Un blog fuori tempo massimo

Komada – A Whisky Family

di Masayuki Yoshihara (駒田蒸留所へようこそ, 2023)

Komada – A Whisky Family Poster

Il riassunto Kotaro visits Komada Distillery for a project on Japanese craft whisky. Led by young female president Rui, who took over the family business, the distillery works hard to reproduce its signature whisky, Koma, which they had to stop making years ago. However, not to mention financial backing, too many clues are missing to revive the once lost whisky. Imdb

Il commento Un anime sulla produzione di whisky, peraltro blended, è uno spunto non visto. Assai visto è invece il concetto di dedizione al lavoro, di famiglia (reale e lavorativa), di dare tutti se stessi per un obiettivo comune. Non è male però l’idea di metterci un osservatore esterno, un giornalista che non sa nulla di whisky e che impara, in modo da fare da filtro per lo spettatore. Nulla da segnalare lato tecnico.

Postato il 13/06/2023


Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo

di Demented Burrocacao

Italian Futuribili. Il pop nostrano che ci ha visto lungo 333 pagine
Conquistato dal nome dell’autore e dallo spunto, ho letto con curiosità questo libro che parla di come alcuni musicisti italiani tra gli anni ‘70 e ‘80 abbiano avuto una visione del futuro innovativa, sia dal punto di vista musicale che dei contenuti. Suona fico, vero?
Il risultato è altalenante: innanzitutto, l’autore (autrice? autori?) sceglie di parlare di dischi interi, non di brani. Il che è sensato, perché nel periodo il percorso musicale di un autore avveniva a unità di LP; tuttavia, limita la possibilità di ascolto, perché non sempre uno ha voglia di sentirsi un disco intero, ma vorrebbe solo avere un supporto per capire meglio di cosa si sta parlando. Quindi, alla fine, ho sentito solo i dischi che più mi ispiravano, con alcune scoperte interessanti. D’altronde, ho avuto la sensazione che si riconducessero allo spirito innovativo ricercato opere e autori che così rivoluzionari non sono, quasi per partito preso: Matia Bazar, Pierangelo Bertoli, Laura Luca, persino Albano & Romina. Infine, come è inevitabile nei libri che parlano di musica di nicchia, c’è un’overdose di name dropping, quasi a dimostrare che l’autore ne sa.
Il libro va bene se letto a piccole dosi (infatti ci ho messo oltre due mesi!), intervallandolo con ascolti per approfondire. Altrimenti, è piuttosto noioso.

Postato il 06/06/2023


Futura

di Alice Rohrwacher, Pietro Marcello, Francesco Munzi (Futura, 2021)

Futura Poster

Il riassunto A portrait of Italy observed through the eyes of teenagers who talk about the places they live in and imagine themselves, torn between the opportunities that surround them, the dream of what they want to become, the fear of failing, the trials they hope to overcome. Imdb

Il commento Forse imitando alcuni precedenti illustri, tre registi italiani intervistano giovani su e giù per l’Italia, facendo domande e ascoltando risposte. Ne viene fuori un campionario molto vario di facce, di idee, di sensazioni. Ci sono i ragazzi che di fronte alla camera si sforzano a dire cose profonde che non gli appartengono con un risultato tenero ma imbarazzante, quelli che semplicemente vogliono fare il calciatore o l’estetista, quelli che invece idee interessanti ne hanno, eccome, quelli che hanno le loro piccole passioni ma che sanno che non porteranno a nulla. Ovviamente, ma non mi aspettavo nulla di diverso, il sentimento per il futuro dominante è l’incertezza. Il film è stato girato tra il 2020 e il 2021, ma la pandemia non diventa il tema dominante: è citata, incorporata, ma per fortuna il film riesce a rimanere sui suoi binari. Mi ha però infastidito molto il fatto che i registi a un certo punto prendono la parola per un evento specifico: il G8 di Genova. Qui e solo qui si mettono a giudicare i ragazzi accusandoli, non troppo tra le righe, di aver dimenticato tutto troppo in fretta. Ed è un peccato, perché la mancanza di giudizio era il grande merito del film.

