Un blog fuori tempo massimo

Il barone sanguinario

di Vladimir Pozner

Il barone sanguinario Adelphi,1937,320 pagine
Strana struttura, questo libro: inizia con l’autore che in prima persona decide di scrivere, quasi a caso, una biografia del barone Ungern, un misconosciuto condottiero in Mongolia, un reazionario che combatteva poco dopo la rivoluzione russa per la restaurazione della monarchia. I primi capitoli descrivono quindi il processo di ricerca delle fonti da parte dell’autore, che non trova quasi nulla, se non leggende, vaghe voci, ricordi dell’infanzia del protagonista (c’è un esilarante colloquio con un vecchio nobile che riconduce ogni discorso all’araldica). E poi, quando si raccoglie appena qualcosa di vagamente concreto, ma poca roba, cambia scenario e si racconta la storia del barone con un livello di dettaglio che ovviamente è incompatibile con le fonti rinvenute. Sembra quasi che l’autore ci voglia dire: io ci ho provato, ma alla fine questa non è una biografia, è un romanzo ispirato a eventi realmente accaduti.
E questa seconda parte è meno efficace della prima: si è catapultati in un mondo brutale, di guerra, sangue e crudeltà, con considerazioni geopolitiche poco note, tra cui l’influsso del Giappone negli affari asiatici, i rapporti tra Cina, Russa e Mongolia, il ruolo dei lama, ma con una trama che arranca pagina dopo pagina, senza troppa convinzione. Mi è rimasta la sensazione che quella scelta quasi casuale fatta da Pozner l’abbia scontentato e ci abbia messo poco impegno. Ed è un peccato, perché il contesto e i personaggi sono eccitanti.

Postato il 30/05/2023


L'uomo con la faccia in ombra

di Tito Faraci

L'uomo con la faccia in ombra Feltrinelli,224 pagine
Mezza autobiografia, mezzo manuale di scrittura di fumetti, questo libro di Tito Faraci non fa benissimo nessuna delle due. La parte autobiografica è piuttosto stringata, e anche se ben scritta e interessante, forse ci stava qualcosa di più, in particolare sui retroscena del mondo del fumetto italiano, che sono sempre spassosi. E il manuale è una pura introduzione. Faraci parla del proprio “metodo”, ma in realtà non se ne vede molto: è una serie di definizioni (quante pagine per le inquadrature!) e convenzioni, costellato di ottimi esempi (pregevole soprattutto la presentazione di sceneggiature reali di Zagor e Diabolik) e qua e là piccoli accorgimenti. Questi ultimi, che suggeriscono alcuni meccanismi della fruizione del fumetto, sono le chicche più interessanti: giusto per fare un esempio, il fatto che far camminare un personaggio in una vignetta da destra a sinistra suggerisce una camminata lenta, perché va “controcorrente”.
Mi è rimasta la sensazione di un libro gradevole ma che, forse per il target a cui è pensato, rimane troppo in superficie.

Postato il 09/05/2023


Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica

di Bert Hölldobler

Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica Adelphi,1994,350 pagine
Ho forse sbagliato a leggere prima “Le formiche tagliafoglie” degli stessi autori, che è focalizzato sulla comunità di formiche più sorprendente ed evoluta, quindi questo libro appare più “ordinario”: le cose pazzesche che fanno le formiche sono del tipo “sì, vabbè, attaccano in sciami coordinati, ma mica coltivano funghi”. E questo è un peccato, perché la quantità di informazioni interessanti è enorme, ma soprattutto raccontata con gusto, equilibrio e perizia.
Il rischio di libri simili è quello che chiamo l’“effetto Focus”, ovvero una annoverazione pigra e disordinata di curiosità, magari con tono roboante. Wilson e Hölldobler evitano questo effetto con una narrazione ordinata per temi, con chiara competenza scientifica e di metodo, un giusto livello di approfondimento che non ha paura dello sporadico tecnicismo da mirmicologi, e con l’occasionale vanagloria “understated” in cui parlano di loro in terza persona e si concedono addirittura un capitolo autobiografico in apertura. Dopo una vita passata a rivoltare pietre e farsi mordere dalle piccole guerriere, se lo possono permettere.

