Sette Città,2024,610 pagine
Partiamo dal titolo: il senso che vuol dare autore alla parola “terrorista” è quello etimologico, ovvero “che incute terrore”, ma declinandola in senso ampio con “musica che scuote, che rompe con il passato, che “spettina”, che non lascia indifferenti”. Vi siete persi? Eh, diciamocelo: che idea del cazzo!
Ed è un peccato, perché complessivamente è un ottimo libro, ben documentato, completo, appassionato, scritto con un piglio più giornalistico che letterario, che si confà al tema. E non è una delle solite fottute storie in ordine cronologico!La prima parte (i cinque capitoli H, E, A, V, Y) è migliore della seconda (lascio come esercizio indovinare i titoli di essa), e tratta argomenti in generale trasversali al metal: ad esempio i concetti di appartenenza al mondo metal, la misoginia, la politica, il satanismo. Ogni capitolo parla dell’argomento, citando interviste e dichiarazioni e traendo esempi dalle opere. In particolare, poi, ogni tanto prende un album particolarmente significativo e lo analizza in dettaglio, canzone per canzone.
Nella seconda gli argomenti generali iniziano un po’ a mancare, e si concentra sui dischi, divisi in macroargomenti: dischi “tangenti” al metal, dischi di gente morta (!), dischi dal vivo etc. e, a come accennavo, questa parte è meno brillante e a tratti un po’ noiosetta. Guglielmi ha i suoi gusti, molto ampi e generalmente condivisibili, va detto, ma a volte leggere cinque pagine su un disco di cui non sai niente e che non ti ispira per nulla è un po’ scocciante. Ciò che però non scema mai è la passione dell’autore, a tratti visibilmente estasiato, commosso o esaltato da ciò che parla.
Ovviamente questo non è un libro per tutti. Un lettore musicalmente ignorante del genere e molto curioso imparerà moltissimo, non si dà nulla per scontato, ma non credo che il libro sia stato pensato per lui. Invece, chi è metallaro dentro o fuori in qualsiasi modo, si divertirà come non mai con questa lettura.
Settembre nero è una coming of age molto brusca di un ragazzino di dodici anni, che nell’arco di poco tempo, nell’estate in Versilia del 1972, scopre l’amore e il male. Veronesi se la prende davvero con molta calma, costruendo lentamente l’idillio del protagonista, concedendosi diverse digressioni e entrando in dettagli a volte esagerati, tanto che a un certo punto l’io narrante ammette che per molti particolari ha fatto delle ricerche perché non era sensato ricordarsi qual è il distacco di un ciclista su un altro in una gara. Forse, se non era sensato ricordarlo, non ha senso neanche comunicarlo al lettore, però. E forse è parimenti eccessivo e frettoloso l’accavallarsi degli eventi negativi quando iniziano a succedere: in pratica, accade tutto nelle ultime 40 pagine sulle trecento del libro.
L’autore scrive bene, e le prime pagine mi avevano molto preso, anche perché mi ero riconosciuto in alcuni tic del protagonista (come penso avranno fatto in tanti), ma prima l’eccesso di languore e poi l’eccesso di fretta alla fine mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Non è un brutto libro, ma è stato il mio primo Veronesi e probabilmente l’ultimo.
Il riassunto
A mother and her two daughters move to Taipei to open a noodle stand at a vibrant night market, but family secrets and tradition test their fresh start.
Il riassunto
A retelling of the classic Dickens tale of Ebenezer Scrooge, miser extraordinaire. He is held accountable for his dastardly ways during night-time visitations by the Ghosts of Christmas Past, Present and Future.