Postato il 04/06/2023


Il barone sanguinario

di Vladimir Pozner

Il barone sanguinario Adelphi,1937,320 pagine
Strana struttura, questo libro: inizia con l’autore che in prima persona decide di scrivere, quasi a caso, una biografia del barone Ungern, un misconosciuto condottiero in Mongolia, un reazionario che combatteva poco dopo la rivoluzione russa per la restaurazione della monarchia. I primi capitoli descrivono quindi il processo di ricerca delle fonti da parte dell’autore, che non trova quasi nulla, se non leggende, vaghe voci, ricordi dell’infanzia del protagonista (c’è un esilarante colloquio con un vecchio nobile che riconduce ogni discorso all’araldica). E poi, quando si raccoglie appena qualcosa di vagamente concreto, ma poca roba, cambia scenario e si racconta la storia del barone con un livello di dettaglio che ovviamente è incompatibile con le fonti rinvenute. Sembra quasi che l’autore ci voglia dire: io ci ho provato, ma alla fine questa non è una biografia, è un romanzo ispirato a eventi realmente accaduti.
E questa seconda parte è meno efficace della prima: si è catapultati in un mondo brutale, di guerra, sangue e crudeltà, con considerazioni geopolitiche poco note, tra cui l’influsso del Giappone negli affari asiatici, i rapporti tra Cina, Russa e Mongolia, il ruolo dei lama, ma con una trama che arranca pagina dopo pagina, senza troppa convinzione. Mi è rimasta la sensazione che quella scelta quasi casuale fatta da Pozner l’abbia scontentato e ci abbia messo poco impegno. Ed è un peccato, perché il contesto e i personaggi sono eccitanti.

Postato il 30/05/2023


L'uomo con la faccia in ombra

di Tito Faraci

L'uomo con la faccia in ombra Feltrinelli,224 pagine
Mezza autobiografia, mezzo manuale di scrittura di fumetti, questo libro di Tito Faraci non fa benissimo nessuna delle due. La parte autobiografica è piuttosto stringata, e anche se ben scritta e interessante, forse ci stava qualcosa di più, in particolare sui retroscena del mondo del fumetto italiano, che sono sempre spassosi. E il manuale è una pura introduzione. Faraci parla del proprio “metodo”, ma in realtà non se ne vede molto: è una serie di definizioni (quante pagine per le inquadrature!) e convenzioni, costellato di ottimi esempi (pregevole soprattutto la presentazione di sceneggiature reali di Zagor e Diabolik) e qua e là piccoli accorgimenti. Questi ultimi, che suggeriscono alcuni meccanismi della fruizione del fumetto, sono le chicche più interessanti: giusto per fare un esempio, il fatto che far camminare un personaggio in una vignetta da destra a sinistra suggerisce una camminata lenta, perché va “controcorrente”.
Mi è rimasta la sensazione di un libro gradevole ma che, forse per il target a cui è pensato, rimane troppo in superficie.

Postato il 09/05/2023


Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica

di Bert Hölldobler

Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica Adelphi,1994,350 pagine
Ho forse sbagliato a leggere prima “Le formiche tagliafoglie” degli stessi autori, che è focalizzato sulla comunità di formiche più sorprendente ed evoluta, quindi questo libro appare più “ordinario”: le cose pazzesche che fanno le formiche sono del tipo “sì, vabbè, attaccano in sciami coordinati, ma mica coltivano funghi”. E questo è un peccato, perché la quantità di informazioni interessanti è enorme, ma soprattutto raccontata con gusto, equilibrio e perizia.
Il rischio di libri simili è quello che chiamo l’“effetto Focus”, ovvero una annoverazione pigra e disordinata di curiosità, magari con tono roboante. Wilson e Hölldobler evitano questo effetto con una narrazione ordinata per temi, con chiara competenza scientifica e di metodo, un giusto livello di approfondimento che non ha paura dello sporadico tecnicismo da mirmicologi, e con l’occasionale vanagloria “understated” in cui parlano di loro in terza persona e si concedono addirittura un capitolo autobiografico in apertura. Dopo una vita passata a rivoltare pietre e farsi mordere dalle piccole guerriere, se lo possono permettere.

Postato il 05/04/2023


Il formidabile esercito svizzero. La Place de la Concorde Suisse

di John McPhee

Il formidabile esercito svizzero. La Place de la Concorde Suisse Adelphi,1983,173 pagine
Curioso e piacevole trattatello sull’esercito svizzero scritto da McPhee, famoso per il suo “Tennis”. Il libro parte dalla tesi che la Svizzera sia una fortezza imprendibile perché il suo esercito è numerosissimo, di leva, ottimamente addestrato e motivato, e la conformazione del territorio è sfruttata al meglio. L’autore segue e intervista alcuni soldati che stanno eseguendo il servizio periodico, e ne approfitta per penetrare non solo nel rapporto degli svizzeri con l’esercito, ma anche nel loro carattere e il rapporto col loro paese.
Solo che, silenziosamente, la tesi viene smontata, sia da presupposti teorici (l’esercito si focalizza nella difesa delle montagne, ma il nucleo economico e popoloso del paese, l’area pianeggiante tra Basilea e Ginevra, è indifendibile) che storici (si racconta di come, nonostante il mito della neutralità, nella II guerra mondiale se la siano vista davvero brutta, ci siano stati combattimenti e bombardamenti, c’erano piani di invasione da Hitler ma anche dagli alleati, e i funambolismi diplomatici sono andati a volte bene per il rotto della cuffia).
Il libro è del 1983, da allora molte cose potrebbero essere cambiate, ma secondo me non molto: ogni maschio svizzero ha ancora il suo fucile d’assalto in cantina, e ogni ponte e tunnel strategico è tuttora minato. E anche il carattere degli svizzeri, questo popolo buffo e con un’identità unica, penso proprio che sia rimasto immutato.

