Einaudi,1866,332 pagine
Per qualche strana ragione, la più celebre storia di fantasmi di Dickens, il “Canto di Natale”, qui non c’è. La cosa è doppiamente strana perché non è una raccolta di racconti pensata da Dickens, ma un’antologia creata dal curatore, che comprende addirittura brani dal “Circolo Pickwick”. Ma a parte questo, ciò che mi ha maggiormente colpito è la varietà di registri usati da Dickens nelle sue storie di fantasmi. Anche se il nucleo narrativo è quello noto delle storie di fantasmi (castelli, ville scricchiolanti, nebbioline, apparizioni, rumori misteriosi, antenati, sogni premonitori, condannati a morte etc.) Dickens si diletta a giocare con personaggi scettici, spiritisti, coraggiosi e vigliacchi con scene che percorrono le sfumature dal gradguignolesco all’intimista, con qualche punta di ironia qua e là ma sempre con rispetto. Ovviamente al lettore moderno è difficile che venga procurato qualche brivido, ma la lettura è sempre interessante, anche se qualche racconto è, oggettivamente, scritto in tutta fretta e con poca cura.
Il volume è completato da un’appendice con “Padri, precursori e teorici” con brani di altri autori a tema. L’ho sinceramente trovato poco interessante, con l’eccezione di un approfondimento sulla famosa estate ginevrina della famiglia Shelley, Byron e altri amici.
Postato il 13/09/2023