Cos’è: Un’avventura a metà tra i vecchi Zelda 2D (per la visualizzazione) e i metroidvania (per le meccaniche). La cosa più curiosa è che parte dell’avventura è trovare il manuale del gioco stesso, scritto in una lingua incomprensibile ma che fornisce vari indizi.
Com’è: Ahimè, per quanto mi affascinasse l’idea del manuale in lingua sconosciuta, ho trovato Tunic troppo difficile e frustrante per uno che nei videogame cerca relax come me. Ho deciso, dopo averlo abbandonato brevemente, di terminarlo “barando” usando la modalità accessibilità che permette di essere invincibili, e anche con questo la parte esplorativa è molto sfidante e richiede ampio ricordo a guide online. Nonostante questi che per me sono difetti (per altri, evidentemente, no) mi è parso un gioco ben pensato con un’atmosfera molto affascinante e un sacco di belle idee. Peccato.
Cos’è Un curioso mix tra un gioco di macchine, con una vetusta visuale dall’alto e un’avventura con scelte a bivi, ambientata sulla via Aurelia.
Mi son divertito molto più di quanto mi aspettassi con questo Tomb Raider del 2013, ambientato negli anni giovanili di Lara in un’isola sperduta nel mar del Giappone. Rispetto ai Tomb Raider che ho giocato da ragazzo gli enigmi sono molto più facili, c’è più enfasi sul combattimento e l’azione, e ci sono persino alcuni elementi da RPG. La trama è un pochetto confusa, ma non ci si aspettava troppo da questo punto di vista, e nella seconda parte a un certo punto smette di introdurre nuovi elementi. Infine, si sente la mancanza di boss (ce ne sono solo due) Forse il gioco che più mi ha ricordato è Resident Evil 4.
Piccolo delizioso gioco indie che è in sostanza un cartone animato interattivo, vagamente un’avventura, ambientato in un quartiere popolare di una città inglese. C’è molta satira, ci sono diverse battute sottili, volendo si può anche giocarlo in dialetto (incomprensibile) e dura un tre ore. Difficile volere di più da un gioco simile.
Tutto sommato son rimasto deluso da questo remake. Cioè, dal punto di vista tecnico è un gioiello, si riesce a mantenere lo spirito della pixel art originale di Toriyama dando una sontuosità moderna, le musiche sono ottime e i piccoli quality of life lo rendono giocabile a un pubblico moderno. Il problema è proprio nel gioco in sè: da un JRPG ci si aspetta epica, bei personaggi memorabili, momenti drammatici e momenti comici. Qua c’è solo una serie di quest slegate con un vago obiettivo finale di “uccidere il megademone”, e il fatto che si possa comporre il party con personaggi creati da zero invece di incontrare gente riduce molto le possibilità di interazione e di narrativa. Avendo giocato molti DQ, so che è un incidente di percorso, però peccato.
Può sembrare strano che mi sia piaciuto un gioco che ho abbandonato verso la fine, ma la verità è che la fase finale è troppo difficile e non ho avuto più pazienza, ma l’evoluzione delle meccaniche e del motore di Baldur’s Gate è davvero apprezzabile, e anche se la trama è davvero cervellotica ci sono degli snodi molto interessanti.
Carino, dai…però diventa presto ripetitivo e non basta il gimmick dei vari personaggi a farmi avere voglia di finirlo. Chissà, magari prima o poi lo riprendo.
Delizioso classico Zelda 2d, con le tipiche meccaniche della serie, una trama risibile, il gimmick della miniaturizzazione come novità…ma una tale perfezione di game design che lascia sempre a bocca aperta. Come ho detto più volte: nessun gioco come gli Zelda ti fa sentire intelligente quando trovi la soluzione, e scemo quando non la trovi.
Seconda run con un’altra casa, mi ci son divertito parecchio, anche se forse avrei dovuto provare un livello più difficile (ma già così sono 44 ore!) e, verso la fine, il loop mensile è piuttosto noioso. Non credo farò la terza casa, ma chissà.
Provato mezzoretta. È proprio un naaaah.