Postato il 08/03/2023


Napoli '44

di Norman Lewis

Napoli '44 Adelphi,1978,244 pagine
Un memoriale di un ufficiale inglese in stanza a Napoli tra il ‘43, dopo l’otto settembre, e il'44. Lewis traccia un ritratto molto vivo e interessante di una città mezza morta di fame, di malattie, di bombardamenti, eppure capace di mantenere il suo spirito più intimo. L’autore si sofferma spesso su alcune usanze che non stupiscono il lettore moderno (la superstizione e l’idolatria nei confronti dei santi, o, nelle campagne, le faide tra famiglie) e altre che invece sorprendono maggiormente (la diffusione delle prostituzione: una donna su tre campava così), ed è interessante vedere come il suo sguardo da inglese colto, all’inizio quasi disgustato, piano piano si ammorbidisca e capisca il modo di vivere partenopeo e anzi, si profonda in parole di affetto per questo popolo. Il libro è interessante per questo duplice aspetto: la vita a Napoli durante la guerra, e come questa città possa incantare un estraneo.

Postato il 13/02/2023


Faccio la mia cosa

di Frankie hi-nrg mc

Faccio la mia cosa Mondadori,234 pagine
“Faccio la mia cosa”, ovvero “come Francesco Di Gesù divenne Frankie HI-NRG mc”. Infatti l’autobiografia di Franchino Alta Energia Maestro di Cerimonie è focalizzata sulle sue origini, e termina con la pubblicazione del suo primo successo “Fight da faida”. Frankie (credo sia lui, non è tipo da chiedere un ghost writer) scrive benino, e la vita di un qualunque ragazzino alle prese con trasferimenti di famiglia, scuola, amici, passioni tecnologiche e soprattutto musicali è resa scorrevole e interessante. Traspare soprattutto l’enorme amore e rispetto che l’autore ha per i genitori, tanto che il finale del libro, che ha una piccola coda su cosa successe dopo a loro, l’ho trovato addirittura commovente.
Ma non solo Francesco: il libro narra in parallelo la nascita e l’evoluzione della musica e della cultura hip hop, a partire dal concetto di break, dalla nascita dei dj e degli mc, i precursori, i pilastri, gli innovatori del genere, le tecnologie a supporto. Una marea di informazioni interessanti, tanto più che il libro è corredato di una serie di QR-code che conducono a video Youtube che a volte sono relativi a quanto spiegato nel libro, a volte forniscono solo il mood del periodo di cui sta parlando. Cito uno dei primi, in cui in due pagine viene sviscerata una canzone di James Brown, ed è veramente un piacere leggere e ascoltare contemporaneamente.
Mi permetto però di dire che questo meccanismo multimediale è molto migliorabile. I video Youtube sono pieni di pubblicità, cosa che mi ha generato un sacco di fastidio, e diversi link risultano rotti o senza diritti di visualizzazione. Siccome il QR-code punta al sito di Frankie che poi fa redirect, questa cosa potrebbe essere risolta con un minimo di manutenzione.

Postato il 03/02/2023


Works

di Vitaliano Trevisan

Works Einaudi,2016,704 pagine
L’autobiografia lavorativa di Trevisan, dai tardi anni settanta ai primi duemila, racconta moltissimo dell’Italia in questo periodo, ma soprattutto della realtà del nord-est della piccola e media impresa. La regolarità del lavoro nero, la trascuratezza delle misure di sicurezza, l’alcolismo, il razzismo, i “padroni” schiavisti o imbecilli, la corruzione della pubblica amministrazione, l’ingerenza della politica, ce ne è proprio per tutti. Eppure, non è un trattato sociologico/politoco, è solo la storia di uno che queste cosa se le è vissute sulla propria pelle, e per questo sono molto vive. Non che l’autore sia un santo, anzi, a me è rimasta una profonda antipatia per l’io narrante, per la sua arroganza, vanità e autoindulgenza (di cui, secondo me, non si rende conto), ma questo poco conta.
L’autocompiacimento di Trevisan si vede anche nella sua scrittura, fatta di periodi lunghi e nervosi, con grandi incisi, divagazioni, punteggiatura a più non posso. Viene paragonato a una scrittura jazz, mi pare sensato. É raro che uno scrittore si possa permettere di imitare Proust, ma Trevisan in effetti padroneggia questo stile: ciononostante, pur riconoscendone le abilità tecniche, non è di mio gusto.

Postato il 03/01/2023