Postato il 05/04/2023


Il formidabile esercito svizzero. La Place de la Concorde Suisse

di John McPhee

Il formidabile esercito svizzero. La Place de la Concorde Suisse Adelphi,1983,173 pagine
Curioso e piacevole trattatello sull’esercito svizzero scritto da McPhee, famoso per il suo “Tennis”. Il libro parte dalla tesi che la Svizzera sia una fortezza imprendibile perché il suo esercito è numerosissimo, di leva, ottimamente addestrato e motivato, e la conformazione del territorio è sfruttata al meglio. L’autore segue e intervista alcuni soldati che stanno eseguendo il servizio periodico, e ne approfitta per penetrare non solo nel rapporto degli svizzeri con l’esercito, ma anche nel loro carattere e il rapporto col loro paese.
Solo che, silenziosamente, la tesi viene smontata, sia da presupposti teorici (l’esercito si focalizza nella difesa delle montagne, ma il nucleo economico e popoloso del paese, l’area pianeggiante tra Basilea e Ginevra, è indifendibile) che storici (si racconta di come, nonostante il mito della neutralità, nella II guerra mondiale se la siano vista davvero brutta, ci siano stati combattimenti e bombardamenti, c’erano piani di invasione da Hitler ma anche dagli alleati, e i funambolismi diplomatici sono andati a volte bene per il rotto della cuffia).
Il libro è del 1983, da allora molte cose potrebbero essere cambiate, ma secondo me non molto: ogni maschio svizzero ha ancora il suo fucile d’assalto in cantina, e ogni ponte e tunnel strategico è tuttora minato. E anche il carattere degli svizzeri, questo popolo buffo e con un’identità unica, penso proprio che sia rimasto immutato.

Postato il 08/03/2023


Napoli '44

di Norman Lewis

Napoli '44 Adelphi,1978,244 pagine
Un memoriale di un ufficiale inglese in stanza a Napoli tra il ‘43, dopo l’otto settembre, e il'44. Lewis traccia un ritratto molto vivo e interessante di una città mezza morta di fame, di malattie, di bombardamenti, eppure capace di mantenere il suo spirito più intimo. L’autore si sofferma spesso su alcune usanze che non stupiscono il lettore moderno (la superstizione e l’idolatria nei confronti dei santi, o, nelle campagne, le faide tra famiglie) e altre che invece sorprendono maggiormente (la diffusione delle prostituzione: una donna su tre campava così), ed è interessante vedere come il suo sguardo da inglese colto, all’inizio quasi disgustato, piano piano si ammorbidisca e capisca il modo di vivere partenopeo e anzi, si profonda in parole di affetto per questo popolo. Il libro è interessante per questo duplice aspetto: la vita a Napoli durante la guerra, e come questa città possa incantare un estraneo.

Postato il 13/02/2023


Faccio la mia cosa

di Frankie hi-nrg mc

Faccio la mia cosa Mondadori,234 pagine
“Faccio la mia cosa”, ovvero “come Francesco Di Gesù divenne Frankie HI-NRG mc”. Infatti l’autobiografia di Franchino Alta Energia Maestro di Cerimonie è focalizzata sulle sue origini, e termina con la pubblicazione del suo primo successo “Fight da faida”. Frankie (credo sia lui, non è tipo da chiedere un ghost writer) scrive benino, e la vita di un qualunque ragazzino alle prese con trasferimenti di famiglia, scuola, amici, passioni tecnologiche e soprattutto musicali è resa scorrevole e interessante. Traspare soprattutto l’enorme amore e rispetto che l’autore ha per i genitori, tanto che il finale del libro, che ha una piccola coda su cosa successe dopo a loro, l’ho trovato addirittura commovente.
Ma non solo Francesco: il libro narra in parallelo la nascita e l’evoluzione della musica e della cultura hip hop, a partire dal concetto di break, dalla nascita dei dj e degli mc, i precursori, i pilastri, gli innovatori del genere, le tecnologie a supporto. Una marea di informazioni interessanti, tanto più che il libro è corredato di una serie di QR-code che conducono a video Youtube che a volte sono relativi a quanto spiegato nel libro, a volte forniscono solo il mood del periodo di cui sta parlando. Cito uno dei primi, in cui in due pagine viene sviscerata una canzone di James Brown, ed è veramente un piacere leggere e ascoltare contemporaneamente.
Mi permetto però di dire che questo meccanismo multimediale è molto migliorabile. I video Youtube sono pieni di pubblicità, cosa che mi ha generato un sacco di fastidio, e diversi link risultano rotti o senza diritti di visualizzazione. Siccome il QR-code punta al sito di Frankie che poi fa redirect, questa cosa potrebbe essere risolta con un minimo di manutenzione.

