“I fiji de…” porta un nome assolutamente inspiegabile, anche se consideriamo che è stato mantenuto dalla precedente gestione. Il richiamo a una trattoria romana non ha nulla a che vedere con un ristorante che fa cucina da ristorante, non da trattoria.
La location è splendida: nella parte più alta dietro della frazione Moglio ad Alassio, vanta una vista sul mare e sulle colline davvero meravigliosa, che non stanca anche chi ci è abituato. Abbiamo avuto la fortuna di trovare una bella giornata invernale e abbiamo pranzato all’aperto sotto un piacevole sole dicembrino. Qua, per quanto mi riguarda, finisce il buono del ristorante. Da vegetariano, nel menu ci sono solo le trofie al pesto, che mi faccio a casa quando voglio. Mi hanno concesso di cambiare i ravioli di verdura col sugo di polpo con un burro e salvia. I ravioli erano fatti in casa e molto buoni, ma ho pur sempre mangiato ravioli burro e salvia in un ristorante un po’ pretenzioso. I commensali se la son cavata meglio con un polpo con verdure, ravioli di carne e un coniglio chiamato “alla ligure” che però mi è parso qualcosa di diverso, a partire dal fatto che è stato servito disossato e su un letto di purè. Era stato anche diviso un fritto di mare che era corretto. Insomma, non mi è parso che ci fossero punti esclamativi di gioia sulla testa della gente. Il dolce che ho preso, spacciato per “cassata” era un semifreddo al pistacchio con uno strano retrogusto che ho rifilato ai commensali. C’era anche una crema di mascarpone con pesche sciroppate e amaretti e l’immancabile tiramisù.
Ho da ridire anche sul servizio, piuttosto lento e con qualche errore (mancavano i bicchieri per l’acqua nel tavolo, e quando ho chiesto che vini rossi al bicchiere rossi ci fossero mi è stato detto che non ce n’erano, salvo poi vederne girare). I prezzi sono leggermente più bassi dei ristoranti analoghi nel centro di Alassio ma mi è rimasta la sensazione che non ne valga la pena. Anche se è a 100 metri da casa mia.
Libro divulgativo su vari aspetti della matematica e della fisica, sembra voler seguire la regola d’oro che prevede che ogni formula nel libro è un tot di lettori in meno (si concede solo E=mc² e qualcosa nelle appendici). Questo funziona fino a un certo punto, perché Launay si inoltra anche in argomenti piuttosto complessi, tra cui frattali e geometrie non euclidee, fino alla relatività generale, e trovo che la trattazione, che parte da esperienze quotidiane, alla fine rischi di risultare poco chiara.
Porto come esempio la legge di Benford, trattata nel primo capitolo, che è un argomento curiosissimo e palpabile (in breve:se prendete qualunque set di dati, vedrete che i numeri che iniziano per 1 sono molti di più delle altre cifre, che hanno frequenza sempre minore man mano che crescono). Ebbene, probabilmente per la paura di inoltrarsi troppo nei tecnicismi, a un certo punto si dice che le cifre hanno una frequenza costante ma dal punto di vista logaritmico, non lineare. Ma non si spiega perché, rimane come una sorta di “magia”.
In un po’ tutti i capitoli arriva il momento in cui si fa un atto di fede e si prende per buono quello che dice, ma il capitolo sui frattali probabilmente è il migliore, giacchè parte da una domanda insidiosa: quanto è un lungo un confine?
In sostanza, un libro di matematica molto divulgativo, ben scritto e anche ben illustrato. Ma se volete capire le cose anche senza essere matematici, ci sono altri libri che sono meno pavidi.
Il riassunto
A retelling of the classic Dickens tale of Ebenezer Scrooge, miser extraordinaire. He is held accountable for his dastardly ways during night-time visitations by the Ghosts of Christmas Past, Present and Future.
Cos’è Piccolo delizioso gioco indie che è in sostanza un cartone animato interattivo, vagamente un’avventura, ambientato in un quartiere popolare di una città inglese. C’è molta satira, ci sono diverse battute sottili, volendo si può anche giocarlo in dialetto (incomprensibile) e dura un tre ore.
Cos’è Remake moderno di un classicone dei JRPG, con grafica moderna e qualche ritocco per rendere l’esperienza meno trumatica.