’autore nell’ambito è sorprendente, ma il bello del libro sta nelle sottili satire sociali, nelle piccole riflessioni a margine sulla natura umana e sui suoi tipi. Wilcock è mezzo argentino e mezzo italiano, e si colgono benissimo entrambi i mondi nelle sue pagine. E’ un librino breve, 140 pagine con una settantina di mostri: la densità e la qualità della scrittura che lo caratterizza lo rende quasi poesia.

Postato il 29/05/2024


After Dark

di Haruki Murakami

After Dark Einaudi,2004,176 pagine
Non uno dei Murakami migliori. La ricetta è sempre la stessa: commistione tra un Giappone ultrarealistico con un mondo magico che lo affianca e lo interseca. In questo caso, il libro (breve) si svolge tutto in una notte, con alcuni personaggi le cui vicissitudini si intersecano. A volte Murakami gioca col cinema, descrivendo stanze e situazioni come se fosse una sceneggiatura vera e propria (anzi, vista la lunghezza del libro, non mi stupirebbe se fosse una sceneggiatura rimaneggiata), e i personaggi hanno sempre quel tocco che li rende interessanti e memorabili, però la sensazione è che l’autore non avesse un granché da dire.

Postato il 24/05/2024


Piante che cambiano la mente: Oppio - Caffeina - Mescalina (Italian Edition)

di Michael Pollan

Piante che cambiano la mente: Oppio - Caffeina - Mescalina (Italian Edition) Adelphi,2021,299 pagine
Le tre sezioni del libro non solo parlano di tre droghe diverse (una sedativa, una eccitante, una allucinatoria), ma sono scritte in momenti diversi ed espandono il discorso ben oltre la descrizione della pianta e degli effetti che ha. Questo, secondo me, è il grande merito del libro: parlare della relazione delle droghe con la legalità per l’oppio mediante le disavventure dell’autore con la coltivazione di papaveri negli anni ‘90; descrivere come la società moderna sia profondamente interlacciata con la caffeina, che non è solo una droga diffusa e legale; analizzare le relazioni tra le droghe, le religioni e le usanze dei popoli nativi col peyote (ed è decisamente il capitolo meno riuscito).
Al terzo di libro di Pollan che leggo so che tende a essere ripetitivo ed esprimere più volte lo stesso concetto, e questo non fa eccezione, ma per fortuna qui si è trattenuto e non è mai noioso. A parte questo, il libro è ben documentato e ricco di esperienze personali in cui il protagonista prova la droga in questione (o la sua assenza, per la caffeina) descrivendo gli effetti, oltre ai discorsi estesi citati sopra.
Non si finisce il libro sapendo tutto sulle droghe vegetali, ma si impara comunque molte sulle tre trattate.

Postato il 19/05/2024


L’ultima cosa bella sulla faccia della terra

di Michael Bible

L’ultima cosa bella sulla faccia della terra Adelphi,2020,135 pagine
Il colophon dice che l’autore sembra “essersi già guadagnato un posto fra i grandi narratori del Sud americano”. Ecco, forse è un po’ prematuro. Io trovo che Micheal Bible abbia idee pregevoli, soprattutto a livello di struttura. Alterna sezioni con protagonisti diversi facendo capire solo a un certo punto se e come sono legati ai capitoli precedenti: la cosa funziona nell’ambito di un romanzo breve, in un romanzo più articolato genererebbe troppa confusione. E anche i suoi personaggi sono ben scritti, dolenti e sperduti, e anche se fanno scelte poco condivisibili in qualche modo si riesce a provare empatia. Però, dannazione, questa fissazione degli americani di scrivere romanzi che raccontino l’America per me è un grande limite: sembrano sempre ombelicali, provinciali, paradossalmente limitati nel loro cercare di narrare qualcosa di più grande.

Postato il 09/05/2024


Seidmadur. Lo sciamano

di Maddalena Marcarini

Seidmadur. Lo sciamano Agenzia Alcatraz,252 pagine
Maddalena Marcarini conosce molto bene le tradizioni sciamaniche precristiane dell’Islanda e della Groenlandia, questo è fuori di dubbio, e ci tiene a dimostrarlo nel suo libro. Seidmadur è scritto abbastanza bene, e mi è piaciuta molto la rappresentazione dell’Islanda come una terra ingrata, fredda, con un cielo perennemente basso e nuvoloso, ben lontana dalla raffigurazione idilliaca ad uso turistico che è di moda ora. Però il libro è un susseguirsi di visioni oniriche (o sciamaniche, appunto), che abbastanza presto stancano e rendono la narrazione molto frammentata e faticosa, e in fondo bisogna essere molto appassionati di tradizioni sciamaniche islandesi precristiane per appassionarsi a quel che succede.