Postato il 03/02/2023


Works

di Vitaliano Trevisan

Works Einaudi,2016,704 pagine
L’autobiografia lavorativa di Trevisan, dai tardi anni settanta ai primi duemila, racconta moltissimo dell’Italia in questo periodo, ma soprattutto della realtà del nord-est della piccola e media impresa. La regolarità del lavoro nero, la trascuratezza delle misure di sicurezza, l’alcolismo, il razzismo, i “padroni” schiavisti o imbecilli, la corruzione della pubblica amministrazione, l’ingerenza della politica, ce ne è proprio per tutti. Eppure, non è un trattato sociologico/politoco, è solo la storia di uno che queste cosa se le è vissute sulla propria pelle, e per questo sono molto vive. Non che l’autore sia un santo, anzi, a me è rimasta una profonda antipatia per l’io narrante, per la sua arroganza, vanità e autoindulgenza (di cui, secondo me, non si rende conto), ma questo poco conta.
L’autocompiacimento di Trevisan si vede anche nella sua scrittura, fatta di periodi lunghi e nervosi, con grandi incisi, divagazioni, punteggiatura a più non posso. Viene paragonato a una scrittura jazz, mi pare sensato. É raro che uno scrittore si possa permettere di imitare Proust, ma Trevisan in effetti padroneggia questo stile: ciononostante, pur riconoscendone le abilità tecniche, non è di mio gusto.

Postato il 03/01/2023


Odio il cinema italiano: 7 ragioni per sostenerlo con successo in ogni conversazione

di Gabriele Niola

Odio il cinema italiano: 7 ragioni per sostenerlo con successo in ogni conversazione (Bietti Fotogrammi) (Italian Edition) Bietti,79 pagine
Il libricino, quasi un pampleth, di Niola è un atto di odio verso il cinema italiano che nasce dall’amore per esso: dalle sue potenzialità, la qualità che sa esprimere quando vuole, la sua storia e la sua visione. Ma quello su cui si focalizza qua è la sua decadenza negli ultimi vent’anni attraverso la sua pigrizia, l’autoreferenzialità, la piaga del “cinema d’autore” come genere, l’incapacità di parlare al pubblico. L’analisi è lucida, spietata, ben documentata da numerosi esempi. Va detto che il libro, pur essendo del 2020, è leggermente datato per gli ultimi sviluppi che ci son stati, nel bene e nel male, nel rapporto con le piattaforme.
Si legge in un’oretta, se amate il cinema vi arrabbierete un sacco, e con ragione.

Postato il 22/12/2022


Deserto di ghiaccio. La storia dell'esplorazione artica

di Fergus Fleming

Deserto di ghiaccio. La storia dell'esplorazione artica Carocci,2001,446 pagine
Solo dopo l’acquisto ho scoperto che questo libro è dell’autore de “I ragazzi di Barrow” che tanto mi aveva divertito l’anno scorso, e ne è una sorta di seguito. Dopo l’epopea degli inglesi alla caccia del passaggio a Nord Ovest, ora si guarda verso il Polo Nord, ma non è più un’esclusiva dei britannici: ora si mettono in mezzo americani, norvegesi, tedeschi, russi e…italiani!
Non diversamente dal libro precedente di Fleming, il racconto dell’epopea della caccia al Polo Nord è raccontata con leggerezza e un tocco di ironia. Ma se quest’ironia in precedenza era spietata nei confronti degli esploratori imbecilli che muoiono come mosche, in questo caso è più leggera e anche velata di ammirazione quando la prospettiva cambia, finiscono le grandi spedizioni con centinaia di uomini e inizia l’“epoca degli eroi”, gente che con pochi uomini percorre migliaia di km in slitta: tra cui Peary, Amundsen e financo un Savoia (!).
Il libro per me è stato piacevolissimo, ma mi rendo conto che può essere noiosetto leggere di una spedizione dietro l’altra, di scorbuto, iceberg, cani da slitta e inverni artici. Ma se ne avete il minimo interesse, è proprio un libro delizioso.

Postato il 25/11/2022


California. La fine del sogno

di Francesco Costa

California. La fine del sogno Mondadori,2022,204 pagine
I saggi di Costa sull’America sono interessanti perché portano alla luce alcuni aspetti che da noi, nonostante tutto il bombardamento di informazione, non hanno ancora conquistato i media. E quindi, questa fuga dalla California, la voglia di andar via dal ricchissimo stato roccaforte dei democratici con un’economia fiorente, colpisce non poco. Costa analizza le motivazioni (di base, spoiler, un mercato immobiliare fuori controllo, ma non solo) e le conseguenze, su tutte la quantità spaventosa di senzatetto, senza risparmiare analisi politiche non sempre condivisibili al 100%, ma comunque ben argomentate.
Quello che secondo me colpisce di più è in parte la sensazione che qualcosa del genere possa accadere anche altrove, magari in piccolo (perchè si sa, in America devono sempre fare le cose in grande, anche quando falliscono), e la morale, per quanto banale, che se c’è di mezzo l’egoismo umano, qualunque luogo può diventare un postaccio da cui scappare.

Postato il 20/10/2022