Un blog fuori tempo massimo

Un giorno come un altro

di Shirley Jackson

Un giorno come un altro Adelphi,1996,277 pagine
Questi racconti di Shirley Jackson sono stati originariamente pubblicati su rivista, e si nota dal fatto che sono uniformi come lunghezza ma complessivamente anche come tema. Quasi tutti vertono su figure femminili in cittadine di provincia americane, e anche se qua e là c’è qualche tocco sovrannaturale, la maggior parte sono storie sottilmente perfide e critiche verso la società americana. Ci sono tante piccole e grandi cattiverie, un sacco di pettegolezzi, soprattutto molte donne inquadrate nel loro ruolo al punto da non vedere a un palmo dal naso. È probabilmente esemplare, da questo punto di vista, l’epilogo autobiografico con la surreale conversazione con la redattrice del giornale locale, che come molte donne nei racconti semplicemente non ascolta chi le parla.
Come è inevitabile, ci sono racconti più o meno riusciti (trovo che Jackson riesca male quando cerca di fare umorismo esplicito, mentre sorprende nei racconti più esplicitamente romantici) ma complessivamente sono un prezioso compendio alle opere più note dell’autrice, mostrano i temi a lei cari con strutture e tono differenti. Ah, e sono anche divertenti da leggere!

Postato il 21/11/2024


Tre uomini in barca

di Jerome K. Jerome

Tre uomini in barca Mondadori,1889,248 pagine
Classicone dell’umorismo che mi mancava, l’ho trovato davvero molto divertente.
È inevitabile il paragone con Mark Twain, che probabilmente scrive meglio ed è più acuto, ma ho trovato che Jerome abbia una leggerezza tutta inglese che a Twain, roboante americano, manca. La cosa è ancora più interessante per il fatto che nelle divagazioni ci sono anche piccole lezioncine storiche e addirittura un episodio drammatico: ma tutto rimane leggero, buffo, surreale. Mio piccolo consiglio: rileggete il riassunto dei capitoli dopo i capitoli stessi. Ci sono delle piccole gag chiare solo dopo la lettura.

Postato il 13/11/2024


Come Sfamare un dittatore

di Witold Szabłowski

Come Sfamare un dittatore Keller,2019,316 pagine
L’autore, un giornalista polacco, intervista i cuochi personali di cinque dittatori in giro per il mondo: Saddam Hussein, Idi Amin, Enver Hoxha, Fidel Castro e Pol Pot. Ciò che rende il libro interessante non è sapere che a Hoxha piacevano i piatti della mamma o che Fidel Castro amava un’insalata di bianchetti, in fondo chi se ne frega, ma l’aspetto obliquo dell’operazione: quei cuochi erano persone che vivevano a contatto con i dittatori, ma non partecipavano alla loro politica o al governo. Erano quindi in una posizione particolare per osservarli o, soprattutto, per esserne influenzati. Ed è questa la grande verità che traspare dal libro: tutte le persone intervistate, senza eccezioni, difendono a spada tratta l’operato dei loro ex-datori di lavori, anche a distanza di decenni e dopo che sono venute fuori le peggiori atrocità da loro commesse, che vengono regolarmente minimizzate in nome di un poco precisato “bene più grande”. E la verità un po’ scomoda è questa: i tiranni sono temuti, ma sono anche amati, e molto spesso sono tali anche in virtù di uno straordinario carisma.

Postato il 04/11/2024


L'arte della gioia

di Goliarda Sapienza

L'arte della gioia Giulio Einaudi Editore,1998,540 pagine
L’introduzione e le verbose postfazioni al libro di Goliarda Sapienza insistono molto sulle sue difficoltà editoriali, dicendo più o meno esplicitamente che il libro è stato censurato, o che era troppo avanti per i suoi tempi, o comunque che è mancato il coraggio di pubblicare un capolavoro. Io la penso almeno in parte diversamente: L’Arte della Gioia è un buon libro, ma poteva essere un capolavoro se fosse stato rivisto come si deve, magari con un pizzico di umiltà.
La prima metà è straordinaria: la protagonista Modesta è un personaggio più che memorabile, i comprimari sono eccellenti, la Sicilia del primo ‘900 è più viva che mai e la progressiva maturazione intellettuale, morale, politica e sessuale di Modesta è costruita con perizia. Sapienza, poi, scrive benissimo. Ma a un certo punto qualcosa si rompe: il libro inizia a diventare ripetitivo e a trascinarsi stancamente; quasi tutti i nuovi personaggi sono superficiali, a volte quasi delle macchiette, e si confondono gli uni con gli altri. Sembra spesso di leggere una bozza di un libro che voleva essere ancora più lungo ma che non si ha avuto il coraggio di tagliare, o addirittura un patchwork di più idee di libri messe insieme. Peccato.