Postato il 07/05/2024


A Brief History of Vietnam: Colonialism, War and Renewal: The Story of a Nation Transformed (Brief History of Asia Series)

di Bill Hayton

A Brief History of Vietnam: Colonialism, War and Renewal: The Story of a Nation Transformed (Brief History of Asia Series) Tuttle Publishing,288 pagine
Avevo bisogno di documentarmi sulla storia del Vietnam e non ho trovato testi in italiano, quindi ho provato questo libro in inglese attratto dal “brief” in copertina. Sono 270 pagine, sono densissime e senza figure o mappe, e alla fine ci ho messo quasi un mese a leggerlo, alla faccia del “brief”.
Il libro fa bene il suo dovere nel restituire la complessità della storia vietnamita, una terra storicamente subalterna della Cina, ma con grandi influenze anche dal mondo indiano. Una terra crocevia di popoli, con un sacco di cambiamenti durante gli anni, e una quantità di guerre e violenza impressionante. Forse anche a leggere la storia europea in breve si ha la stessa sensazione, ma quella vietnamita è un susseguirsi di rivoluzioni, colpi di stato, brigantaggio, dinastie massacrate, invasioni subite ed effettuate, e tutto questo ancora prima della guerra più famosa (che poi ha coinvolto gli USA in solo una sua parte).E’ anche facile perdersi nell’elenco di nomi in una lingua non familiare, e forse il difetto principale del libro è quello di mancare di sintesi, nel perdersi nei dettagli senza riuscire a trasmettere con chiarezza situazioni, cause e conseguenze. Insomma, per chi, come me, voleva solo qualcosa che andasse oltre la pagina di wikipedia, è troppo. Anche perché non so quanto ricorderò di tutti i dettagli che mi son sciroppato.

Postato il 02/05/2024


Tokyo Express

di Seichō Matsumoto

Tokyo Express Adelphi,1958,175 pagine
Sconcertato da questo giallo giapponese d’epoca (anni ‘50) scritto dal cosiddetto “Simenon giapponese”. Di Simenon c’è poco, se non una certa attenzione a dettagli sordidi, ma nulla dell’attenzione alle passioni umane che caratterizza lo scrittore francese. Ci sono alcuni punti di interesse: la corruzione della classe politica giapponese, un’ambientazione prevalentamente notturna in un Giappone pre-boom economico in cui si percepisce ancora l’odore della guerra e della ricostruzione. Ma la storia è complessivamente poco interessante e scritta non molto bene: in particolare i personaggi sono poco memorabili e l’autore continua a ripetere quanto detto in precedenza. Non so se tratti il lettore da scemo o sia una conseguenza, magari, di qualche pubblicazione a puntate, ma è fastidioso. Infine, lo svelamento del mistero è tutto in uno spiegone a posteriori in forma di lettera, raffazzonato, sbrigativo e senza le più basilari nozioni di “show, don’t tell”.
Ma soprattutto è il nucleo del giallo a far cadere le braccia: innanzitutto, molte delle deduzioni dell’ispettore e il piano del cattivo si basano sul fatto che i treni giapponesi sono puntuali al minuto, e c’è una finestra di 4 minuti in cui succedono cose. E poi il “mistero” è il fatto che, orari ferroviari alla mano, è impossibile che il sospettato sia andato dal Kyushu all’Hokkaido in un certo tempo. Il lettore moderno (ma secondo me anche quello dell’era Showa) si dirà: “Beh, avrà preso un aereo, no?” e questa è la grande rivelazione. Sospiro.

Postato il 21/04/2024


Sette minuti dopo la mezzanotte

di Patrick Ness

Sette minuti dopo la mezzanotte Mondadori,2011,192 pagine
Un romanzo per ragazzi sul concetto di perdita e di lutto, illustrato con disegni molto potenti da Jim Kay, tratta l’argomento con scene ben riuscite, metafore che tanto metafore non sono, racconti nel racconto spiazzanti e con alcune sfumature per nulla banali, però, forse per cercare di ricostruire il mondo di Connor, il protagonista, affianca diversi luoghi comuni da tredicenni: bullismo, l’amica d’infanzia, il papà divorziato e lontano, gli insegnanti che non capiscono. Questo contorno, parte del menu che sembra obbligatorio per un certo tipo di romanzi per ragazzi, annacqua la potenza del libro e nel ricordo lo fa sembrare più banale di quello che è.

Postato il 07/04/2024