Postato il 30/10/2024


L'impero ottomano

di Suraiya Faroqhi

L'impero ottomano il Mulino,2000,133 pagine
Una breve storia dell’impero ottomano che fa tutte le cosine al modo giusto: affianca alla storia politica e militare in ordine cronologico cenni alle arti, la società, la condizione del popolo, delle donne. Purtroppo, per qualche ragione, viene fuori mortalmente noioso, tanto che ci ho messo due settimane a leggere il centinaio di pagine di cui è composto.
Vale la pena parlare dell’introduzione, che dura l’immensità di 40 pagine su 150 totali del libro, quindi in pratica è quasi un altro libro, e che parla delle evoluzioni recenti della storiografia ottomana. Inevitabilmente, è necessario sapere qualcosa della storia ottomana, quindi è insensata come introduzione, ma avendola letta dopo il libro, a mo’ di postfazione, ho trovato interessante come l’autrice fosse eccitata dalla scoperta di nuove fonti, da nuove prospettive (ad esempio sulla condizione della donna), dalla distanza cronologica che permette più freddezza e così via. Che tenera.

Postato il 06/10/2024


Il fiume della vita

di Philip José Farmer

Il fiume della vita Mondadori,1971,329 pagine
Mi aspettavo un po’ di più da questo classicone della fantascienza (primo volume di un ciclo). La premessa è molto affascinante: tutta l’umanità morta nei millenni risorge lungo le sponde di un immenso fiume. Nessuno sa perché, e qualcuno prova a ricostruire la civiltà e indagare che è successo. Il libro ha un andamento strano: inizia con qualche capitolo di descrizioni pesantissime, poi si trasforma in una sorta di Robinson Crusoe/L’Isola Misteriosa, con un andamento da avventura classica e il recupero della civiltà, e a un certo punto la narrazione ha un’accelerazione improvvisa, quasi tutti i personaggi faticosamente costruiti vengono dimenticati e il tono passa dal metafisico al razionale, quando iniziano a venire a galla le spiegazioni sul contesto.
A parte questa schizofrenia, forse in parte anche voluta, disturbano al lettore moderno alcuni atteggiamenti colonialisti (a prendere le redini della civiltà sono sempre uomini bianchi, che guidano quelli di altre etnie) e ancora più quelli maschilisti (i protagonisti si scelgono le donne da portarsi nelle capanne!). Inoltre c’è un grande pessimismo di fondo: l’umanità risorta si dedica immediatamente a guerre e massacri, esattamente come prima.
Complessivamente l’ho trovata una lettura abbastanza piacevole, ma non mi ha lasciato la voglia di sapere come va avanti e leggere gli altri libri del ciclo. In ultima analisi, ha avuto lo stesso effetto di un “Lost” ante-litteram: misteri intriganti, ma non abbastanza da avere la mia attenzione.

Postato il 25/09/2024


Vampyr. Storia naturale della resurrezione

di Francesco Paolo de Ceglia

Vampyr. Storia naturale della resurrezione Einaudi,415 pagine
Che qualcuno in Einaudi dia un editor al professor Francesco Paolo de Ceglia, o, se ce l’ha, che gliene dia uno migliore. Il saggio di de Ceglia è un trattato antropologico sul vampirismo in Europa prima dei vampiri. Prende in esame varie culture (soprattutto quelle slave, ma non solo) e le varie creature che tornano dalla tomba, valutando le relazioni con altri miti e con le religioni. E’ interessantissimo, motlo colto e documentato. Ci sono un sacco di informazioni, di approfondimenti, di idee e di collegamenti. Ed è completamente illeggibile, a due livelli: quello della sintassi, e quello dell’organizzazioni dei contenuti; per il primo, apro il libro a caso e cito:
“Ogni tanto, si racconta persino che nel suo petto - fosse nato o no con la membrana amniotica - battessero due cuori differenti. Associati a due anime distinte. Simili a quelle che si credeva albergassero nel corpo dei non lontanissimi sciamani. Ad alcuni dei quali, per dirla tutta, si attribuiva un analogo cannibalismo, energetico-spirituale, più che fisico in senso stretto. E’ solo una similitudine. Che - si previene l’obiezione - può non implicare origini comuni.”.
È tutto così, con queste frasette sospese che rendono la lettura faticosissima. Ma anche a livello più ampio, l’autore tende a saltare di palo in frasca, seguendo un flusso di pensieri tutto suo, molto disordinato, che lo rendono difficile da seguire. Con il proseguio della lettura ci si abitua un po’, o forse il prof si è dato una regolata. Che peccato, però, tutto questo ben di dio esposto così male.

Postato il 17/09/2024


I draghi dell'alba di primavera

di Margaret Weis

I draghi dell'alba di primavera Armenia,1985,390 pagine
Finita di rileggere la trilogia delle Cronache, il verdetto è che pur aspettandomi di non trovare un capolavoro, speravo comunque meglio. La dipendenza dalle avventure di D&D si sente abbastanza, anche se molte di esse sono state saggiamente lasciate fuori scena e solo raccontate per sommi capi. Mi è rimasta però l’impressione di una trama che non sta moltissimo in piedi (il percorso di Raistlin proprio non si capisce, e anche l’importanza di Berem mi è parsa piuttosto confusa, per non parlare di ‘sti dei che sono più o meno onnipotenti a seconda di come conviene alla trama), personaggi monolitici e senza sfumature che si comportano sempre su schemi predefiniti, o se hanno un cambiamento sono definiti unicamente dal fatto che sono cambiati (vale per gli elfi, soprattutto: Laurana e Gilthanas), e soprattutto la presenza continua di lezioncine morali. L’insistenza con cui ci dicono che Kitiara è malvagia e quindi sessualmente liberata è davvero imbarazzante, così come la “purezza” dell’amore di Goldmoon e Riverwind ripetuta spesso e proprio nauseante. Non si può però negare che alcune invenzioni continuino a funzionare (ad esempio le cittadelle volanti, Lord Soth, la città subacquea), e quello “Shirak” verso la fine un brividino lo dà sempre.
Mi è rimasto il ricordo che la trilogia successiva, quella dei Gemelli, fosse molto migliore. Avrò voglia di darle una chance?
Nota di biasimo alla pessima traduzione italiana (il terzo volume è peggio dei primi due).

Postato il 31/08/2024


1947

di Elisabeth Åsbrink

1947 Iperborea,2016,314 pagine
La tesi dell’autrice è che il 1947 è stato l’anno di svolta in cui si è formato il mondo del dopoguerra come l’abbiamo conosciuto, e in cui la seconda guerra mondiale finisce davvero. In una scansione cronologica mese per mese, si focalizza su alcuni avvenimenti principali nelle varie fasi (l’inizio della questione palestinese, l’emigrazione dei nazisti in sudamerica, la costituzione delle destre post-fasciste, la guerra fredda, la fine del colonialismo inglese, Orwell che scrive 1984, i viaggi di Simone de Beauvoir - chissà perché tutta questa attenzione a questo!) e poi parecchi minori a cui dedica paragrafi a volte isolati (l’invenzione del Kalashnikov, il primo “bug” dei computer, Primo Levi che pubblica “Se questo è un uomo”…). Il libro è ben scritto, ben documentato e si legge con piacere, ma ho trovato la tesi di base molto poco convincente, per non dire arbitraria. Si tratta quasi sempre di processi storici che erano iniziati prima e sono proseguiti dopo, tanto che spesso il libro si concede qualche narrazione in avanti nel tempo. Sono abbastanza sicuro che si potrebbe scrivere un libro simile per il 1946 e il 1948, magari dando focus su altri argomenti o altre aree del mondo. Ciononostante, ribadisco che è una piacevole lettura.

Postato il 27/08/2024


L'avvocata delle vertigini

di Piero Meldini

L'avvocata delle vertigini Adelphi,1994,123 pagine
Un libro che parte come un mistery agiografico a colpi di crittografia e di profezie perdute, ma che diventa un giallo in cui non si sa se la profezia sia la causa o l’effetto degli eventi, e che non risparmia deviazioni teologiche. Detto così, potrebbe sembrare un libro di Dan Brown, ma la differenza è che Piero Meldini è coltissimo, sa di cosa parla e si diverte un sacco a riversare la sua sapienza nell’argomento, e poi scrive benissimo. Il libro, poco più di 120 pagine, è una delizia da leggere anche solo per come è scritto. La parte più “gialla”, poi, ha ambientazione e personaggi che sembrano usciti da un libro di Sciascia: in un’anonima accaldata città di mare, omini sconfitti dalla vita e che si rifugiano nei libri, un prete colto che ai libri sa affiancare una vita energica, un giudice dalla straordinaria umanità, e un vescovo che rimane anonimo, il personaggio più inquieto e interessante.

Postato il 20/08/2024